SEGNALI E SIMBOLI
di Richard Pellard
L’astrologia e la scienza corrispondono a due paradigmi differenti, afferma l’astrologa Solange de Mailly-Nesle, perché l’astrologia riposa sul simbolo e questo su una percezione intuitiva dell’Uomo e della Natura.
Per l’astrologia, l’Uomo e il mondo non sono separati, bensì sono uniti da una intersoggettività. Questo punto di vista secondo il quale l’influenza degli astri sarebbe di natura a-causale e sfuggirebbe, dunque, alle leggi conosciute o non conosciute della fisica, è condivisa dalla grande maggioranza degli astrologi contemporanei.
Effettivamente rari sono coloro che pensano che l’influenza astrologica abbia delle basi naturali, fisico-biologiche. Suzel Fuseau-Braesch, fa parte di questa minoranza. In un recente articolo pubblicato nella “Lettre des Astrologues, ha duramente criticato l’approccio puramente esoterico e simbolico dell’astrologia. Dottore in Scienze, ex direttrice d’un laboratorio di ricerche biologiche al CNRS e astrologizzante, milita con un approccio strettamente razionalista, sperimentale e causale di questo sapere, valutando che “le nozioni di simbolismo, d’archetipo, di sincronicità in astrologia, non corrispondono a niente di scientifico difendibile e che costituiscono delle nozioni alla moda puramente letterarie che nuocciono alla reputazione dell’astrologia ed alimentano gli argomenti dei suoi denigratori”.
I protagonisti
Due campi sembrano così opporsi diametralmente e irriducibilmente: quello dei simbolisti e quello dei realisti. Le posizioni degli uni e degli altri sono anch’esse semplici, anch’esse trancianti? Non proprio: sommariamente si può dividere ognuno di questi campi anch’essi in due categorie.
I simbolisti
Per i simbolisti-spiritualisti, l’influenza astrologica si opera mediante il tramite d’una misteriosa, incommensurabile e immateriale “anima mundis” che comunicherebbe, in una dimensione meta-fisica (metafisica = che si trova dopo, aldilà della fisica). con le anime degli esseri. Secondo quest’ottica, l’astrologia è un sapere tradizionale perfetto, sacro, trascendente, intoccabile, i cui principi, metodi e ricette, non possono essere discussi o rimesse in causa, dalle scoperte della scienza materialistica considerata come “profana”.
I simbolisti realisti, invece, non si accontentano di questa spiegazione “magica” e, sapendo che le influenze zodiaco-planetarie sono inesplicabili nel quadro della fisica classica ed ufficiale, esaminano dalla parte della fisica quantica e invocano il principio della non separabilità cosmica che regna a questo livello d’organizzazione del reale per cercare di giustificare l’astrologia con la sincronicità, una nozione che resta sfortunatamente anch’essa molto vaga e molto misteriosa.
I realisti
I realisti-scientisti hanno una posizione puramente meccanicistica e materialista, per loro la sola astrologia che abbia diritto di citazione è quella che si sottopone alle regole della scienza sperimentale e ai metodi statistici classici. Persuasi che l’astro-simbolismo non sia che letteratura, non esitano a criticare o rifiutare tutte le asserzioni tradizionali non convalidate e confermate sperimentalmente.
Come i simbolisti-realisti, essi sanno che le influenze zodiaco-planetarie sono inesplicabili nel quadro della fisica classica ed ufficiale ma, molto uniti allo stretto principio di causalità, pensano che sia irrazionale pretendere di rimpiazzarlo con la sincronicità, appropriandosi perciò abusivamente di alcune nozioni di fisica quantica.
I realisti-critici, poco numerosi, sono nettamente più deboli. Essi pensano che se le attuali leggi della fisica e della biologia non permettono di tenere in considerazione razionalmente il fatto astrologico, è perché le nostre conoscenze scientifiche nel settore dell’energia, dello spazio, del tempo e della struttura, sono lacunose, parziali, imperfette o errate e che di conseguenza non bisogna esitare a criticarle, ad approfondire e a cercare altre vie.
Per loro, le regole della scienza ufficiale non sono parole di vangelo: se e quando non sono in grado di spiegare il fatto astrologico, bisogna definirle o cambiarle. Di conseguenza notiamo che le frontiere tra queste categorie sono più o meno porose. Il che è particolarmente rimarchevole nel caso degli astrologizzanti che esercitano delle professioni scientifiche (astronomi, fisici, informatici, etc.) e che sono, dunque, o si presume, siano “realisti” ma che arguendo, male che vada, al fatto che l’astrologia è incompatibile con le conoscenze attuali della scienza ufficiale, pensano che sia più razionale avere un approccio puramente simbolico dell’astrologia. Siamo qui in piena schizofrenia.
