VIVERE IN ARMONIA CON IL CIELO
di Richard Pellard


Ad eccezione di qualche masochista, la cui unica ossessione sembra essere quella di soffrire a tutti i costi, ciascuno di noi aspira alla felicità, all’ equlibrio, all’ armonia.

Il problema  è che noi non conosciamo bene il significato di queste incantevoli parole e delle emozioni ad esse correlate. La felicità è un’idea vaga, confusa, indefinibile: può essere un guscio vuoto e illusorio o un uovo pieno di promesse.

Comunque vadano le cose, con noi stessi, con il nostro prossimo, nelle nostre relazioni professionali, continuiamo a vivere in armonia, in un mondo libero da tensioni, da conflitti e da preoccupazioni.

La facoltà di essere felici è innata, astrologicamente programmata? La felicità si conquista?

 

    La felicità è una grande definizione

Da quando l’ umanità è diventata capace d’interrogarsi su stessa – cioè più o meno da quando si è scoperta l’ astrologia, la scrittura e la filosofia in Mesopotamia- ella ha cercato di di comprendere e definire il come e il perché dei grandi sentimenti umani. Al primo posto fra questi figura il binomio felicità-infelicità. In pratica niente sembra più facile che distinguere uno stato di felicità da uno stato d’infelicità: il primo è coscientemente o incoscientemente definito, come se noi sapessimo molto bene cosa rappresenta. Il secondo è pù vago e incerto.

Che cos’ è la felicità? Gli stessi filosofi non sono d’ accordo nelle definizioni che le sono state date.

Emmanuel Kant (1724-1804) ritiene che la felicità sia la « soddisfazione di tutte le nostre inclinazioni ». Questa soddisfazione dovrebbe così essere la realizzazione totale e simultanea di tutti i nostri desideri. Ma dopo aver annunciato questo teorema esemplare, il moralista Kant non può esimersi dall’ aggiungere immediatamente una severa restrizione: solo un comportamento virtuoso conduce alla felicità. Ora, un tale comportamento, ci obbliga evidentemente a censurare i desideri immorali che fanno parte delle nostre inclinazioni. Se la virtù è la condizione per essere felici, essa impedisce comunque la soddisfazione dei desideri e tale condizione genera le frustazioni che rendono impossibile una felicità totale. La felicità secondo Kant non esiste.

Per Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) « E’ inutile andare lontano alla ricerca della felicità quando si trascura di coltivarla in se stessi, perché essa viene dall’ esterno, ma allo stesso modo non può essere apprezzata se non trova un animo pronto ad accoglierla… ». In altre parole, se il mondo esterno semina granelli di felicità nel nostro giardino, bisogna tuttavia essere in grado di coltivarli. Quante persone, che hanno apparentemente tutto « per essere felici » passano il loro tempo a piagnucolare, a complicarsi la vita e ad imprecare contro la cattiva sorte ? Al contrario, cosa più rara e altrettanto vera , noi tutti abbiamo incontrato individui che , malgrado le difficili circostanze in cui si sono trovati, hanno conservato intatta la loro predisposizione verso la felicità.

Il concetto di felicità di Anna de Noailles (1876-1933) è più sobrio e rassegnato « Gli infelici impediscono che la felicità si compia ».

Friedrich Hegel (1770-1831) è d’accordo con lei : nella sua concezione tragica della storia dell’ umanità, dove le guerre e le catastrofi naturali si succedono quasi continuamente nel corso dei secoli e dei millenni, chi vuol essere felice non può far altro che rassegnarsi a vivere furtivamente ed egoisticamente nelle « pagine bianche della storia » lontano dalle brutture e dalla ferocia degli altri. Per vivere una felicità hegeliana spegnete radio e televisione, rinunciate a leggere i giornali, fate in modo di trovarvi in un angolo riparato dalla follia degli Uomini e, come Zadig ( personaggio di Voltaire) coltivate il vostro giardino .  « Per vivere felici, vivamo nascosti », come dice il proverbio…

I folosofi più scettici pensano infine che la felicità non esista, che non sia che un’ illusione, una speranza vana e infantile che ci nasconde la tragica assurdità delle nostre misere esistenze venute dal  nulla e destinate a tornare nel nulla.

Scacciate questi cattivi pensieri quando vivete un  momento di felicità, quando nasce un bambino desiderato, o quando, durante il cammino, voi vi avvolgete calorosamente nella natura amica: questo momento felice esiste e , benchè sia solo una parentesi, ha il sapore dell’ eternità.

