L’AFFARE DI RENNES LE CHATEAU
 IL TESORO DI BERENGER SAUNIERE

 

Parte prima

rennes le chateau

A partire dai primi anni '50 la Francia iniziò ad essere invasa da una fitta serie di pubblicazioni che riguardavano in particolar modo il caso di Rennes-le-Chateau e la relazione esistente, in termini presunti o reali, dei fatti accaduti con il Priorato di Sion. In mezzo a questa confusione d’informazioni, tuttavia divenne interessante una compilazione di scritti di varia natura e di genealogie dal titolo "Dossiers Segreti", depositata da una persona rimasta misteriosa alla Biblioteca Nazionale di Parigi nel 1964.
Il presunto autore sarebbe stato tale Henri Lobineau, pseudonimo di Leo Schidlof, storico e antiquario austriaco vissuto in Svizzera, nel cantone dei Grigioni, fino al 1966. 

Il testo risultò prezioso poiché riportava esplicitamente i nomi dei personaggi che si sarebbero avvicendati alla guida del Priorato di Sion. Poco tempo dopo la deposizione, apparve a Parigi una pubblicazione che screditava l'antiquario come autore dei dossiers, e che attribuiva il lavoro al conte Henri de Lénoncourt. Il fatto assunse le dimensioni tragiche di un giallo: il corriere che avrebbe dovuto trasportare in treno una borsa piena di documenti da Ginevra a Parigi fu ritrovato morto decapitato sui binari nei pressi di Melun.
Le indagini della Surétè stabilirono che l'uomo sarebbe stato ucciso, gettato dai vagoni in corsa e depredato della borsa e della valigia con le quali viaggiava. Non ci fu modo di sapere di più.

Una sorte tragica capitò anche ai presunti autori del libello dal titolo "Le serpent rouge", tali Pierre Feugére, Gaston de Koeker e Louis de Saint-Maxent, ritrovati impiccati in luoghi e in giorni differenti nel 1967, subito dopo la pubblicazione del loro lavoro. Anche in questa circostanza gli investigatori stabilirono che si fosse trattato di omicidi.
Il loro testo era costituito da una genealogia della stirpe merovingia, da due carte dei territori francesi dell'ottavo secolo e da una pianta bene articolata del seminario di Saint Sulpice di Parigi. Inoltre vi erano scritte tredici strofe corrispondenti ognuna ad un segno zodiacale. Il tredicesimo segno, chiamato Serpentario", fu inserito tra lo Scorpione e il Sagittario.
Le tredici strofe sembravano rappresentare un itinerario iniziatico e allegorico attraverso un serpente rosso che si sarebbe snodato nei secoli. Un serpente come aforisma esplicito della stirpe di Cristo.

la maddalena - maria di magdala

Nel luglio del 1885 il curato Bérenger Saunière subentrò all'anziano abate Antoine Bigou nella cura delle anime di un paese della Linguadoca, Rennes-le-Chateau e alcuni anni più tardi intraprese il restauro della cadente chiesa parrocchiale dedicata al culto di santa Maddalena fin dal 1057.
Nel corso dei lavori sarebbero state ritrovate quattro pergamene, conservate in astucci di legno sigillati e nascoste dentro una colonna dell'altare. Due di queste avrebbero contenuto alberi genealogici d’antiche famiglie del luogo. Una sarebbe risalita al 1244, l'altra al 1644.
Le rimanenti pergamene sarebbero state compilate dopo la seconda metà del XIX secolo dallo stesso predecessore di Saunière.

Sta di fatto che negli anni successivi al presunto ritrovamento il tenore di vita del curato cambiò radicalmente. Saunière cominciò a viaggiare e a tenere una mole considerevole di corrispondenza e  contatti culturali con i più accreditati esoteristi dell'epoca. 
Queste due pergamene avrebbero contenuto messaggi occultati in codice che, decifrati avrebbero fornito la dicitura: "Pastora, nessuna tentazione che Poussin, Teniers, hanno la chiave. Pace 681. Per la croce e per questo cavallo di Dio io anniento questo demone guardiano a sud. Mele azzurre".

