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Il testo risultò prezioso poiché riportava esplicitamente
i nomi dei personaggi che si sarebbero avvicendati alla guida del
Priorato di Sion. Poco tempo dopo la deposizione, apparve a Parigi
una pubblicazione che screditava l'antiquario come autore dei dossiers,
e che attribuiva il lavoro al conte Henri de Lénoncourt. Il
fatto assunse le dimensioni tragiche di un giallo: il corriere che
avrebbe dovuto trasportare in treno una borsa piena di documenti
da Ginevra a Parigi fu ritrovato morto decapitato sui binari nei
pressi di Melun. Le indagini della Surétè stabilirono
che l'uomo sarebbe stato ucciso, gettato dai vagoni in corsa e depredato
della borsa e della valigia con le quali viaggiava. Non ci fu modo
di sapere di più.
Una sorte tragica capitò anche ai presunti autori del libello
dal titolo "Le serpent rouge", tali Pierre Feugére,
Gaston de Koeker e Louis de Saint-Maxent, ritrovati impiccati in
luoghi e in giorni differenti nel 1967, subito dopo la pubblicazione
del loro lavoro. Anche in questa circostanza gli investigatori stabilirono
che si fosse trattato di omicidi. Il loro testo era costituito
da una genealogia della stirpe merovingia, da due carte dei territori
francesi dell'ottavo secolo e da una pianta bene articolata del seminario
di Saint Sulpice di Parigi. Inoltre vi erano scritte tredici strofe
corrispondenti ognuna ad un segno zodiacale. Il tredicesimo segno,
chiamato Serpentario", fu inserito tra lo Scorpione e il Sagittario. Le
tredici strofe sembravano rappresentare un itinerario iniziatico
e allegorico attraverso un serpente rosso che si sarebbe snodato
nei secoli. Un serpente come aforisma esplicito della stirpe di Cristo.

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Nel luglio del 1885 il curato Bérenger
Saunière subentrò all'anziano abate Antoine
Bigou nella cura delle anime di un paese della Linguadoca, Rennes-le-Chateau
e alcuni anni più tardi intraprese il restauro della cadente
chiesa parrocchiale dedicata al culto di santa Maddalena fin dal
1057. Nel corso dei lavori sarebbero state ritrovate quattro
pergamene, conservate in astucci di legno sigillati e nascoste
dentro una colonna dell'altare. Due di queste avrebbero contenuto
alberi genealogici d’antiche famiglie del luogo. Una sarebbe risalita
al 1244, l'altra al 1644. Le rimanenti pergamene sarebbero
state compilate dopo la seconda metà del XIX secolo dallo
stesso predecessore di Saunière.
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Sta di fatto che negli anni successivi al presunto ritrovamento
il tenore di vita del curato cambiò radicalmente. Saunière
cominciò a viaggiare e a tenere una mole considerevole
di corrispondenza e contatti culturali con i più
accreditati esoteristi dell'epoca. Queste due pergamene
avrebbero contenuto messaggi occultati in codice che, decifrati
avrebbero fornito la dicitura: "Pastora, nessuna tentazione
che Poussin, Teniers, hanno la chiave. Pace 681. Per la croce
e per questo cavallo di Dio io anniento questo demone guardiano
a sud. Mele azzurre".
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Uno scritto davvero oscuro per l'interpretazione, decifrazione che
invece risultò essere più chiara nel testo dell'altra
pergamena: "A Dagoberto II e a Sion appartiene questo tesoro,
egli è là morto". Fece ristrutturare il camposanto
del luogo, fece costruire una torre dedicata alla Maddalena
e una ricca casa di campagna, villa Bethania, dove non abitò
mai. Ultimò anche il restauro della chiesa parrocchiale, nella
quale fece apporre particolari decorativi dall’apparenza decisamente
bizzarri. Soprattutto Saunière dimostrò una prodigalità
che non avrebbe potuto permettersi, tanta e tale da fare insorgere
forti sospetti di simonia nella curia vescovile di Carcassonne. Per
precauzione fu sospeso dai sacri uffici. Saunière si appellò
direttamente al Vaticano, fu scagionato dalle accuse e fu reintegrato
nelle funzioni sacerdotali. Il facoltoso curato di Rennes-le-Chateau
morì per un attacco cardiaco il 22 gennaio del 1917, portando
con se il segreto dell'acquisizione di tanta ricchezza.