 

    FELICITA’ TERRENA O CELESTE

Filosofi o no, ciascuno di noi ha la sua nozione di felicità. Schematicamente si possono distinguere i seguaci della felicità terrena e quella della felicità celeste. Nella prima categoria, a cui appartengono individui più ragionevoli e meno avventurosi, la felicità consiste nella sicurezza materiale, affettiva e intelletuale in un quadro di vita soddisfacente : una casa accogliente fornita di una buona cantina, una coppia unita e innamorata, dei bei figli intelligenti, una buona situazione professionale ed economica.  Altri identificano la felicità nell’ accumulare ricchezze e simboli esteriori : essere felici significa  per loro avere i mezzi per ottenere tutto ciò che il denaro più comprare.

Coloro che aspiarano alla felicità celeste sono invece diversi : fra di loro troviamo persone che sono felici quando navigano fra le astrazioni esoteriche o matematiche ; troviamo i mistici, per i quali la felicità si raggiunge attraverso la fusione col divino ; vi troviamo gli artisti e i poeti che fremono di beatitudine davanti ad una sinfonia di Beethoven, un quadro di Van Gogh, una poesia di d’Arthur Rimbaud – quest’ultimo riteneva d’altronde che la felicità è una « fatalità » tanto crudele quanto lontana, tanto lontana.

Ci si rende infelici nell’ inseguire senza tregua una felicità che ci sfugge sempre… Sicuramente qualche volta si può provare la felicità terrena e celeste : è possibile curare i misteri dell’ astrologia bevendo del buon vino, godere le gioie della famiglia componendo un concerto per violoncello, riposarsi in un giardino fiorito sognando un’ umanità utopica. Al contrario, per chi identifica la felicità unicamente con la ricchezza materiale, è impossibile provare una felicità celeste.

 

     Il  FUTURO DEL PARADISO PERDUTO

Sono poche le persone che possono affermare spontaneamente "io sono felice" ed anche coloro che ci riescono, non ci arrivano generalmente senza aggiungere: "Ma…"

La felicità senza ombre né nuvole sembra essere destinata ad una casta privilegiata.

Quando si incontra uno di questi rari casi, si è assaliti da un dubbio: "Ma come fa? E’ davvero così felice come sembra o lo pretende soltanto?".

 "La felicità è sempre per domani" canta il tenero Pierre Perret. E nello stesso tempo la felicità ha un profumo di paradiso perduto : quello dell’ incoscienza felice del feto protetto nel ventre della mamma, di un bambino piccolo che sorride agli angeli, in simbiosi con colei che lo ha dato alla luce.

D’ altronde tutte le grandi religioni veicolano il mito di uno stato di betitudine primordiale : prima di essere catapultati nell’ esistenza terrena e nelle sue tribolazioni caotiche, l’ umanità era felice, avvolta da un velo divino, come nel grembo di una madre celeste. La felicità è paradossale : è nello stesso tempo una nostalgia e una speranza…una speranza nostalgica ? Noi aspiriamo ad una felicità che fu e che fugge. La felicità è sempre altrove, prima o dopo : si vorrebbe lasciare il luogo in cui ci si trova per per un’ isola ai tropici, ritrovare il paradiso perduto dell’ infanzia, per giungere infine ad uno stato di profonda soddisfazione e assoluta completezza, in cui tutti i nostri desideri siano soddisfatti.
E pertanto, quando assaporiamo istanti di autentica felicità, è sempre qui e ora, nell’azzardo di un incontro furtivo, di uno stato d’animo imprevisto, in un « angolo di natura dove canta un fiume che riflette in modo pazzesco sulle erbe i suoi raggi d’argento" (Rimbaud).

 

    L’ ASTROLOGIA E LA FELICITA’

L’ astrologia è un cammino verso la felicità ? Certamente no, risponde l’ astrologo Johannes Kepler : « il cielo non regala all’ uomo le sue abitudini, la sua storia, la sua felicità, i suoi figli, la ricchezza, la moglie,  ma ne fornisce le condizioni ».

Lo studio del tema di un individuo non vi dirà mai se egli felice o infelice, ma a quale genere di felicità o infelicità è esposto, tenuto contro fra l’altro della sua educazione, del suo stato sociale, del paese e dell’ epoca storica nella quale si svolge la sua esistenza. Ogni individuo ha il metodo a lui adatto per vivere bene o male il suo tema.

