La spada giapponese

di Claudio A. Regoli

 

Conosciuta anche dai profani come «l'arma dei Samurai» e considerata dai più come una delle più temibili armi bianche mai concepite, Nihon To Ken, la spada giapponese (per lo più tecnicamente una sciabola, ma con questo nome si indicano anche le lame di armi d'asta, anche se qui per semplicità ci limiteremo alle armi da pugno) é un prodotto unico, che fin dall'antichità era molto considerato, come testimoniano degli scritti cinesi dell'epoca Sung.

 

Per potersi definire Nihon To Ken, una lama dev'essere stata fabbricata in Giappone e deve rispondere ad alcune caratteristiche: sia per quanto riguarda il materiale, che per quello che concerne i modi di fabbricazione ed infine per la forma. In Giappone l'era del ferro si é sovrapposta a quella del bronzo, che é stata abbastanza trascurabile, e ben presto si sono trovati degli ottimi metodi estrattivi che utilizzavano forni di creta e carbone di legna per estrarre il ferro locale dalla sabbia ferrosa (satetsu) ottenendo quello che viene ancor oggi chiamato metallo-gioiello (tamahagane).

 

Caratteristica del metallo giapponese é quella di avere un basso contenuto di impurità e in specie di zolfo (0,03 %) e fosforo (0,003%).

Altra caratteristica, conseguente al tipo di estrazione, é un'alta presenza di silicati che aiutano il procedimento costruttivo abbassando il punto di fusione. Questo materiale particolare viene trattato dal fabbro specializzato con una serie di scalde e forgiature successive che da un lato servono a modificare il tenore di carbonio, dall'altra eliminano le varie impurità, creando nel contempo un damasco saldato riconoscibile dalla caratteristica "stoffa".

 

Fino a questo punto niente di eccezionale e che non sia stato fatto da altri popoli; né é unicamente giapponese il metodo costruttivo per cui ad uno o più tipi di acciaio (tamahagane) viene unito un cuore di ferro (shintetsu) secondo svariati sistemi costruttivi.

Il procedimento unico del Nihon To Ken viene chiamato Yaki ire ,e consiste in un raffreddamento in acqua del metallo portato al rosso ciliegia; ma la lama é stata preventivamente ricoperta da un materiale refrattario che lascia scoperto solo il tagliente; per cui la tempra risulta differenziata tra taglio e dorso.

 

Ogni fabbro é in grado di produrre una linea di demarcazione (hamon) formata tra tagliente duro (yakiba) e parte morbida della lama (ji) che é una vera e propria opera d'arte, in cui l'intenditore, oltre al disegno, riconosce varie "attività" (hataraki) che aumentano il pregio e l'interesse della lama.

 

Le varie "attività" sono in genere formate da svariate combinazioni di granuli perlitici e martensitici che si producono durante il procedimento di tempra e vengono rivelati dal procedimento di politura della lama, eseguito da artigiani specializzati (togi) che usano una serie di pietre naturali ed artificiali che variano da otto a dieci, per finire con procedimenti "cosmetici" come la brunitura .

Ultimo tratto caratteristico della lama tradizionale giapponese é la forma (sugata) che deve essere riconducibile ad una delle forme classiche.

Le lame, almeno quelle più preziose, vengono conservate in genere in foderi di legno di magnolia lasciato grezzo ma meravigliosamente levigato. Questo perché il legno riesca a disperdere la grande umidità che é presente in varie regioni giapponesi.

 

La montatura: impugnatura, guardia e fodero, può essere un'opera d'arte a sé stante. L'elsa é in legno ricoperto di pelle grezza di razza; il pomolo ed il rinforzo vicino alla guardia sono in metallo o in corno e decorati "en suite".

Un nastro di tessuto o di pelle viene intrecciato sopra tutto e rinserra i «menuki» due piccole sculture portafortuna il cui scopo é anche quello di fornire una presa migliore.

