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La letteratura norrena si basò in gran parte su un alfabeto, o per meglio dire su un sistema di scrittura, nel quale particolari segni grafici, chiamati "rune", non solo rivestivano un valore fonetico e d'identificazione linguistica, ma soprattutto ebbero la valenza di uno strumento d'elevazione spirituale, magico e divinatorio connesso intimamente al corpus mitologico.

Una mitologia che divenne sostrato delle tradizioni e dei culti religiosi delle popolazioni d'influenza norrena.

Secondo una leggenda, riportata nell'antico poema islandese "Havamàl", le rune - termine che in lingua norrena ha il significato di "mistero", di "segreto" - furono scoperte e usate originariamente dal dio Wothan, divinità che così parla nel testo:

" … io so che restai

appeso ad un albero sferzato dal vento/

per nove notti intere/

ferito da una lancia e consacrato a Wothan/

offerto da me stesso a me stesso/

i più sapienti non sanno dove nascono/

le radici di quell'albero antico/

non mi confortarono con il pane/

e non mi porsero il corno per bere/

guardai verso il basso/

e afferrai le rune gridando le afferrai/

caddi dall'albero/

appresi nove canti di potere/

dal figlio mio famoso Baldur padre di Bestla/

ed ebbi un sorso di prezioso idromele/

misto con il magico Oedrerir/

poi diventai dotto e sapiente/

crebbi e prosperai/

parola da parola/ mi diedero parole/

azione da azione/ mi diedero azioni …"

 

Le rune ebbero una diffusione enorme in tutta l'Europa settentrionale e furono utilizzate anche dalle tribù germaniche e dai popoli anglosassoni ed irlandesi.

In Norvegia e in Svezia, per fini divinatori, erano ancora in uso nell'Ottocento .

Oggi si assiste ad un loro forte interesse in Europa e in quasi tutti i paesi anglofili.

Gli alfabeti runici, tipici della cultura norrena, sono definiti con il termine "futhark", una parola composta dalle prime lettere runiche dell'alfabeto più antico "futhark".

Del futhark esistono tre versioni principali: l'antico (o germanico), composto di ventiquattro segni, l'anglosassone (o "futhorc") di trentuno e lo scandinavo (o "il giovane") di soli sedici caratteri e in due versioni, la danese e la svedo-norvegese.

Esiste anche un altro sistema runico poco conosciuto, il cosiddetto "ungherese".

Ad ogni segno runico è associato un valore fonetico e loro caratteristica comune è l'assenza di un grafismo curvo od orizzontale.
Le prime iscrizioni runiche conosciute sono su pietra.

Risalgono all'incirca al III secolo, sono di carattere religioso, contengono preghiere e voti. Di steli runiche antichissime ne esistono oltre duemila in Svezia, circa duecento in Norvegia e un centinaio tra la Danimarca e le isole britanniche.

Su tutti questi reperti campeggia una monumentale iscrizione runica conservata in Islanda. Essa è' composta da ottocento segni e riporta racconti della mitologia norrena.

I termini con cui s'identificano le rune del "futhark antico" sono in realtà una ricostruzione effettuata da glottologi e runologi di ciò che dovevano essere nella lingua degli antichissimi  abitatori dell'Europa.

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