L’ astrologia classica attribuisce ad ogni pianeta una certa propensione alla felicità.

Secondo Tolomeo (100-170) il Sole, Giove e Venere erano considerati « benefici » dominando le persone che hanno un temperamento felice o suscettibile di esserlo. Al contrario Marte e Saturno venivano considerati « malefici » , così come la Luna e Mercurio erano ritenuti « neutri » : essi diventavano « benefici » se si trovavano in relazione con pianeti « benefici » , e « malefici » nel caso inverso. Secondo Keplero ( che rifiutava questa distinzione) , Sole, Mercurio, Venere e Giove erano « benefici » .

I pianeti scoperti recentemente al di là dell’ orbita di Saturno ( Urano, Nettuno e Plutone) vengono considerati piuttosto « malefici » ( essendo Urano comunque il più benefico) dagli astrologi contemporanei che fanno i loro benefici prendendosi gioco degli gli uccelli del malaugurio. Gli aspetti planetari sono anch’ essi classificati in « benefici » ( sestile, trigono, congiunzioni che ricevono una maggioranza di aspetti favorevoli)  e « malefici » (quadrato, opposizione, congiunzioni che riceve una maggioranza di aspetti sfavorevoli).

Quanto ai segni zodiacali, alcuni di loro, secondo la tradizione astrologica, non sono in sé né benefici né malefici : tutto dipende dai pianeti che vi si trovano e e dagli influssi che ricevono. Non affidatevi in assoluto al vostro tema natale per sapere se siete votati automaticamente e indiscutibilmente alla felicità o all’ infelicità : non è tutto così semplice. Si può nascere sotto un quadrato Marte-Saturno e vivere un’ esistenza relativamente serena, oppure si può nascere sotto un trigono Venere-Giove ed avere un’esistenza piuttosto complicata. Tutto dipende in parte dal tipo di vita che si conduce, dalle circostanze favorevoli o sfavorevoli,  e in parte dall’ attitudine individuale di trovare la propria felicità o infelicità, quali che siano le situazioni e le circostanze.

 

    "Benefici" della rappresentazione, "malefici" della Trascendenza

Tutti i pianeti benefici della tradizione ( Sole, Venere, Giove) hanno nel loro sistema R.E.T. un punto comune : queste funzioni planetarie escludono la trascendenza, ovvero la complessità, l’ oscurità, l’ invisibile. Al contrario, i pianeti tradizionalmente considerati "malefici" (Marte, Saturno) escludono la Rappresentazione, cioè la semplicità, la chiarezza, l’ evidenza. Lo stesso è per Nettuno e Plutone. Mercurio e Urano, che fanno vai-e-vieni tra Rappresentazione e Trascendenza, hanno una funzione ambigua che li rende più difficilmente classificabili in "benefici" o "malefici".

E’ quindi evidente che la Rappresentazione è considerata come "benefica", l’Esistenza e la Trascendenza come "malefiche", il che significa che è più facile trovare la felicità nella semplicità delle immagini e dell’ apparenza (Rappresentazione) che nelle esperienze problematiche del vivere ( Esistenza) o nell’ oscura complessità delle realtà invisibili (Trascendenza).

La persona gaudente, sensuale e piena di certezze ( Sole-Giove-Venere) offre una migliore immagine di felicità a differenza del realista scettico e inquieto ( Marte –Saturno) o di chi trascorre la vita come se fosse una notte popolate da di incubi ( Nettuno-Plutone).

Ma c’è un’immagine di Epinal: un individuo nato sotto un dominio Marte-Saturno può trovare la serenità e quel genere di equilibrio che nasce dal confronto con la dura realtà, mentre  un altro individuo dominato da Nettuno-Platone può trovarla accostandosi ai misteri ignorati dalla maggior parte delle persone. Al contrario, con una dominante Sole-Venere-Giove, si può essere molto, ma molto infelici se nessuno vi ammira, vi ama e non riconosce alcun merito a quello che voi fate.

 

La vera felicità è la saggezza di essere se stessi

Immaginate una persona dal carattere vivo, allegro, spontaneo, rilassato, che ha ricevuto fin dai primi giorni di vita un’ educazione volta a comportarsi in maniera prudente, compassata, disciplinata,  priva di ogni fantasia. Se egli non rimette in discussione questa educazione contraria alla sua natura, non potrà mai essere felice, qualunque cosa faccia, nemmeno se beneficia delle migliori circostanze; e questo per una ragione molto semplice: questo individuo non è se stesso. Egli rifugge la sua natura profonda.