 

La guardia, o tsuba, é generalmente tonda o quadrilobata ma può prendere le forme più svariate. Anche nella sua versione più spoglia mantiene un certo valore artistico e forma da sola oggetto di studio e collezionismo.

Il fodero infine é in semplice legno laccato, ma anche qui le variazioni e la ricerca della raffinatezza nella semplicità, tipicamente giapponese, producono oggetti di cui anche il profano riconosce il valore.

Ultimo ma non in importanza, il sistema di fissaggio all'impugnatura che nelle armi da pugno invariabilmente avviene a mezzo di un perno passante di corno o di bambù che é facilmente rimovibile permettendo di togliere facilmente l'elsa scoprendo il codolo (nagako).

 

Questo, oltre a fornire interessanti informazioni sull'epoca e la scuola dell'autore attraverso la forma ed i segni convenzionali di lima, molto spesso porta incisa anche la firma dello spadaio e talvolta la data, una dedica o la registrazione di una prova di taglio.

Malauguratamente molto spesso la firma é falsa, essendo questa un'abitudine diffusa e piuttosto antica; si hanno addirittura falsificazioni fabbricate da fabbri che in seguito hanno avuto maggior valore di quello falsificato.
Tra le numerose distinzioni che si possono fare parlando di spade giapponesi, le più importanti sono quelle a seconda dell'epoca e della tipologia; quest'ultima divisa in tipologia di forma e di montatura.

 

Tralasciando i modelli primitivi ed ancestrali e considerando solo Nihon To nella sua forma definitiva, le spade più antiche, o Koto, vanno dal 900 D.C. (epoca in cui si ritiene sia vissuto il mitico fabbro Amakuni) fino a poco prima dell'instaurazione dello Shogunato Togukawa (inizio epoca Edo).

Questo periodo é a sua volta diviso in sottoperiodi: Heian (794-1185), Kamakura (1185-1333), Nambokucho (1333-1391), Muromachi (1392-1572), ognuno avente la sua caratteristica.

 

Quello che accomuna la maggior parte dei Koto é l'appartenenza ad uno dei Gokaden, le "cinque scuole" Yamato, Yamashiro, Bizen, Soshu (o Sagami) e Mino; sono questi i luoghi che avevano le risorse naturali favorevoli e dove venivano in predominanza fabbricate le spade.

L'epoca Shinto, o epoca della spada nuova va dal 1573 al 1703; all'inizio le spade prodotte in quel periodo si ispirano alle grandi spade dell'epoca Muromachi accorciate in periodi successivi, per poi divenire verso la fine più eleganti e leggere. Si perde la distinzione del Gokaden in quanto molti spadai non estraggono più il ferro in proprio ma si limitano a raffinarlo e si trovano fabbri in molti luoghi del Giappone.

 

Anche se ritenuta un'epoca minore, nel periodo Shinto si trovano alcuni grandi spadai. È al principio di quest'epoca che vengono stilati i primi elenchi di fabbri con riportato il valore presunto delle loro opere, e che famiglie come gli Honnami (tutt'ora esistenti) si specializzano nel riconoscere e valutare le varie lame.

 

L'epoca Shin-shinto, o della spada nuovissima é caratterizzata da un revival degli stili antichi, propugnato soprattutto dal fabbro Suisinshi Masahide e dai suoi allievi.

Il periodo cessa con l'epoca di Meiji in cui l'imperatore emana l'«Haitorei» editto con cui vengono eliminati i privilegi della casta samurai e viene proibito il porto delle spade.

 

La fabbricazione delle spade ha un nuovo fulgore durante le epoche nazionaliste di espansione militare Taisho e Showa; molte lame di quel periodo si trovano montate nella montatura d'ordinanza (shin-gunto) ispirata ai tachi dell'epoca Muromachi.

 

Oggigiorno la fabbricazione é strettamente regolamentata dal Governo: un fabbro per poter fabbricare una spada lunga deve avere fatto tre anni di apprendistato e aver passato un esame, e non gli é concesso di produrne più di tre al mese.

