Il tema del
Denaro
Difficilmente vogliamo affrontare il tema del denaro. Nel contesto spirituale di servizio, nel quale ci muoviamo con la Biblioterapia, occuparsi del denaro pare improprio. Eppure tutta la nostra vita quotidiana è intessuta di denaro. Non solo aumentano di peso le pagine finanziarie dei giornali, ma dall’idea di affidare allo stato ogni problema sociale, familiare, interfamiliare, si è oggi passati ad una considerazione più diretta del rapporto con il denaro.Nell’ambito della spiritualità, ad esempio si notano diversi atteggiamenti. Alcuni pensano che in questo contesto non ci si debba occupare di potere, né di sesso o denaro. Ma io credo che una via realizzatrice occidentale dovrebbe affrontare anche questo argomento. E vorrei iniziare a parlare proprio come libraio. Mi capita spesso infatti di trovarmi di fronte a persone che quando arrivano alla cassa mi chiedono di togliere il prezzo dal libro. Dicono che è un regalo, che è meglio non far sapere quanto costa. Ma come, perché? In questo modo non si fa altro che demonizzare il denaro. Non è un rapporto equilibrato. Il denaro non va né divinizzato né censurato. Anche se a furia di usare assegni e carte di credito al posto del contante molte volte ce lo dimentichiamo, il denaro è un’energia concentrata. Un mezzo di scambio di cui tiene conto lo stesso mondo religioso. Nell’ambito cristiano abbiamo due tendenze di fondo. Quella protestante, “lo spirito del capitalismo” risalente a Max Weber, e quella cattolica. La prima, riprendendo la tesi del Vecchio Testamento per cui anche il successo materiale è conseguente alla benevolenza divina, vede nel denaro un fattore positivo. La seconda invece, privilegiando il celibato e quindi la vita solitaria, gli dà scarsa importanza. Almeno in teoria. San Francesco inneggiò a Sorella Povertà, ma subito dopo i francescani si accorsero che se volevano aiutare i poveri e costruire conventi, avevano bisogno anche loro del denaro. La differenza è che in questo caso non esiste la proprietà individuale ma solo quella del gruppo.Nell’induismo poi, che è una religione basata sulle caste, non esiste un discorso economico. Essere bramini non coincide quasi mai al fatto di risultare più ricchi. Le caste avevano una funzione di retribuzione karmica, non avevano un principio di distribuzione della ricchezza. Nel sociale le cose possono cambiare. Coloro che stanno in alto possono rifiutare volontariamente al denaro e “limitarsi” ad un altro tipo di potere.Anche nel marxismo il denaro non è male in sé, ma lo diventa quando soltanto pochi individui ne approfittano sfruttando gli altri. Insomma, in teoria il principio di uguaglianza totale riguarda tanto la politica quanto il pensiero religioso. Ma è nella pratica, come diceva Assagioli, che dobbiamo stare attenti.Abbiamo due grandi energie dentro di noi: una di accumulazione e una di rifiuto. Si tratta di equilibrarle. Ricordiamoci che sia la Bhagavad Gita sia il Vangelo mettono in guardia su colui che accumula: Non ha superato la paura del vivere.Il consiglio è dunque di accettare la vita per quello che è e di vedere sempre dove siamo: se è arrivato il momento di liberare gli schemi, le strutture, le professioni o, al contrario, di tendere a socializzare per il benessere della collettività.E’ solo liberandosi dall’Ego e avendo fiducia e maggiore libertà verso sé e gli altri che possiamo avere in mano il potere di usare il denaro, e usarlio bene.
Bibliografia:
A.A.V.V.
L’energia aurea. L’uso spirituale del denaro, Ed. Synthesis;
K. Gilbran Il
profeta, edizioni varie;
P. Laut, I
soldi sono miei amici, Ed. Meb;
G.G. Clason
L’uomo più ricco di Babilonia, Blu International Studio;
P. Archiati
Spirito & Denaro S.p.A., Ed. Scienza dello Spirito.
* tratto
dalla Rivista “HOD” Anno 1° - N° 2 -
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