Come trascendere questi clivaggi? Come uscire da questi dialoghi fra sordi? Quando si hanno dei punti di vista così differenti, per arrivare a comunicare mi sembra che il minimo sia, pur non condividendo le stesse opinioni, di parlare lo stesso linguaggio. Incominciamo,dunque, con intenderci sul significato di qualche parola.
Fintantoché un simbolo è vivente…
Che cos’è un simbolo? Secondo Carl Gustave Jung, esperto in questo settore, è un termine, un nome o un’immagine che, anche quando nella vita ci è familiare, possiede tuttavia delle implicazioni che s’aggiungono al suo significato convenzionale ed evidente.
Fintantoché un simbolo è vivo, è la migliore espressione possibile d’un fatto (sono io che lo sottolineo). Un simbolo, dunque, non esiste in sé stesso. Esso è una importante rappresentazione grafica o pittorica di qualche cosa d’altro di sé.
Il mondo in cui viviamo e gli esseri e le cose che lo abitano, non sono in sé simboliche, è l’Uomo che lo simbolizza con la mediazione del suo immaginario. Secondo lo stesso Jung, il simbolo non è eterno, sacro, intoccabile. Se è vivo, è suscettibile d’evoluzione e soprattutto mortale: esso non è vivo, in quanto gonfio di significati.
Se questo significato si palesa, scoprendo l’espressione che formulerà al meglio, la cosa cercata, attesa o presentita, allora il simbolo è morto, non ha più che un valore storico, E’ allora verrà rimpiazzato da un nuovo simbolo, da un concetto. Qual è un punto comune tra un fatto, un essere, una cosa, una situazione?
La cibernetica ci dona la risposta: ognuno di loro può essere considerato come un segnale concreto, vale a dire una variazione di grandezza fisica di natura qualsiasi portatrice d’informazioni! Ad esempio: quando assistiamo ad un concerto, quando incontriamo un essere umano o un animale, quando ci accomodiamo su un sedile di legno o di pietra, captiamo dei segnali concreti provenienti dal mondo che ci circonda, segnali che i nostri cinque (o sei) sensi tramutano in percezioni. Il nostro cammino di simbolizzazione non interviene che in un secondo tempo, quando traduciamo i segnali percepiti sotto forma d’immagini che a loro volta possono trasformarsi in segnali astratti (linguaggi significanti, cifre & numeri).
La figura 1, creata da J.P. Nicola, è una rappresentazione sia simbolica, sia razionale dei circuiti di comunicazione tra segnali e simboli. Conformemente al simbolismo classico dello spazio, i segnali concreti occupano la posizione inferiore (basica, fondamentale), mentre i segnali astratti occupano la posizione superiore. I simboli hanno una posizione mediana e centrale, il che illustra la loro fondamentale ambiguità: situati nella zona intermediaria tra il concreto e l’astratto, è nella loro natura profonda rifletterne le duo-cooperazioni e i duali-confronti secondo i dosaggi che variano secondo le epoche e le culture.
Le sei frecce della figura 1 simbolizzano le relazioni e interazioni tra segnali e simboli.
- dai segnali concreti ai simboli: è mediante l’intercessione del sogno, della poesia, dell’intuizione, dell’immaginazione che l’Uomo trasforma i segnali concreti che ha percepito in immagini. Le mitologie sono interessanti dimostrazioni di questo cammino spirituale: non potendo rappresentare razionalmente le forze della natura, ad esempio sotto forma di concetti e misure scientifiche precise, l’uomo le ha simbolizzate attraverso i suoi diversi pantheon. E’ probabile che l’astrologia primitiva sia anch’essa nata da ciò.
- dai segnali concreti ai segnali astratti: il caldo, il freddo, il secco, l’umido, il chiaro, lo scuro, etc. sono convertiti sia in stenogrammi (parole o simboli ortografici), sia in teorie, sia in misure cifrate, ufficiali, per le quali non è necessario riferirsi al tonituonante dio-simbolo Giove per comprendere, misurare e spiegare i meccanismi d’un fenomeno come quello della folgore, intensa scarica elettrica, o di far riferimento alla sensuale dea-simbolo Venere per comprendere un fenomeno come quello del desiderio, che da questo punto di vista non è che una eccitazione ormonale. E’ questa anche la marcia degli astro-realisti che ricusano il tradizionale simbolismo astrologico.