BERENGER SAUNIERE

Uno scritto davvero oscuro per l'interpretazione, decifrazione che invece risultò essere più chiara nel testo dell'altra pergamena: "A Dagoberto II e a Sion appartiene questo tesoro, egli è là morto".
Fece ristrutturare il camposanto del luogo, fece  costruire una torre dedicata alla Maddalena e una ricca casa di campagna, villa Bethania, dove non abitò mai. Ultimò anche il restauro della chiesa parrocchiale, nella quale fece apporre particolari decorativi dall’apparenza decisamente bizzarri.
Soprattutto Saunière dimostrò una prodigalità che non avrebbe potuto permettersi, tanta e tale da fare insorgere forti sospetti di simonia nella curia vescovile di Carcassonne. Per precauzione fu sospeso dai sacri uffici. Saunière si appellò direttamente al Vaticano, fu scagionato dalle accuse e fu reintegrato nelle funzioni sacerdotali.
Il facoltoso curato di Rennes-le-Chateau morì per un attacco cardiaco il 22 gennaio del 1917, portando con se il segreto dell'acquisizione di tanta ricchezza.

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L'importanza del caso non fu tanto nel fatto che Saunière fosse venuto in possesso di ricchezze conseguentemente a degli ipotetici ritrovamenti di preziosi, quanto nell’esistenza delle due pergamene che avrebbero comprovato non solo l'esistenza del Priorato di Sion, ma anche che i territori della Linguadoca - zone dell'attuale Francia sud-occidentale - fossero stati loro roccaforti.

Gli avvenimenti in questione svilupparono negli anni successivi alla morte di Saunière una ridda di ricerche e di pubblicazioni.
Queste furono eseguite da una parte per ritrovare pretesi tesori nascosti, dall'altra per divulgare una certa paccottiglia esoterica nella quale le vicende storiche legate alla dottrina catara, ai Templari, al Priorato - perfino al Nazionalsocialismo - furono miscelate a teorie e ipotesi stravaganti e arbitrarie.

I territori nei quali è situata la cittadina di Rennes-le-Chateau, nel Medioevo erano luoghi in cui la dottrina catara era diffusa tra la popolazione in maniera capillare. Peraltro, il centro è situato a poche decine di chilometri dal luogo più celebre del Catarismo, Montsègur.
Dapprima tollerati dalla Chiesa, i Catari furono dichiarati eretici nel corso del Concilio d’Albi del 1165, ma continuarono la loro professione di fede e la loro predicazione senza tenere conto del divieto imposto da Roma. Il loro credo si basava sostanzialmente su un’interpretazione dualistica della divinità.
La dottrina dei Catari non ammetteva la divinità di Cristo, anzi  considerava la sua figura l'incarnazione di un principio negativizzante la realtà materiale e soprannaturale.
I Catari disconoscevano la Chiesa ed ogni gerarchia religiosa, e sostituivano al principio della fede quello della "gnosi", ovvero di una conoscenza personale e diretta della divinità attraverso l'esperienza mistica individuale e il superamento della materialità condotto nella dimensione individuale della coscienza delle persone.

Nel 1209 papa Innocenzo III bandì una spedizione armata contro le città roccaforti dei Catari e un esercito di oltre cinquantamila armati piombò dalla Francia settentrionale su una popolazione quasi inerme mettendo a ferro e a fuoco i territori.
La guerra, che ebbe un decorso di quasi quarant'anni, passò alla storia con il nome di "crociata contro gli Albigesi", ed ebbe come effetto lo sterminio in massa degli eretici.La crociata ebbe un risvolto eroico che fu rappresentato dall'assedio e dalla caduta della rocca catara di Montsègur nel 1244, episodio paragonato da molti esegeti storici all'assedio della roccaforte di Masada in Galilea da parte delle armate romane. Una nota tradizione esoterica ha indicato i Catari in generale, e la Rocca di Montsègur in particolare, come custodi del sacro Graal.Di certo la credenza nacque dalla trasposizione letteraria dei fatti operata da Wolfram von Eschenbach, il quale nel suo "Parzifal" indicò come luogo di conservazione della sacra coppa il Castello di Montsalvaesche, allusione precisa della cittadella di Montsègur.

Di certo la credenza nacque dalla trasposizione letteraria dei fatti operata da Wolfram von Eschenbach, il quale nel suo "Parzifal" indicò come luogo di conservazione della sacra coppa il Castello di Montsalvaesche, allusione precisa della cittadella di Montsègur.

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