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 IL  CULTO  DELLA  DONNA
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Nell’ antichissima scuola dei Kaula, tali celebrazioni, allo scopo comune di accattivarsi benefici materiali o eventi atmosferici favorevoli, ebbero contorni addirittura orgiastici. Ad essi partecipavano anche numerose prostitute, con l’inconsueto ruolo di “purificatrici” (erano infatti chiamate Dombi, ossia “colei che purifica”). In effetti esse rappresentavano il miglior banco di prova (prima di un maithuna ufficiale) simboleggiando il non-ego, in quanto per il ruolo che incarnavano nella società erano prive di qualunque valutazione morale, giuridica, religiosa.

Talvolta nei livelli più alti, anziché tra coniugi, le coppie erano sorteggiate con degli indumenti personali, il che portava anche a strettissimi rapporti incestuosi, assorbiti però dall’alto grado di “spersonalizzazione” di cui erano forniti.

Certo, non sempre il praticantato tantrico ha mantenuto sani i suoi ideali, talvolta in alcune sette indiane è degenerato in autentiche bestialità a carattere speculativo, però i suoi principi puri realizzati con serietà e fervore mistico, hanno spesso fatto diventare queste tradizioni, ammirevoli tesori di ascetismo. Anche in Occidente il tantrismo induista conobbe probabilmente emuli e proseliti, anche se con alterni ed ambigui risultati.

Almeno di riflesso lo conobbero Guillame Postel, Cagliostro ed anche il celeberrimo avventuriero veneziano Giacomo Casanova, che sempre vantò facoltà magiche, anche se probabilmente in più di un’ occasione, il “mistico” lasciò il posto al seduttore.

 Conoscenze filo-tantriche furono proprie anche di personaggi più volte chiamati in causa nella psicanalisi: Donatien-Alphonse-François de Sade e Leopold von Sacher-Masoch. Le dissacratorie perversioni del “divino marchese”, altro non furono che una violenta rivolta nei confronti di un sesso femminile superiore e dominante (autonomia e libertà influirono notevolmente in tutti i suoi scritti); lo scrittore tedesco al contrario ne estremizzò troppo i principi. In tempi meno lontani (fine ‘800-inizio ‘900) si segnala l’occultista inglese Alilsteir Crowley anche se, a causa del suo alcoolismo e della sua successiva demenza, non ebbe dei risultati troppo incoraggianti.
Non mi preme a questo punto, stilare un decalogo su quello che invece dovrebbe essere un serio praticantato di “ascetismo sessuale”; mai come in questa occasione forse, sarebbe più esplicita e significativa una tradizione orale piuttosto che scritta. Ritengo però legittimo chiarire alcuni punti che probabilmente vennero disattesi o comunque completamente ignorati e che furono la causa di alcuni insuccessi. Innanzitutto la nocività (o quantomeno l’ inutilità) di introdurre nel rapporto tradizionale l’ onanismo e la sodomia; anche rapporti adulterini e prematrimoniali non alimenterebbero niente di mistico.
Il motivo è semplice: essi sono “atteggiamenti peccaminosi” e il peccato sancisce la rottura con la divinità. E’ superfluo biasimare anche l’ omosessualità (o il lesbismo) in quanto oltre che per la considerazione precedente, verrebbe a cadere anche il principio “degli opposti”. L’ unico mezzo valido è invece quello del rapporto coniugale, in quanto l’ uomo e la donna, uniti nel vincolo matrimoniale, sarebbero già una sola carne al cospetto di Dio.
Indispensabile è anche la presenza vivificante dello Spirito Paraclito, che Gesù stesso nei Vangeli ci invita a chiedere (Lc XI-13), al fine di una illuminazione edificante. Altresì importante è pure la preghiera che, nelle pratiche sessuali come puntualmente ci riferisce S.Paolo (I Cor. 7,5), allontana ogni tentazione di origine “negativa”.

Concludendo si può dire che i risultati ben difficilmente appariranno subito perchè ogni pratica ascetica viene a perfezionarsi ed a realizzarsi solo dopo un lungo cammino che a volte può durare anche tutta una vita; perseveranza e umiltà sono alla base di ogni tipo di scienza e devozione tuttavia, anche qualora non si ottengano i risultati sperati, quel senso di “deificazione” e di rispetto, insito nello svolgimento di tali teorie, gioverà a maturare nei rispettivi partners un profondo senso di “autocritica”, che è alla base di un rapporto di coppia equilibrato e sereno e di una unione armoniosa e duratura.

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