- dai simboli ai segnali concreti: prendiamo l’ esempio di Babbo Natale. E’ questo un puro simbolo, un personaggio immaginario. Eppure lo si può incontrare concretamente per l’intermediarietà di tutti gli esseri che si travestono come lui nelle festività natalizie. Anche l’insegna d’una macelleria rappresentante una mucca stilizzata, non è che un simbolo non commestibile, ma la mucca simbolo si trasforma in segnale concreto se essa si stacca e vi cade sulla testa (ahi! sensazione ben concreta del dolore!). Ultimo esempio: una medaglia della Legion d’Onore è un simbolo che può metamorfizzarsi in segnale concreto quando la si accarezza con soddisfazione (percezione gradevole) o ci si punge con il suo spillo (percezione sgradevole).
- dai simboli ai segnali astratti: tre esempi possono illustrare questo circuito di comunicazione. La linguistica con delle parole lessicali e grammaticali. La psicanalisi cerca il significato astratto, teorico dei simboli che veicolano i sogni. Infine sembra evidente che l’approccio dell’astrologia simbolista metta in evidenza anche questo circuito, che consiste nell’operare delle verbalizzazioni e teorizzazioni partendo dalla materia prima dei simboli classici, senza interessarsi ai segnali concreti da cui essi sono pertanto generati
- dai segnali astratti ai simboli: i numeri sono dei segnali astratti (i più astratti dei segnali). In principio la loro ispirazione è quella d’essere capaci di calcolare indifferentemente non importa quella quantità di non importa che. Non per la numerologia che considera come ogni numero includa una dimensione simbolica. E’ così che l’1 diventa il simbolo di tutte le unità profane o sacre, il 2 quello di tutte le dualità, il 3 quello di tutte le trinità, dunque, ad esempio quello della Santa Trinità, ecc.ecc. Gli astrologi che arguiscono secondo le forme degli ideogrammi dei pianeti i loro significati simbolici, fanno la stessa cosa.
- dai segnali astratti ai segnali concreti: vi sono delle parole, delle frasi, delle cifre o delle teorie (segnali astratti) che ci gelano o ci fanno fremere di piacere (segnali concreti?. Ad esempio la parola Hitler, provoca nella maggior parte di noi una sensazione concreta di rifiuto viscerale. Come pure la cifra 666 per coloro che temono la bestia dell’Apocalisse.
Anche la fonetica, che studia le proprietà psico-fisiologiche del linguaggio, mette in evidenza questo circuito di comunicazione, come pure la calligrafia, infatti indipendentemente dal significato delle parole si può parlare o scrivere in un modo che è concretamente percepito come caldo, freddo, secco o umido, etc.
Simbolo contro concetto?
Presso numerosi astrologi e anti-astrologi, è scelta comune opporre i simboli e i concetti. I concetti sono delle rappresentazioni mentali astratte e generali, sono, dunque, dei segnali astratti.
Presso gli astrologi simbolisti, il concetto comparato alla ricca polivalenza poetica del simbolo. è rappresentato come riduttivo, rigido, strettamente razionalista.
Concetti e simboli sarebbero, dunque, nel mondo della rappresentazione dei nemici ereditari? Abbiamo visto che non è così.
Per contro, come lo sottolinea giustamente Jean-Pierre Nicola, “la funzione simbolizzante non potrebbe sostituirsi alla funzione di segnalazione razionale. Essa è la sola a poter rappresentare i fenomeni che la coscienza non integra per mancanza di attitudini, di maturità, di sufficienti informazioni (…). Il vero compito è quello di studiare le due funzioni separatamente, poi i loro rapporti. Tutti e due tendono verso uno stesso obiettivo: rappresentare il reale, interiore o esteriore all’uomo. Questo obiettivo è l’informazione, più o meno tendenziosa secondo le personalità, sul mondo, su di sé e sulle relazioni reali o immaginarie tra il mondo e sé, si può dubitare d’una comunicazione che tenta di spiegare con dei simboli ciò che s’intende meglio con dei segnali, o viceversa”. Nessun percorso spirituale è da sottovalutare o privilegiare, ch’esso sia simbolico o razionale, analogico o logico. I diversi modi di procedere simbolici e analogici sono prospettive, pioniere, quelle concettuali e logiche, sono organizzatrici, conservatrici. In quest’ordine, le due sono necessarie, si completano, Ciò che pone il problema, sono i dosaggi, gli eccessi dell’uno o dell’altro modo di procedere. E’, dunque, sbagliato che numerosi astrologi pensino che il condizionalisti siano anti-simbolisti. “I simboli, scrive Jean-Pierre Nicola, sono fatti per svelare l’ignoto. La scuola condizionalista studia, dunque, tutta la simbologia astrologica per ritrovarne i contenuti concreti, i segnali originari delle creazioni simboliche dell’uomo”.
