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"So che esiste un frassino chiamato Yggdrasill.

un alto albero bagnato di bianca brina;

di là derivano le rugiade che cadono nelle valli,

e sempre verde sta presso la fonte di Urdh"
 


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Yggdrasil . l'Albero della Creazione

 

L'albero è uno dei grandi miti della nostra cultura.

E' simbolo di vita e di conoscenza, di sacrificio e di redenzione ed ha sempre avuto il potere di "grande risvegliatore", di raccoglitore di tutte le energie latenti e di traformarle in forze spirituali.

Dalla notte dei tempi, attraverso i poemi, i testi scritti, i dipinti e le sculture, tutte le civiltà arcaiche venerano un albero accordandogli un ruolo principale nel loro immaginario.

Gli Egizi avevano una particolare venerazione per il fico, i Fenici per la palma, i popoli del nord Europa per il frassino Yggrdrasil, chiamato Irminsul dai Germani.

Albero cosmico e della vita yggdrasil rappresenta l'asse dell'universo e ci appare come l'immagine stessa delle forze genesiche. Abitato da presenze magiche dispensatrici di favori, l'albero ci appare in tutta la sua maestosità: è l'albero che, secondo la leggenda, unisce il nadir e lo zenith. La sua cima tocca i cieli e le sue tre radici, pilastri del mondo, comunicano con il centro della terra, il regno dei morti, e danno origine alle sorgenti e ai fiumi, mentre il seprente Niogghr, arrotolato alla sua fase di nascita dopo un cataclisma infernale all'uomo e alla donna che sono all'origine del mondo.
 

La fonte più ricca e più genuina sulla cosmologia e sulla filosofia quotidiana degli antichi popoli scandinavi è la letteratura islandese del XII e del XIII secolo.

Quando i Vichinghi d'Islanda cominciarono a mettere per iscritto le saghe che per secoli avevano tramandato soltanto oralmente, i monaci cristiani iniziarono a riscrivere e interpretare le storie norrene adattandole all'esigenza di celebrare i sovrani della Scandinavia convertiti alla nuova religione.

Si deve a questi trascrittori, sui quali campeggia la figura di Snorri Sturluson, l'aver tramandato molte opere letterarie che altrimenti sarebbero andate perdute.

Tuttavia la letteratura norrena aveva già trovato una propria sublimazione con racconti compositi che illustravano la mitica creazione dell'universo attraverso un linguaggio in rime o in prosa puerile ed oscuro, a volte discordante se non veniva filtrato attraverso il significato dei simboli, ma che costituirono l'ossatura delle credenze soprannaturali - e per certi versi della religione - degli antichi popoli di cultura norrena.

Nel loro insieme tali leggende si possono riassumere in un'unica trama narrativa sintetizzabile nel modo seguente.

Il ghiaccio proveniente da Nifleheimr e il fuoco proveniente da Musplellheimr si fusero insieme nel grande abisso di Ginnungagap generando la vita.

I primi due esseri nati erano Ymir il gigante di brina, e Audhumla la vacca-madre ancestrale. Questa leccò la rugiada salata che copriva le pietre e generò Buri, il primo dio, che sposò la gigantessa Bestla.

Questa partorì tre figli: Odino (Wothan) che rappresentava lo spirito, Vili e Ve' simboli rispettivamente della volontà e della santità. In altri racconti, invece, i fratelli di Odino sarebbero stati Loki e Hoenir lo Splendente.

I fratelli lottarono contro i giganti della brina e uccisero Ymir. Con i brandelli del suo corpo gli dèi crearono i nove mondi, sostenuti dal frassino cosmico Yggdrasill.

Nel livello più alto dell'albero c'era Asgardhr, il regno degli dèi guerrieri Asi, e il Walhalla dove gli eroi caduti in battaglia e scelti dalle Valchirie potevano accedere passando attraverso il ponte dell'arcobaleno Bifroest.

Gli eroi combattevano di giorno e banchettavano di notte in attesa del “ragnaroek”, la battaglia finale tra gli dèi e i giganti.

Nel primo livello c'era anche il Vanheimr, il regno degli dèi della fertilità i Vani, che dopo essere stati sconfitti in battaglia dagli Asi si unirono a loro.

Al secondo livello il mondo principale era la “terra di mezzo” Midhgardhr abitata dagli uomini, circondata da un vasto oceano e dal “serpente del mondo”. Insieme agli uomini abitavano i giganti, in una regione montuosa chiamata Joetunheimr.

Nel terzo livello c'era il Niflheimr, il tetro regno dei morti, governato dalla dea Hel, che abitava un'omonima città.

Il frassino Yggdrasill, pilastro ed asse della creazione, costituiva l'asse dei nove mondi nordici ed aveva tre radici, una delle quali affondava in Asgardhr.

Sotto questa prima radice vi era la fonte custodita dalle tre Norne, le divinità del destino che nutrivano l'albero cosmico con l'acqua della fontana.

La prima Norna Urdhr, rappresentava il passato che, secondo le credenze prettamente vichinghe, influiva non solo sul presente e sul futuro di un uomo, ma anche dei suoi discendenti.

La seconda Norna Verdhandhi, rappresentava il presente, il filo della vita, il cammino percorso e da percorrere, mentre la terza Norna Skuld rappresentava il futuro, ma anche la fine del processo vitale

La seconda radice dell'albero giungeva fino al regno dei giganti. Sotto di lei vi era il pozzo Mimir con la sua “acqua della sapienza”.

La terza radice scendeva nel regno dei morti, ed era continuamente rosa dai morsi del serpente Nidhoggr e dei suoi fratelli.

Secondo i “miti della creazione” il genere umano sarebbe stato creato da Odino insieme ai suoi due fratelli.

Gli dèi avrebbero usato un frassino e un olmo sradicati per creare il primo uomo e la prima donna, Askr ed Embla.

Odino avrebbe dato loro l'alito vitale, Vili li dotò d'intelligenza e di un cuore amorevole, mentre Ve' diede loro i cinque sensi ponendoli nella “terra di mezzo”.

Entrambi diedero in seguito inizio alle generazioni.

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