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Riti e Usanze Magiche dei Popoli

di Fernanda Nosenzo Spagnolo

NATURA E SIGNIFICATO DEI RITI

  PREMESSA

  Rito come atto esoterico

  Rito come atto magico

  Rito come atto sociale

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astercenter@libero.it

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RITO COME ATTO SOCIALE

I riti sono reperti dalla scienza antropologica. Leggendo tali enumerazioni e ricercandone di nuovi, si è indotti a ritenere che il numero di riti fosse infinito.
Esistono tuttavia riti che sembrano allontanarsi dalle valenze esoteriche o magiche, i quali ugualmente sono stati presenti in ogni tempo e presso qualsiasi civile cultura. Sono questi, a nostro avviso, i riti di “sacralizzazione” (o di de-sacralizzazione), di "purificazione” e i cosiddetti “tabù”. Essi possiedono un carattere nettamente sociale e finanche politico.

Tra i riti sociali, il principale ci sembra quello del “sacrificio”. Le cerimonie stesse della nostra attuale religione ufficiale rientrano, sostanzialmente, in tale contesto. Esempio classico ne è la “messa” cristiana, e di converso la "anti-messa" (messa nera) delle congreghe sataniste.

In effetti, il sacrificio rituale è sempre stato un momento aggregante di una società religiosa e politica: esso libererebbe dalle influenze negative, dalle potenze antagoniste e, nel contempo, sarebbe un mezzo di “comunicazione” con queste.

Non solo: attraverso il sacrificio si instaurerebbe con la divinità - positiva o negativa che possa essere per quella specifica cultura religiosa - un contatto speciale attraverso cui il dio discenderebbe nella materia, divinizzandola o rendendola pura.

Riti sociali potrebbero essere anche i cosiddetti “riti orali” o “poetici”, meglio conosciuti con il termine di “incantesimi” assai noti e usati nei sitemi religiosi del centro e del nord Europa dell’antichità.

Il loro sistema è molto differente: trattasi precisamente d’odi e poesie augurali in versi o in prosa, di preghiere o di esorcismi, inni oppure di semplici formule magiche cantilenate.

La funzione dei riti orali è di “nominare” cose, persone, situazioni etiche o comportamenti, con la finalità di evocarle e far sì che si possano produrre, con la loro presenza, gli effetti voluti. In sostanza, rientrano in ogni caso nelle leggi principali della Magia, di similarità e di contiguità tra parola (verbo e il suo tono, la sua “vibrazione”) e la sua corrispondenza.
Come aspetto non meno significativo, gli incantesimi hanno avuto la funzione sociale e politica di richiamarsi ai miti e alle simbologie. Spesso, infatti, hanno avuto forma di narrazioni epiche d’alta poesia, i cui personaggi sono dèi, dèmoni oppure eroi.
Ad esempio, in un rito orale indù si legge:

“(…) il re Varuna è certo verità. Io che con il mio incanto posso su ogni cosa, io tolgo quest’uomo (idropisico, ndr) dalla sua malattia, dalla collera del terribile dio Ashura. Che sia reso onore a te, o re Varuna, poiché terribile tu conosci ogni inganno. Io ti lascio altri mille uomini, ma fai che quest’uomo viva, per tua bontà, ancora cento autunni (…)”.

Qui Varuna sarebbe il dio delle acque che dovrebbe intervenire, richiamato dall’incantesimo, per curare la malattia dell’idropisia: sarebbe come dire che, se il dio ha qualità e potenza di agire sulle acque, egli potrebbe agire in modo analogo sulla malattia idropisica.

Gli incantesimi che hanno descritto la genesi e le qualità degli dèi “inquadrate” dal rito, sono stati definiti “riti d’origine”. In questi casi, i nomi degli dèi sono stati adattati a numeri o a lettere. Sarebbe il caso della magia vetero-ebraica, attraverso l’uso del nome ”Tetragrammaton” (“quattro-lettere-cifre”) a fini ritualistici o pantacolari, e del “Trisagìon” dei greci. Dobbiamo anche dire che il rito orale spesso ha completato il rito quale atto di Magia.
Ogni gesto rituale manuale, peraltro, comporta una frase evocativa, oppure invocativa, come espressione di un moto interiore dell’animo. Né esistono o sono esistiti riti muti, così che il gesto è stato pari tempo simbolo e linguaggio dello spirito.

A conclusione di queste sintetiche note d’introduzione ai riti, dobbiamo necessariamente enunciare un concetto generale e fondamentale sul quale è stata basata la descrizione dei riti nelle pagine seguenti.

Precisamente, che ogni arte dello scibile umano ha le sue caratteristiche etniche e culturali ben precise, arti che risentono delle influenze del periodo storico in cui le videro fiorire e che, spesso, lo hanno perfino determinato.
Così ogni rito e ogni suo impiego ha seguito una consimile diversificazione storica e culturale in seno alla civiltà in cui è nato, e nella quale è stato tramandato.
Pertanto nella nostra ricerca sono stati descritti più riti, che potrebbero apparire anche dissonanti tra loro, originati e trasmessi dalle civiltà del passato che ci sembrano più vicine, per mentalità e per storia, all’attuale cultura europea.

Il riferimento è alle tradizioni magiche mediterranee (greca e romana), a quelle continentali europee (celtica e in genere nordica), a quella medio-orientale.
Per semplice comodità descrittiva inoltre, abbiamo suddiviso i vari riti, quelli che giudichiamo più significativi in una massa quasi infinita e di continua creazione, secondo periodi astronomici definiti - solstizi ed equinozi annuali - come occasioni di particolare interesse ritualistico. Un’ulteriore catalogazione è stata affrontata in base alle principali “aspirazioni” della natura umana: amore, salute e ricchezza (fortuna-lavoro).

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