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L'importanza del caso non fu tanto nel fatto che Saunière
fosse venuto in possesso di ricchezze conseguentemente a degli
ipotetici ritrovamenti di preziosi, quanto nell’esistenza delle
due pergamene che avrebbero comprovato non solo l'esistenza del
Priorato di Sion, ma anche che i territori della Linguadoca -
zone dell'attuale Francia sud-occidentale - fossero stati loro
roccaforti. |
Gli avvenimenti in questione svilupparono negli anni successivi alla
morte di Saunière una ridda di ricerche e di pubblicazioni. Queste
furono eseguite da una parte per ritrovare pretesi tesori nascosti,
dall'altra per divulgare una certa paccottiglia esoterica nella quale
le vicende storiche legate alla dottrina catara, ai Templari, al
Priorato - perfino al Nazionalsocialismo - furono miscelate a teorie
e ipotesi stravaganti e arbitrarie.
I territori nei quali è situata la cittadina di Rennes-le-Chateau,
nel Medioevo erano luoghi in cui la dottrina catara era diffusa tra
la popolazione in maniera capillare. Peraltro, il centro è
situato a poche decine di chilometri dal luogo più celebre
del Catarismo, Montsègur. Dapprima tollerati dalla Chiesa,
i Catari furono dichiarati eretici nel corso del Concilio d’Albi
del 1165, ma continuarono la loro professione di fede e la loro predicazione
senza tenere conto del divieto imposto da Roma. Il loro credo si
basava sostanzialmente su un’interpretazione dualistica della divinità. La
dottrina dei Catari non ammetteva la divinità di Cristo, anzi
considerava la sua figura l'incarnazione di un principio negativizzante
la realtà materiale e soprannaturale. I Catari disconoscevano
la Chiesa ed ogni gerarchia religiosa, e sostituivano al principio
della fede quello della "gnosi", ovvero di una conoscenza
personale e diretta della divinità attraverso l'esperienza
mistica individuale e il superamento della materialità condotto
nella dimensione individuale della coscienza delle persone.
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Nel 1209 papa Innocenzo III bandì una spedizione armata
contro le città roccaforti dei Catari e un esercito di
oltre cinquantamila armati piombò dalla Francia settentrionale
su una popolazione quasi inerme mettendo a ferro e a fuoco i territori. La
guerra, che ebbe un decorso di quasi quarant'anni, passò
alla storia con il nome di "crociata
contro gli Albigesi", ed ebbe come effetto lo
sterminio in massa degli eretici.La crociata ebbe un risvolto
eroico che fu rappresentato dall'assedio e dalla caduta della
rocca catara di Montsègur nel 1244, episodio paragonato
da molti esegeti storici all'assedio della roccaforte di Masada
in Galilea da parte delle armate romane. Una nota tradizione esoterica
ha indicato i Catari in generale, e la Rocca di Montsègur
in particolare, come custodi del sacro Graal.Di certo la credenza
nacque dalla trasposizione letteraria dei fatti operata da Wolfram
von Eschenbach, il quale nel suo "Parzifal" indicò
come luogo di conservazione della sacra coppa il Castello di Montsalvaesche,
allusione precisa della cittadella di Montsègur. |
Di certo la credenza nacque dalla trasposizione letteraria dei fatti
operata da Wolfram von Eschenbach, il quale nel suo "Parzifal"
indicò come luogo di conservazione della sacra coppa il Castello
di Montsalvaesche, allusione precisa della cittadella di Montsègur.
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