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Con tale denominazione è
indicato all'unanimità non
solo il complesso dei contenuti religiosi
e mitologici dei popoli scandinavi,
ma soprattutto le forme letterarie
- e le loro più disparate
implicazioni - norvegesi e islandesi
del periodo compreso tra il VII e
il XIV secolo.
Si può dire che questa
letteratura fosse basata su un idioma
e su una scrittura omonima, il norreno,
usato dagli antichissimi popoli
scandinavi particolarmente in Islanda
e in Norvegia.
Le forme letterarie norrene compresero
principalmente i cosiddetti "carmi
scaldici" di contenuto epico,
composti da poeti - gli "scaldi",
appunto - su soggetto o ispirazioni
del tutto personali, ricolme di linguaggi
fioritissimi, d'eufemismi e d'anacoluti,
e le "saghe". Generalmente
queste ultime si basarono su un numero
eccezionale di tradizioni orali di
contenuto mitologico, e conseguentemente
religioso, che gli aedi unificavano
in una trama comune e che componevano
in rima oppure in prosa.

Nel XVII secolo furono ritrovati
a Copenaghen, contenuti nel corpus
del cosiddetto "codex regius",
una sorta d'elencazione dei diritti
e dei doveri degli antichi sovrani
scandinavi, alcuni componimenti in
lingua norrena elaborati da un capo
venerabile islandese, Snorri Sturluson,
o Sturlsson, (1178-1214) vissuto
nel dodicesimo secolo, denominati
"Edda" nel loro complesso
e considerata alla stregua di una
vera e propria bibbia dei Vichinghi.
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Sturluson,
uno dei personaggi più
importanti degli ultimi tempi
dell'indipendenza del suo paese,
fu anche poeta e storiografo.
Fu autore di una monumentale
opera storica detta "Heimskringla",
nella quale furono riportate le
vicende dei reami norvegesi fino
al 1177. Anche se l'opera di Sturluson
contiene riferimenti e racconti
il più delle volte leggendari,
difficilmente distinguibili dal
reale svolgimento dei fatti e
delle situazioni, il testo risulta
importantissimo per l'evidenziazione
degli usi, dei costumi e della
vita sociale e religiosa delle
antiche popolazioni normanne della
Scandinavia, che altrimenti non
avrebbero potuto essere raccolte
e tramandate. L'"Edda"
non fu opera di Sturluson. Egli
si limitò a riportare in
prosa (Edda prosastica) versi
frammentari in precedenza composti
in rime (Edda poetica) attribuiti
a tale Saemund, una figura mitica
d'aedo, probabilmente mai esistito,
paragonabile all'Omero dei Greci.
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Delle due versioni dell'Edda
esistono alcune traduzioni in
Italia.
Della prima versione poetica
è stato pubblicato un "Canzoniere
eddico" dalle edizioni Garzanti
nel 1952 a cura di Pierluigi Scarmigli,
e un "Edda, carmi norreni"
per i tipi delle Sansoni nel 1951
con traduzione, introduzione e
commento di Carlo Alberto Mastrelli. Circa
l'Edda di Snorri Sturluson, invece,
è stata curata da Giorgio
Dolfini per le edizioni Adelphi
un "Edda" nel 1975,
e per le edizioni Rusconi un "Edda
di Snorri" tradotto e introdotto
da Gianna Chiesa Isnardi nel 1977.
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Un altro caposaldo della letteratura
norrena fu costituito dalla cosiddetta
"saga
dei Volsunghi", d'autore
anonimo e risalente presumibilmente
al secolo XI. Opera epica scritta
in prosa, la saga racconta le
gesta dell'eroe norvegese Sigurd
(o Sikurt), conosciuto in seguito
nella letteratura mitologica germanica
con il nome di Siegfrid.
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