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-------------------------------- RITO
COME ATTO MAGICO
In quest’ottica il concetto di rito diviene più complesso. Ci
troviamo, infatti, di fronte ad implicazioni che concernono il senso generale
di “magia”. E’ indubbio che la Magia, nel senso alto e nobile dei suoi
contenuti e delle sue forme primigenie, costituisce la forma originaria
del pensiero dell’uomo. Dunque, storicamente, la summa della vita mistica
e scientifica dei primordi delle Civiltà.
E’ stato anche scritto che le stesse religioni, il complesso delle cosiddette
“religioni “rivelate”, abbiano avuto come madre e come nutrice i contenuti
soprannaturali della Magia e, di questi, i riti sarebbero parti essenziali
e necessari per la loro visibile esplicazione.
Come la Magia, così i riti si fondono su leggi empiriche dette
di “simpatia”. Per meglio dire, sulle leggi “di similarità” e
“di contiguità”, per le quali la cosa simile produce il suo simile
(cfr. teoria dell’”unus ex toto”, ovvero la parte sta al tutto, come il
tutto sta alla parte, della Tavola d’Ermete Trismegisto), e le cose che
sono state in contatto continuano ad interagire tra loro anche se separate. Sotto
tale aspetto, ogni rito come atto magico sarebbe simpatico, così
come ogni rito simpatico sarebbe magico, potendo “agire” direttamente
su entità soprannaturali e sui fenomeni della natura. Il rito forzerebbe
le regole e costringerebbe all’obbedienza, differentemente dalle pratiche
religiose mediante le quali si chiede, si concilia, si rendono omaggi e
grazie.
| E’ anche indubbio che il rito, come atto magico, è
una circostanza ripetitiva, tradizionale, dal momento che creano situazioni
per consuetudine. E’ un dato, un fatto: non a caso in molte lingue sono
usate parole la cui radice significa “fare” per indicare la Magia o le
pratiche magiche. Ad esempio, la cosìddetta e notissima parola
“fattura”, deriva dal latino “factum” ovvero compiuto, eseguito.
I riti magici, dunque, potrebbero essere considerati o definiti come
fatti, atti basati ( o in virtù, causa costrizione) sulle forze
invisibili presenti in natura, trasmessi mediante il culto per consuetudine
e al di sopra d’ogni religione (e d’ogni religiosità rivelata).
Il rito è un atto segreto, misterioso per i profani, spesso
proibito; l’isolamento (rituale) di chi lo esegue e il precetto del silenzio
circa l’esecuzione dello stesso non obbedirebbero soltanto a motivazioni
sociali, ma sarebbero espressamente identificazioni formali della natura
perfettibile del rito di magia.
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Volendo ora approfondire, seppure in sintesi, i contenuti e le forme del
rito come atto magico, si può notare come la sua esecuzione abbiano
compreso l’osservanza di norme precise basate sulle circostanze di celebrazione.
Circostanze che, spesso, hanno assunto valenza di un vero e proprio rituale.
Tra queste, sono risultati molto importanti gli aspetti, o le combinazioni,
astronomici o della stagione nei quali il rito è compiuto.
Proprio in base a tali aspetti - i solstizi e gli equinozi annuali -
condurremo l’enumerazione dei riti nelle pagine successive. Del resto, lavorando
alla ricerca dei riti si nota come i mesi, o i numeri ordinali degli anni
di un determinato ciclo cosmico, siano elementi interessantissimi e significativi
per la loro comprensione.
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In genere i giorni di solstizio o d’equinozio, e le notti che li precedono
e i giorni intercalari, la ricorrenza di feste religiose o patronali,
sono comunemente ritenuti momenti particolarmente favorevoli sia alla
celebrazione dei riti che al loro buon esito. In egual maniera, sono
osservati con attenzione i percorsi degli astri, le loro congiunzioni
ed opposizioni (cfr. “corrispondenze astrologiche”, per la legge di simpatia
in Magia”, lo stato del sole e della luna, astri segnatamente importanti
nella cultura magica del rito. È anche il rito che viene svolto
in luoghi specifici, spesso ben localizzati e qualificati: boschi, vicinanze
di corsi d’acqua o del mare, particolari luoghi consacrati. In assenza
di questi, chi celebra il rito potrebbe “crearsi” il posto dove “fare”,
il suo “tempio” da lui stesso purificato e consacrato preventivamente. |
La scelta non solamente del luogo, ma anche di strumenti e di sostanze da
usare nel corso del rito, ha originato una vera e propria cultura ritualistico-cerimoniale
collaterale.
Infatti, i materiali usati nel rito magico possiederebbero virtù
proprie, da attivare attraverso l’uso d’accorgimenti specifici (cfr. teoria
delle “corrispondenze” già citata) o agenti in base alle leggi magiche
della simpatia (similarità e contiguità). Nel rito sono così
usati materiali e sostanze pure e spurie: le prime sono rintracciabili nei
vari testi di farmacopea o d’erboristeria magica, le seconde sono le sostanze
cosiddette “squalificate”, ovvero ossa, capelli, saliva, mestruo o sperma
della persona che, nella pratica stregonica, diviene oggetto dell’atto ritualistico.
Oltre all’impiego di materiali e sostanze presenti in natura, il rito
magico, specie nella cosiddetta “magia cerimoniale”, contempla l’uso di
un’attrezzatura i cui pezzi avrebbero una valenza soprannaturale loro propria:
la verga, la bacchetta, gli amuleti e i pantacoli, sono i più nominati
e descritti nei grimori. Non solo: il rito magico prescrive anche, particolarmente
nei periodi della vigilia della celebrazione, alcuni comportamenti etici
per l’officiante quali i digiuni, la castità, le frequenti abluzioni,
maschere o particolari trucchi del volto e specifico vestiario.
Così, l’insieme di tutte queste istruzioni sul tempo, sui luoghi
e sulle sostanze, sugli strumenti e sui comportamenti, spesso è paragonabile
alla stessa importanza del rito magico. Anzi, in molte occasioni, lo scopo
perseguito dal rito cadrebbe in secondo piano rispetto a quanto si compirebbe
per la sua preparazione. E’ il caso delle esecuzioni di danze magiche (rituali),
delle musiche e dei ritmi, delle fumigazioni e delle intossicazioni, capaci
di produrre “visioni” o effetti vari dai quali trarre suggerimenti profetici
oppure indicazioni per il rito finale.
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