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Il culto della terra e della natura in genere fu legato
al principio del divenire. Intimamente collegato all’archetipo femminile,
questo espresse la nozione di fecondità e d’origine delle
cose terrene, quale principio vitalizzante dell’universo visibile.
All’elemento terra, espresso anche in cromatismi culturali, fu connesso
il colore scuro. Sotto tale aspetto assunsero precisi significati
esoterici i simulacri delle “madonne nere”, che alcuni esoteristi
affermarono essere state creazioni simboliche dei Templari. Una
tradizione cristiana attesta che esse siano state scolpite o dipinte
da San Luca evangelista il quale, non per casuale consuetudine, possiede
come emblema un toro, animale considerato tellurico per eccellenza
dalle tradizioni sapienziali.
L’attribuzione all’evangelista delle madonne nere è leggenda,
così come non trova ragionevole giustificazione storica assegnare
all’Ordine del Tempio la paternità di questi simulacri, quantunque
in esso la valenza sacrale del simbolo sia rimasta costantemente
presente.
Ora sappiamo che le variazioni del magnetismo terrestre sono in
rapporto al verificarsi delle lunazioni e alle posizioni che il nostro
pianeta riveste rispetto agli altri corpi celesti. Pertanto gli antichi
saggi correlavano le manifestazioni delle divinità telluriche
alla comparsa nella volta celeste della Costellazione della Vergine,
ossia al momento in cui la potenza magnetica del sottosuolo raggiungeva
il culmine. Secondo l’interpretazione astrologica, anche il segno
zodiacale della Vergine è posto sotto il dominio dell’elemento
terra.
L’apparizione ciclica della Costellazione della Vergine in cielo,
connessa alla nozione della terra vergine e madre, fu motivo della
formulazione della “teoria delle due vergini”, ovvero dell’inferiore
tellurica e della superiore celeste. Sulla scorta di tali conoscenze,
l’Ordine edificò chiese, santuari o cattedrali consacrate
al culto della vergine-madre, della notre-dame, come fu chiamata
da Bernardo di Clairveaux. Sotto tale aspetto, i luoghi dove furono
collocate dai Templari le madri nere, dovrebbero essere considerati
non soltanto spazi dedicati al culto, ma soprattutto punti di congiunzione
tra l’uomo e il celeste. Un ponte sacrale, insomma, di cui lo scuro
simulacro femminile costituiva l’indicazione manifesta.
L’esercizio da parte dei Templari alla devozione
mariana si riscontra anche nei cosìddetti “Retrais”, ovvero
in un corpo di norme comportamentali non ufficiali composte in
un anno imprecisato successivo al 1145. Mediante tali norme
si richiedeva al singolo cavaliere di avere un cuore generoso
e forte, una fede ardente, una cieca obbedienza ed un coraggio
a tutta prova. Ma poiché sarebbe stato bene che tutti
gli uomini forti avessero avuto riposta nell’animo una tenerezza
segreta, i Cavalieri del Tempio avrebbero dovuto rendere onore
con preghiere quotidiane alla Madonna “… dal quale nome fu originato
l’Ordine e nel quale onore, se Iddio vorrà, avverrà
la sua fine…”, com’è scritto in un passo dei Retrais.
Alcuni studiosi pongono in evidenza come la fedeltà
dell’Ordine verso la Madonna, e in genere verso l’idea del femminile,
si sia manifestata concretamente nella difesa (vedi Madonna di
Loreto) delle reliquie della casa di Nazareth e successivamente
all’abbandono della Terrasanta da parte dei Cavalieri, nella riproposizione
in chiave esoterica della stessa reliquia in territorio piceno.
Tuttavia la devozione dell’Ordine per notre-dame derivò
da una matrice sostanzialmente differente dalle credenze cristiane:
i Templari ne conservarono le forme devozionali, ma la teoria
sviluppata dallo stesso Bernardo aveva radici ben più lontane. |

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Secondo il dogma cristiano, Maria, oltre all’aver concepito
senza alcun contatto carnale, sarebbe rimasta vergine anche
dopo aver partorito Gesù. Il termine “vergine”, secondo
le antiche culture, è molto più ampio di quello
della teologia cristiana. Termine che tuttavia è rimasto
ancor oggi nell’uso comune. La verginità non indicava
necessariamente lo stato di non avvenuta deflorazione, bensì
quello di giovinezza che prelude al matrimonio. Nel lessico
latino, del resto, il termine virgo va accostato a vir e a virga,
bastone, detto usato per indicare il membro maschile. Vergine
era dunque chi era prossima, o prossimo, alle nozze.
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La condizione di verginità rappresentava dunque non soltanto
uno stato anatomo-fisiologico specifico dell’età adolescenziale,
ma perfino uno stato giuridico in seno alla società. Perciò
la condizione verginale si estendeva alla donna non sposata indipendentemente
dai rapporti sessuali che avrebbe avuto o che avrebbe potuto intrattenere,
con gli uomini.
Il significato sacrale del femminile rimase comunque incorrotto
in seno all’Ordine del Tempio nei significati di vergine e di madre.
In sostanza venerare una donna significò per i Templari sublimare
l’ordine naturale del cosmo, inteso come sintesi della terra e del
cielo. In più l’amore verso notre-dame divenne un mezzo
di purificazione interiore al fine di raggiungere il montsalvat (Monte
della Salvezza) mediante la conoscenza e l’uso delle cose terrene.
Queste tematiche sono ribadite e spesso condotte alla massima intensità
nelle chansons des gestes medievali e successivamente nella saga
arthuriana della queste du grail.

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