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Riti e Usanze Magiche dei Popoli

di Fernanda Nosenzo Spagnolo

NATURA E SIGNIFICATO DEI RITI

  PREMESSA

  Rito come atto esoterico

  Rito come atto magico

  Rito come atto sociale

Qui riportiamo solo 3 paragrafi, ma è disponibile il testo completo "Il seme del dio" che potete ricevere via e-mail al prezzo di 15 euro. Scriveteci per richiederlo

astercenter@libero.it

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RITO COME ATTO MAGICO

In quest’ottica il concetto di rito diviene più complesso. Ci troviamo, infatti, di fronte ad implicazioni che concernono il senso generale di “magia”.
E’ indubbio che la Magia, nel senso alto e nobile dei suoi contenuti e delle sue forme primigenie, costituisce la forma originaria del pensiero dell’uomo. Dunque, storicamente, la summa della vita mistica e scientifica dei primordi delle Civiltà.

E’ stato anche scritto che le stesse religioni, il complesso delle cosiddette “religioni “rivelate”, abbiano avuto come madre e come nutrice i contenuti soprannaturali della Magia e, di questi, i riti sarebbero parti essenziali e necessari per la loro visibile esplicazione.

Come la Magia, così i riti si fondono su leggi empiriche dette di “simpatia”.
Per meglio dire, sulle leggi “di similarità” e “di contiguità”, per le quali la cosa simile produce il suo simile (cfr. teoria dell’”unus ex toto”, ovvero la parte sta al tutto, come il tutto sta alla parte, della Tavola d’Ermete Trismegisto), e le cose che sono state in contatto continuano ad interagire tra loro anche se separate.
Sotto tale aspetto, ogni rito come atto magico sarebbe simpatico, così come ogni rito simpatico sarebbe magico, potendo  “agire” direttamente su entità soprannaturali e sui fenomeni della natura. Il rito forzerebbe le regole e costringerebbe all’obbedienza, differentemente dalle pratiche religiose mediante le quali si chiede, si concilia, si rendono omaggi e grazie.
E’ anche indubbio che il rito, come atto magico, è una circostanza ripetitiva, tradizionale, dal momento che creano situazioni per consuetudine. E’ un dato, un fatto: non a caso in molte lingue sono usate parole la cui radice significa “fare” per indicare la Magia o le pratiche magiche. Ad esempio, la cosìddetta e notissima parola “fattura”, deriva dal latino “factum” ovvero compiuto, eseguito.

I riti magici, dunque, potrebbero essere considerati o definiti come fatti, atti basati ( o in virtù, causa costrizione) sulle forze invisibili presenti in natura, trasmessi mediante il culto per consuetudine e al di sopra d’ogni religione (e d’ogni religiosità rivelata).

Il rito è un atto segreto, misterioso per i profani, spesso proibito; l’isolamento (rituale) di chi lo esegue e il precetto del silenzio circa l’esecuzione dello stesso non obbedirebbero soltanto a motivazioni sociali, ma sarebbero espressamente identificazioni formali della natura perfettibile del rito di magia.

Volendo ora approfondire, seppure in sintesi, i contenuti e le forme del rito come atto magico, si può notare come la sua esecuzione abbiano compreso l’osservanza di norme precise basate sulle circostanze di celebrazione. Circostanze che, spesso, hanno assunto valenza di un vero e proprio rituale. Tra queste, sono risultati molto importanti gli aspetti, o le combinazioni, astronomici o della stagione nei quali il rito è compiuto.

Proprio in base a tali aspetti - i solstizi e gli equinozi annuali - condurremo l’enumerazione dei riti nelle pagine successive. Del resto, lavorando alla ricerca dei riti si nota come i mesi, o i numeri ordinali degli anni di un determinato ciclo cosmico, siano elementi interessantissimi e significativi per la loro comprensione.

In genere i giorni di solstizio o d’equinozio, e le notti che li precedono e i giorni intercalari, la ricorrenza di feste religiose o patronali, sono comunemente ritenuti momenti particolarmente favorevoli sia alla celebrazione dei riti che al loro buon esito.
In egual maniera, sono osservati con attenzione i percorsi degli astri, le loro congiunzioni ed opposizioni (cfr. “corrispondenze astrologiche”, per la legge di simpatia in Magia”, lo stato del sole e della luna, astri segnatamente importanti nella cultura magica del rito.
È anche il rito che viene svolto in luoghi specifici, spesso ben localizzati e qualificati: boschi, vicinanze di corsi d’acqua o del mare, particolari luoghi consacrati. In assenza di questi, chi celebra il rito potrebbe “crearsi” il posto dove “fare”, il suo “tempio” da lui stesso purificato e consacrato preventivamente.

La scelta non solamente del luogo, ma anche di strumenti e di sostanze da usare nel corso del rito, ha originato una vera e propria cultura ritualistico-cerimoniale collaterale.

Infatti, i materiali usati nel rito magico possiederebbero virtù proprie, da attivare attraverso l’uso d’accorgimenti specifici (cfr. teoria delle “corrispondenze” già citata) o agenti in base alle leggi magiche della simpatia (similarità e contiguità). Nel rito sono così usati materiali e sostanze pure e spurie: le prime sono rintracciabili nei vari testi di farmacopea o d’erboristeria magica, le seconde sono le sostanze cosiddette “squalificate”, ovvero ossa, capelli, saliva, mestruo o sperma della persona che, nella pratica stregonica, diviene oggetto dell’atto ritualistico.

Oltre all’impiego di materiali e sostanze presenti in natura, il rito magico, specie nella cosiddetta “magia cerimoniale”, contempla l’uso di un’attrezzatura i cui pezzi avrebbero una valenza soprannaturale loro propria: la verga, la bacchetta, gli amuleti e i pantacoli, sono i più nominati e descritti nei grimori. Non solo: il rito magico prescrive anche, particolarmente nei periodi della vigilia della celebrazione, alcuni comportamenti etici per l’officiante quali i digiuni, la castità, le frequenti abluzioni, maschere o particolari trucchi del volto e specifico vestiario.

Così, l’insieme di tutte queste istruzioni sul tempo, sui luoghi e sulle sostanze, sugli strumenti e sui comportamenti, spesso è paragonabile alla stessa importanza del rito magico. Anzi, in molte occasioni, lo scopo perseguito dal rito cadrebbe in secondo piano rispetto a quanto si compirebbe per la sua preparazione. E’ il caso delle esecuzioni di danze magiche (rituali), delle musiche e dei ritmi, delle fumigazioni e delle intossicazioni, capaci di produrre “visioni” o effetti vari dai quali trarre suggerimenti profetici oppure indicazioni per il rito finale. 

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