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 IL  CULTO  DELLA  DONNA
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tantra

Il Tantrismo, benchè spesso biasimato e quasi mai preso sul serio, fu al contrario un'impegnativa pratica ascetica che, ritroveremo in buona parte della filosofia, della letteratura e dell’ iconografia di tutto l’ Oriente.

 Tra i significati del termine TANTRA, quelli più esatti sono senza dubbio di “successione, procedimento continuo”, ovverosia crescita nella conoscenza e maturazione di sé stessi, in pratica ciò che noi cristiani definiamo la Verità Suprema (che per quanto irragiungibile, deve comunque essere perseguita). Il Kularnava Tantra, manuale di “sessualità sacra”, rifacendosi alle antichissime Scritture Vediche, traccia quindi la via per trascendere la realtà materiale confondendosi con essa (tramite appunto il totale appagamento dei sensi del rapporto sessuale), ma senza mai restarne contaminati.

Lo schema filosofico dei tantrici, consiste nel ricondurre l ‘ universo ai due principi presenti nell’ esistenza: lo spirito e la  materia. Il primo rappresenterebbe quello statico e regale, il secondo quello più dinamico e creativo, rispettivamente “incarnati” dal dio Shiva e dalla dea Parvati, sua sposa. Il raggiungimento e l’ acquisizione dei due poli, porterebbe l'uomo alla liberazione dei vincoli della “materialità.
 Già a questo punto si può tracciare un parallelismo tra i dogmi tantrici e la teologia cristiana, infatti, la peculiarità delle divinità indù non sarebbero altro che la trasposizione figurativa della nostra Trinità, di cui come detto il genere umano (o meglio la coppia) ne porterebbe l’ immagine.

chakra

Tornando alla nostra fisiologia mistica indiana, si vedrà quindi come attraverso una corretta unione sessuale, i due partner (o adepti) trascenderanno la loro dimensione umana, per congiungersi con quella divina, con il suo Tempio, ovvero la dea Parvati. Prima però del maithuna (il cerimoniale sessuale), era fondamentale risvegliare dei centri energetici insiti nel proprio corpo (Chakras), percettibili solo in una dimensione estatica e contemplativa che, se stimolati, avrebbero la facoltà di far percepire la propria sensitività nei confronti del sovrannaturale. In pratica, quei punti di meditazione che, risvegliando il corpo “eterico”, favorirebbero, come noteremo, gli episodi inerenti le facoltà E.S.P.

Al di là di questo preambolo, andremo ora ad analizzare i concetti che sublimavano il rapporto sessuale vero e proprio, anima del misticismo induista.

E’ scritto nei libri-tantra, come l’ amica di tali pratiche fosse per l’ uomo la rappresentante terrena della Natura stessa e delle sue forme misteriose e insondabili: Nei Veda la donna veniva descritta con una trasposizione erotico-sacrale, il suo grembo era l’ altare, la peluria del suo pube l’ erba che tappezza l’ Ara divina, il centro della vulva il fuoco che combustionava l’ alchimia spirituale e, perfino la  stessa divaricazione delle cosce era vista come l’ apertura del cielo e della terra.
Benchè tali aforismi ci appaiono esagerati e forse quasi sacrileghi, bisognerà prenderne atto proprio affinchè la copulazione non sia vissuta semplicemente come un atto sessuale ordinario, ma diretta verso alte vette spirituali; del resto se lo “yogi” non avesse provato davanti alla nudità della “yogini” quelle sensazioni di turbamento estatico e vertiginoso che normalmente si sarebbero provare di fronte alle profondità cosmiche, l’ atto sessuale stesso non avrebbe avuto esito.

E’ altresì importante chiarire che mai i rapporti dovevano concludersi con l’ eiaculazione maschile (al contrario della donna che poteva permettersi un numero illimitato di orgasmi), ed era proprio grazie alla ritenzione del liquido seminale che l’ accoppiamento diveniva da profano, sacro.

Curioso era anche l’ apprendistato, che al fine di preparare l’ adepto al rituale erotico con una sincera emotività religiosa, durava delle volte anche più di un anno. In esso l’ uomo doveva convivere e servire la donna come un autentico domestico, dormendo prima ai suoi piedi, poi sul suo lato sinistro, poi su quello destro, ed infine abbracciato.  Anche la preparazione all’ atto amoroso (non quella psichica già enunciata), aveva il suo iter, prima i cosiddetti “giochi d’ amore”, poi quelli meno dolci dove unghie e denti si sostituiscono a  carezze e baci, quindi il rapporto tradizionale. Il celeberrimo Kama Sutra ne regolerebbe lo svolgimento al fine di arricchirlo nell’ intensità dei piaceri.

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