Immaginate ora un altro individuo dal temperamento serio, volenteroso, preciso, che non sopporta di essere così e invidia quelli che sanno divertirsi, che sanno fare a meno di programmare tutto e di essere precisi: egli non potrà mai essere felice, nemmeno se è miliardario e incontra il grande amore: egli è geloso degli altri, il che significa in fondo che non accetta di essere ciò che veramente è. Rifiutare la propria natura e non accettare di essere ciò che si è sono i due dei mezzi più sicuri ed efficaci per costruire l’ infelicità. Certamente non è sempre facile essere pienamente se stessi e osare di manifestare tutte le sfaccettature della nostra personalità. Bisogna avere coraggio e tenacia per prendere coscienza delle deformazioni dovute all’ educazione ricevuta e provare a liberarsene per essere veramente se stessi o per smettere di invidiare gli altri.

L’ astrologia può essere un aiuto inestimabile in questo caso, se è praticata da persone competenti: essa può indicarvi ciò che potreste essere, se avete dimenticato o trascurato voi stessi temendo la disapprovazione degli altri.

Il primo passo verso una possibile felicità è quello di sapere come funziona e dirsi: " io sono questo e non un altro e non ho intenzione di cambiare per piacervi". Ma se vi affidate ad un astrologo ignorante egli si limiterà a proporvi una nuova immagine "astrologica" di voi stessi, che tuttavia sarà falsa quanto quella nella quale vi identificavate prima d’incontrarlo. Invece di pensare " io sono così perché sono i miei genitori che l’hanno voluto" vi direte " Mi sto comportando come un Capricorno con ascendente Bilancia, dopo che il mio astrologo mi ha detto che è quella la mia vera cosmica". Cosa avete guadagnato se non siete ancora voi stessi? Essere se stessi è un lungo cammino, quello di tutta una vita. Non impedisce gli istanti fuggitivi di felicità, ma nessuna felicità reale è immaginabile senza una preparazione spirituale.

 

    Accettare le proprie contraddizioni

Eccetto rare eccezioni, tutti gli individui sono pieni di contraddizioni. Per esempio mentre una parte di me aspira a dimenticare tutto e adagiarsi in un bagno di schiuma, un’ altra parte sogna l’ affermazione professionale, una terza aspira a vivere esperienze travolgenti, una quarta a prendere tempo e riflettere sul senso profondo della vita. Poichè è quasi impossibile fare fronte a tutte e quattro queste attività, siamo obbligati a scegliere di eliminarne qualcuna, rimandarne un’altra, o riproporre successivamente ciò che non si è mai fatto per negligenza  o per mancanza di tempo. Questa situazione genera conflitti, rimorsi, frustrazioni, rinunce e aspirazioni insoddisfatte.

In un tema astrologico sono gli aspetti che, in relazione ai pianeti e ai segni dello zodiaco, illustrano le tendenze contradditorie della nostra personalità.

Conoscerle significa imparare a riconoscerle, accettarle meglio e sopportarle.

I momenti di felicità sono allora anche momenti benedetti nei quali si integra una parte della nostra personalità che noi prima abbiamo ignorato o nascosto, nei quali si dica: " Ah, è così, io sono così, questo mi spetta e nessuno potrà mai togliermelo o potrà rimproverarmelo. Dal punto di vista astrologico, la felicità è relativa, discontinua, cangiante. Se per esempio io sono nato sotto un quadrato di Venere in Gemelli con Saturno in Vergine ed ho deciso, coscientemente o incoscientemente, che la mia unica sorgente di felicità consiste nella soddisfazione immediata e capricciosa dei miei desideri instabili (Venere-Gemelli) rifiutando i piaceri della solitudine riflessiva e difensiva ( Saturno-Vergine), rischio di essere molto infelice se tutt’a un tratto le circostanze m’impongono la solitudine, privandomi del sostegno degli affetti e della possibilità di soddisfare ogni mio desiderio.

Al contrario, se conosco ed ho imparato ad alternare periodi di seduzione sensuale ( Venere) e periodi d’isolamento meditativo (Saturno) , potrò gioire ugualmente di ambedue queste sorgenti di felicità, per quanto contradditorie siano. E’ meglio prevenire che curare.

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