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In alcune civiltà, l’eredità regale passava esclusivamente
per linea femminile, come ad esempio avvenne per i primi re di
Roma. Anche presso gli antichi Germani, spesso il capo dello Stato
e della religione era esclusivamente di sesso femminile.
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In Egitto e successivamente in Grecia e nell’ Impero Romano,
il culto di Iside, dea della fecondità, veniva celebrato
con una magnificenza inferiore solo a quella del “Padre di
tutti gli Dei”, Giove. Tra l’ altro è da notare come
la devozione ad Iside, oltre che la sua riproduzione iconografica,
avesse palesi somiglianze con quello che sarà poi il
culto mariano dei cristiani.
Non a caso la figura di Maria, nei primi secoli, verrà
pienamente valorizzata solo nelle Chiese Cristiane Orientali.
Per parlare però di autentica venerazione della donna,
bisognerà attendere (perlomeno in Occidente) il Medioevo,
dove diventerà autentica bandiera nell’immortale istituzione
della Cavalleria. |
Tale praticantato, sotto il nome di “amor cortese”, ebbe una grande
popolarità e fu supportato da un vero e proprio movimento
letterario. il “Dolce Stil Novo”.
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Il comportamento del vero cavaliere nei confronti
della propria dama, era all’ insegna della premurosità
e del rispetto, mentre quello di lei al contrario, doveva essere
distaccato e mai consenziente, non a caso l’interlocutrice
“dovea esser Madonna”, e cioè già maritata (uno
dei motivi per cui l’ amor cortese venne biasimato apertamente
dalla Chiesa). Infatti, proprio nel vedere i propri
sforzi cadere nel vuoto, era il succo di tale atteggiamento,
ovverossia nell’umiliante frustrazione dello spirito che, come
nella mortificazione del corpo delle pratiche monastiche, anticipava
in un certo senso le pene del purgatorio e nel contempo rivolgeva
il proprio cuore al Cielo con maggior slancio. Qualcuno ha
asserito che forse il vero spirito dell’ amor cortese, sia
risuscitato nelle corti del XVIII° secolo, ma in verità
gli arditi e seducenti corteggiamenti in uso in quel periodo,
ebbero ben poco di spirituale incarnando pure esteriorità. |
Ritornando alla Cavalleria Medievale, si noterà come in
conseguenza delle Crociate in Terrasanta, la natura della stessa
viene a trasformarsi divenendo, da errante e avventuriera, a ordinata
e religiosa. In pratica il cavaliere diviene un religioso con
le armi, dedito esclusivamente alla preghiera ed alla Chiesa.
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Se all’apparenza quindi il “culto del femmineo”
allora in atto sembrava avesse finito il suo ciclo, riuscì
al contrario a sopravvivere nella Milizia dei Templari, il
celebre ordine cavalleresco che, nonostante le persecuzioni
del XIV° secolo è sopravvissuto fino ai giorni nostri.
La devozione mariana in uso presso l’ Ordine, aveva infatti
un significato molto più profondo di quanto non si pensasse. |
La Vergine Maria non venne solo venerata per le sue virtù,
ma anche perchè simbolo e sublimazione del “mondo femminile”,
intimamente connesso con la fecondità della terra. I principi
del magnetismo terrestre, determinato dai diversi influssi
del cosmo, vennero infatti saggiamente acquisiti e sincretizzati
con le tradizioni esoteriche cristiane, realizzando un concetto
“bi-unitario” riscontrabile in ogni aspetto della filosofia templare.
Tali intuizioni, relative ad una forma di coincidenza degli opposti,
ci offrono comunque la possibilità di approfondire l’ argomento
scoprendo le dottrine orientali induiste, che hanno costantemente
celebrato il cosiddetto “coincidentia oppositorum”, e quelle sessuali
del Tantrismo.
I rituali tantrici infatti, saranno il succo delle conclusioni
che andremo ad esporre riguardo tutto il nostro discorso sulla
sacralità del femmineo. Mi sia concesso a questo punto,
la facoltà di esporre un argomento che, anche se potrà
apparire “licenzioso”, non sarà mai volgare.
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