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RITO COME ATTO SOCIALE
I riti sono reperti dalla scienza antropologica. Leggendo tali enumerazioni
e ricercandone di nuovi, si è indotti a ritenere che il numero di
riti fosse infinito. Esistono tuttavia riti che sembrano allontanarsi
dalle valenze esoteriche o magiche, i quali ugualmente sono stati presenti
in ogni tempo e presso qualsiasi civile cultura. Sono questi, a nostro avviso,
i riti di “sacralizzazione” (o di de-sacralizzazione), di "purificazione”
e i cosiddetti “tabù”. Essi possiedono un carattere nettamente sociale
e finanche politico.
Tra i riti sociali, il principale ci sembra quello del “sacrificio”.
Le cerimonie stesse della nostra attuale religione ufficiale rientrano,
sostanzialmente, in tale contesto. Esempio classico ne è la “messa”
cristiana, e di converso la "anti-messa" (messa nera) delle congreghe
sataniste.
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In effetti, il sacrificio rituale è sempre stato
un momento aggregante di una società religiosa e politica: esso
libererebbe dalle influenze negative, dalle potenze antagoniste e, nel
contempo, sarebbe un mezzo di “comunicazione” con queste.
Non solo: attraverso il sacrificio si instaurerebbe con la divinità
- positiva o negativa che possa essere per quella specifica cultura religiosa
- un contatto speciale attraverso cui il dio discenderebbe nella materia,
divinizzandola o rendendola pura.
Riti sociali potrebbero essere anche i cosiddetti “riti orali” o “poetici”,
meglio conosciuti con il termine di “incantesimi” assai noti e usati
nei sitemi religiosi del centro e del nord Europa dell’antichità. |
Il loro sistema è molto differente: trattasi precisamente d’odi e
poesie augurali in versi o in prosa, di preghiere o di esorcismi, inni oppure
di semplici formule magiche cantilenate.
La funzione dei riti orali è di “nominare” cose, persone, situazioni
etiche o comportamenti, con la finalità di evocarle e far sì
che si possano produrre, con la loro presenza, gli effetti voluti. In sostanza,
rientrano in ogni caso nelle leggi principali della Magia, di similarità
e di contiguità tra parola (verbo e il suo tono, la sua “vibrazione”)
e la sua corrispondenza. Come aspetto non meno significativo, gli incantesimi
hanno avuto la funzione sociale e politica di richiamarsi ai miti e alle
simbologie. Spesso, infatti, hanno avuto forma di narrazioni epiche d’alta
poesia, i cui personaggi sono dèi, dèmoni oppure eroi. Ad
esempio, in un rito orale indù si legge:
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“(…) il re Varuna è certo verità. Io che
con il mio incanto posso su ogni cosa, io tolgo quest’uomo (idropisico,
ndr) dalla sua malattia, dalla collera del terribile dio Ashura. Che
sia reso onore a te, o re Varuna, poiché terribile tu conosci
ogni inganno. Io ti lascio altri mille uomini, ma fai che quest’uomo
viva, per tua bontà, ancora cento autunni (…)”.
Qui Varuna sarebbe il dio delle acque che dovrebbe intervenire, richiamato
dall’incantesimo, per curare la malattia dell’idropisia: sarebbe come
dire che, se il dio ha qualità e potenza di agire sulle acque,
egli potrebbe agire in modo analogo sulla malattia idropisica. |
Gli incantesimi che hanno descritto la genesi e le qualità degli
dèi “inquadrate” dal rito, sono stati definiti “riti d’origine”.
In questi casi, i nomi degli dèi sono stati adattati a numeri o a
lettere. Sarebbe il caso della magia vetero-ebraica, attraverso l’uso del
nome ”Tetragrammaton” (“quattro-lettere-cifre”) a fini ritualistici o pantacolari,
e del “Trisagìon” dei greci. Dobbiamo anche dire che il rito orale
spesso ha completato il rito quale atto di Magia. Ogni gesto rituale
manuale, peraltro, comporta una frase evocativa, oppure invocativa, come
espressione di un moto interiore dell’animo. Né esistono o sono esistiti
riti muti, così che il gesto è stato pari tempo simbolo e
linguaggio dello spirito.
A conclusione di queste sintetiche note d’introduzione ai riti, dobbiamo
necessariamente enunciare un concetto generale e fondamentale sul quale
è stata basata la descrizione dei riti nelle pagine seguenti.
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Precisamente, che ogni arte dello scibile umano ha le sue caratteristiche
etniche e culturali ben precise, arti che risentono delle influenze del
periodo storico in cui le videro fiorire e che, spesso, lo hanno perfino
determinato. Così ogni rito e ogni suo impiego ha seguito
una consimile diversificazione storica e culturale in seno alla civiltà
in cui è nato, e nella quale è stato tramandato. Pertanto
nella nostra ricerca sono stati descritti più riti, che potrebbero
apparire anche dissonanti tra loro, originati e trasmessi dalle civiltà
del passato che ci sembrano più vicine, per mentalità e
per storia, all’attuale cultura europea. |
Il riferimento è alle tradizioni magiche mediterranee (greca e romana),
a quelle continentali europee (celtica e in genere nordica), a quella medio-orientale. Per
semplice comodità descrittiva inoltre, abbiamo suddiviso i vari riti,
quelli che giudichiamo più significativi in una massa quasi infinita
e di continua creazione, secondo periodi astronomici definiti - solstizi
ed equinozi annuali - come occasioni di particolare interesse ritualistico.
Un’ulteriore catalogazione è stata affrontata in base alle principali
“aspirazioni” della natura umana: amore, salute e ricchezza (fortuna-lavoro).
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astercenter@libero.it
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