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Le rune sono in tutto ventiquattro, suddivise in tre "aett" ( o gruppi) di otto rune ciascuno. Ogni aett  fa riferimento ad una divinità del pantheon nordico: nell'ordine Freya, Heimdall e Tyr.

 

 Freya fu considerata una divinità molto importante. Connessa alla stirpe dei Vani fu dunque legata alla terra, alla fertilità e ai raccolti.

Sorella gemella del dio Freyr, le fu attribuito il potere dell'estasi, della magia e quello di lanciare incantesimi. Poteva assumere vari aspetti: di una colomba o di una donna matura a cavalcioni di un cinghiale o alla guida di un carro trainato da due gatti.
Era a capo delle Valchirie, pertanto è tradizionalmente associata sia al significato della morte che alla sessualità. La sua aett si compone delle rune del futhark antico chiamate fehu, uruz, thurisaz, ansuz, raido, kenaz, gebo e wunjo. La loro valenza fonetica è, rispettivamente f, u, th, a, r, k, g, w.

 Il dio Heimdall è legato alla stirpe degli Asi e detiene le sorti delle battaglie, i poteri della luce e dell'arcobaleno. Fu chiamato "figlio dell'onda" giacché, secondo alcuni racconti norreni sarebbe nato da nove onde del mare.

La sua aett si compone di rune chiamate halgaz, naudiz, isa, jera, eihwaz, perth, algiz e sowulo.Valore fonetico: h, n, i, y oppure j, ei, p, z oppure r se in posizione finale, s.

 

 

Tyr, uno degli Asi, è conosciuto anche con l'appellativo di "padre del cielo".

Rappresenta la giustizia e la lealtà, la conciliazione e la difesa. Presiedeva alla legge, ai contratti e alle questioni giudiziarie. Averlo alleato in battaglia avrebbe significato vittoria certa.

Secondo un racconto dell'Edda avrebbe sacrificato un suo braccio per legare il lupo Fenrir.

La sua aett è composta da tewaz, berkana, ehwaz, mannaz, laguz, ingwaz, dagaz e othilaz.I loro valori fonetici sono rispettivamente t, b, e, m, l, ng, d, o. 

L'alfabeto "futhark anglosassone" è detto anche "futhorc".

Oltre alla diversa forma e nome di alcune tra le prime ventiquattro rune, questo alfabeto presenta sette rune in più di quello "antico", delle quali peraltro non è noto il significato anche solo parziale.

futhorc

Le rune - accanto al loro nome abbiamo posto, in parentesi, la rispettiva valenza fonetica - del futhorc sono nell'ordine: feoh (f), ur (u), thorn (th anglosassone), os (o), rad (r), cen (c dolce), giefu (g), winn (w), hagol (h), nyd (n), is (i), gear(j), eoh (i aspirata, tagliata), peorth (p),  eahl (x), sigel (s), tir (t), beorc (b), eh (e), mann (m), lagu (l), ing (ng), daeg (d), ethel (ae, e latina), ac (a), aesc (a aspirata, tagliata), yr (y), ear (ea anglosassone), gar (g).

Le ultime due rune hanno grafica e fonetica incerta, ma sembra che si possano accostare al suono della kappa.

Il "futhark giovane" fu usato soltanto nelle regioni scandinave a partire dal IX secolo.

In quest'alfabeto alcune rune furono abbandonate, altre modificate forse per rispondere alle esigenze di una lingua in mutamento. Ebbe due varianti, la danese e la svedo-norvegese, quest'ultima detta " a rami corti", ma la distinzione geografica è fuorviante, giacché le varianti non furono limitate alle suddette aeree, ed esistono alcuni esempi d'iscrizioni che evidenziano una loro compenetrazione grafica.

Alcuni runologhi ritengono che il futhark svedo-norvegese sia stato la versione corsiva del danese e che fosse usato quotidianamente, inciso su bastoncini di frassino, per scopi pratici al di fuori delle convenzioni culturali mitico-religiose.

Il fatto che gran parte dell'antica storia dell'Ungheria fosse stata scritta con caratteri runici, in questo caso chiamati "rovàs", ha indotto gli studiosi a ritenere che sia esistito un alfabeto runico particolare detto, appunto ungherese.

La maggior parte di preziose documentazioni che ne avrebbero attestate le origini e le modalità d'espressione, andarono distrutte nel corso dell'opera d'evangelizzazione cristiana delle popolazioni magiare avvenuta a partire dall'anno Mille.

Uno dei loro massimi sovrani, Stefano di Gèza, elevato poi agli onori degli altari, ordinò che ogni testimonianza del culto pagano presente nei suoi territori fosse sistematicamente distrutta.

Solamente quattro secoli dopo, sotto l'impulso e l'impegno conoscitivo di re Matthias Hunyas, in Ungheria si verificò un considerevole fermento culturale che condusse, tra le altre situazioni positive, alla riscoperta dell'antico alfabeto runico ungherese.

Grazie a quest'opera di riscoperta possiamo ora conoscerne l'esistenza e definirne i contorni, quantunque essi siano molto approssimativi e affatto definiti.

Ritrovamenti d'iscrizioni in runico ungherese sono stati frequenti anche in Transilvania, in Bulgaria e nei territori dell'antica Pannonia.

Nel 1961 furono ritrovati in un antico monastero della Bielorussia alcuni documenti considerati autentici, stilati dal notabile romano Prisco Setone, attestanti che presso le popolazioni unne gli scribi utilizzassero l'alfabeto runico invece dell'usuale latino.


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