HOME

 

 

 

Forum

E-Mail

Blog

 

Rune

Sciamanesimo

Enigma

Seme del Dio

Libri

 letteratura norrena

 

Pag.  1 

 2 

3

 4 

 5 

 6 

 7 

 

Con tale denominazione è indicato all'unanimità non solo il complesso dei contenuti religiosi e mitologici dei popoli scandinavi, ma soprattutto le forme letterarie - e le loro più disparate implicazioni - norvegesi e islandesi del periodo compreso tra il VII e il XIV secolo.

Si può dire che questa letteratura fosse basata su un idioma e su una scrittura omonima, il norreno, usato dagli antichissimi  popoli scandinavi particolarmente in Islanda e in Norvegia.

Le forme letterarie norrene compresero principalmente i cosiddetti "carmi scaldici" di contenuto epico, composti da poeti - gli "scaldi", appunto - su soggetto o ispirazioni del tutto personali, ricolme di linguaggi fioritissimi, d'eufemismi e d'anacoluti, e le "saghe". Generalmente queste ultime si basarono su un numero eccezionale di tradizioni orali di contenuto mitologico, e conseguentemente religioso, che gli aedi unificavano in una trama comune e che componevano in rima oppure in prosa.

Nel XVII secolo furono ritrovati a Copenaghen, contenuti nel corpus del cosiddetto "codex regius", una sorta d'elencazione dei diritti e dei doveri degli antichi sovrani scandinavi, alcuni componimenti in lingua norrena elaborati da un capo venerabile islandese, Snorri Sturluson, o Sturlsson, (1178-1214) vissuto nel dodicesimo secolo, denominati "Edda" nel loro complesso e considerata alla stregua di una vera e propria bibbia dei Vichinghi.

 

 Sturluson, uno dei personaggi più importanti degli ultimi tempi dell'indipendenza del suo paese, fu anche poeta e storiografo.

Fu autore di una monumentale opera storica detta "Heimskringla", nella quale furono riportate le vicende dei reami norvegesi fino al 1177. Anche se l'opera di Sturluson contiene riferimenti e racconti il più delle volte leggendari, difficilmente distinguibili dal reale svolgimento dei fatti e delle situazioni, il testo risulta importantissimo per l'evidenziazione degli usi, dei costumi e della vita sociale e religiosa delle antiche popolazioni normanne della Scandinavia, che altrimenti non avrebbero potuto essere raccolte e tramandate.
L'"Edda" non fu opera di Sturluson. Egli si limitò a riportare in prosa (Edda prosastica) versi frammentari in precedenza composti in rime (Edda poetica) attribuiti a tale Saemund, una figura mitica d'aedo, probabilmente mai esistito, paragonabile all'Omero dei Greci.

 

 Delle due versioni dell'Edda esistono alcune traduzioni in Italia.

Della prima versione poetica è stato pubblicato un "Canzoniere eddico" dalle edizioni Garzanti nel 1952 a cura di Pierluigi Scarmigli, e un "Edda, carmi norreni" per i tipi delle Sansoni nel 1951 con traduzione, introduzione e commento di Carlo Alberto Mastrelli.
Circa l'Edda di Snorri Sturluson, invece, è stata curata da Giorgio Dolfini per le edizioni Adelphi un "Edda" nel 1975, e per le edizioni Rusconi un "Edda di Snorri" tradotto e introdotto da Gianna Chiesa Isnardi nel 1977. 

 

Un altro caposaldo della letteratura norrena fu costituito dalla cosiddetta "saga dei Volsunghi", d'autore anonimo e risalente presumibilmente al secolo XI. Opera epica scritta in prosa, la saga racconta le gesta dell'eroe norvegese Sigurd (o Sikurt), conosciuto in seguito nella letteratura mitologica germanica con il nome di Siegfrid.

 


<< Indietro

 Avanti >>


Pag. 1

2

3

4

5

6

7