Esistono dei concorsi ed una graduatoria che comprende due o tre "tesori nazionali"; il tutto alimenta un attivo mercato collezionistico con prezzi che possono toccare facilmente i trentamila euro; le spade fatte adesso vengono chiamate shinsakuto: spade contemporanee, o anche gendaito.

 

Secondo la lunghezza,e prescindendo dalle differenze di forma, le spade di dividono in: spade lunghissime (jindachi o nodachi) dalla lama superiore al metro.

È una tipologia poco usata ed in genere si tratta di spade tecnicamente non molto pregiate.

 

La spada lunga (odachi) ha la lama superiore a due shaku di lunghezza (circa sessanta centimetri) ed é la spada samurai per eccellenza.

Nelle lame più corte, si va dalla spada corta (wakizashi, "spada compagna" o shoto) al tanto o pugnale; ma la distinzione tra i wakizashi più corti ed i tanto più lunghi é aleatoria e dipende in gran parte dai fornimenti e dal modo in cui la lama é montata.

 A seconda dei fornimenti abbiamo nelle spade lunghe due grandi distinzioni: il tachi ed il katana.

Nelle montature tachi il fodero viene appeso alla cintura con dei fornimenti e portato col taglio verso il basso; é la tipica montatura che si accompagna alla grande armatura del cavaliere e che in seguito viene adottata per le spade di corte.

Si tratta del tipo di montatura più tradizionale e più antica definita jindachi tsukuri, a volte con varianti fantasiose, come il copriguaina di pelle di tigre, o parte del fodero che riprende la legatura dell'elsa (itomaki no tachi).

Per la montatura della spada di corte (efu no tachi) esistono regole ben precise che stabiliscono il colore del fodero, il tipo di fornimenti e la loro decorazione, e perfino se l'elsa debba essere ricoperta col nastro o meno ed il colore dello stesso.

 

La montatura "katana" é simile a quella precedente ma con una importante differenza: la guaina non é più sospesa ma viene portata infilata nella cintura col taglio verso l'alto.

I sospensori vengono sostituiti da un aggetto di corno o di legno (kurikata) in cui viene passato un cordone (sageo).

La montatura del fodero diviene più leggera, anche se esistono tipi di montatura di transizione (handachi: mezzo tachi) che mantengono i pesanti rinforzi del puntale tipici del tachi.

 

Questo cambiamento é a dir poco rivoluzionario, permettendo di estrarre e colpire fulmineamente con un solo movimento, il ché dà origine a tutta una serie di tecniche di combattimento particolari raggruppate in varie scuole e chiamate in modo generico prima Batto jutsu e poi Iai.

Anche il wakizashi é tipico del costume Samurai: solo questa casta ed i nobili vengono autorizzati a portare due spade (talvolta in epoca tarda ai medici o ai ricchi mercanti viene concesso il porto della spada corta), e se quella lunga viene deposta entrando in una casa amica, la spada compagna ben di rado lascia il fianco del suo possessore.

Nell'epoca Shinto talvolta le due spade vengono montate in coppia, con lame e fornimenti uguali; si ha così il paio "Daisho" (lungo-corto) i tipi wakizashi e katana vengono anche definiti buke tsukuri o montatura tipica samurai.

 

Se é vero che i pugnali spesso mancano della costolatura laterale, o shinogi, quello che li distingue veramente dal wakizashi é la montatura, o piuttosto in questa la mancanza di una guardia (tsuba) pronunciata. In genere se al katana si accompagna il wakizashi, é un tanto che accompagna il tachi.

Comunque sia, lunga o corta, antica o moderna, il Nihon to ken, forgiato da un fabbro tradizionale seguendo gli antichi ed immutati rituali che prevedono anche alcuni giorni di purificazione e di meditazione, resta un'arma incomparabile, degno prodotto di un paese in cui il simbolo del potere donato dagli dei agli imperatori é rappresentato da tre oggetti, di cui uno é una spada.