Imparare a comunicare
I dibattiti e le discussioni che ha sollevato l’articolo di Suzel Fuzeau-Braesch non datano dal momento della sua apparizione. Essi agitano l’ambiente astrologico da centinaia d’anni. Come uscirne, come arrivare a comunicare insieme al di là dei nostri diversi punti di vista? Sapendo dove si parla e dove l’altro parla evitando di diventare un integralista del segnale concreto (“le basi biofisiche, non vi sono che queste”), del simbolo (“la dimensione simbolica, non vi è che questa”) o del segnale astratto (”la teoria pura e dura, non vi è che questo”). Il reale che noi condividiamo è fatto di tutto ciò, e tutto ciò è in relazione e interazione, in metamorfosi permanente all’interno della struttura-matrice comune all’uomo e all’universo. Uno dei problemi essenziali di comunicazione tra astro-simbolisti e astro-realisti, probabilmente risiede nel fatto che i primi sono molto evidenziati, che sono terribilmente conservatori ( “non si devono toccare i vecchi simboli tradizionali e sacri”), e che si disinteressano in particolar modo dei segnali concreti, vale a dire delle fondamenta biofisiche dell’influenza astrologica (alle quali spesso negano ogni realtà, il che ha come inevitabile effetto meccanico quello d’inaridire la fonte dove nascono i simboli e di conseguenza di non più permettere a loro di produrre dei nuovi simboli attuali e vivi. Gli astro-simbolisti sono, dunque, i primi responsabili di questi problemi di comunicazione. Ma gli astro realisti che rifiutano di prendere in considerazione la dimensione simbolica della rappresentazione del mondo astrologico, non fanno così che rinforzare il dialogo fra sordi. Quando gli astro-simbolisti accetteranno e comprenderanno che i simboli non sono delle icone sacre e fisse sorgenti da un nulla primordiale, ma delle combinazioni d’intuizioni visive di cui bisogna comprendere le fondamenta scorticando la logica nascosta, quando gli astro-realisti accetteranno il fatto che le loro teorizzazioni e concettualizzazioni delle realtà bio-astrofisiche non possono mai venire al capo della funzione simbolica inerente lo spirito umano, dei fruttuosi dialoghi saranno possibili.
Uscire da confusioni e amalgami
Ritorniamo ai testi di Suzel-Fuzeau-Braesch e di Michel Cazenave. La posizione della prima è chiaramente scientifica, quella del secondo è per contro ambigua. Egli afferma - con ragione – che l’ipotesi di una astrologia causale non è compatibile con le attuali conoscenze scientifiche . Ma, conclude che l’influenza astrologica sarebbe esclusivamente simbolica. La storia delle scienze ci mostra pertanto che una tale conclusione può essere azzardata.
Prendiamo qualche esempio: Copernico ha imposto l’eliocentrismo ai dogmi della scienza del suo tempo. Se Michel Cazenave avesse seguito lo stesso ragionamento prima che le tesi di Copernico fossero riconosciute, avrebbe affermato che l’eliocentrismo non era che una realtà simbolica, mentre ora è una realtà astrofisica. Mendel ha scoperto le leggi della genetica osservando ciò che producevano le sue ibridazioni di piselli. La scienza ufficiale del suo tempo non vi aveva creduto. Prima che si accettasse la realtà del fatto genetico, Michel Cazenave avrebbe affermato che la genetica è del simbolismo. Wegener ha scoperto il fenomeno della deriva dei continenti, allora la scienza ufficiale aveva rifiutato la sua teoria e Michel Cazenave avrebbe affermato che la deriva dei continenti non è che un simbolo. Ben si vedono i limiti di una tal presa di posizione. La realtà è che l’astrologia è un sapere ibrido, all’incrocio fra scienze fisiche e scienze umane. E’, dunque, nella sua aspirazione unire i segnali e i simboli, Suzel Fuzeau-Braesc commette un errore negando ogni legittimità ai simboli astrologici in nome dei segnali astrofisici, Michel Cazenave ne commette un altro negando ogni realtà ai segnali astrologici in nome dei simboli. L’astrologia contemporanea deve ora togliere la polvere al suo arcaico simbolismo per creare dei nuovi simboli viventi, estrarre dai simboli i loro significati astratti e razionali e nello stesso tempo cercare quali sono le leggi biofisiche che si trovano all’origine delle influenze zodiaco-planetarie. Vasto programma che necessita un vero dibattito.
* Questo articolo è apparso in La Lettre des Astrologues, bolletino interno de la FDAF. (Federazione di Astrologia Francese 17/11/2002)
