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san francesco

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Ventenne, partecipò con foga alla guerra d'Assisi contro Perugia che terminò nel 1203, fu fatto prigioniero e subì un anno di carcere a Perugia qui, probabilmente, venne a conoscenza delle dottrine mistiche di Gioachino da Fiore, morto nello stesso anno.

Liberato dal padre, si presume dietro pagamento di un forte riscatto, tornò a casa gravemente ammalato. Sua madre allarmata, lo fece curare da valenti dottori e lo riempì d'amorose cure che presto però si trasformarono per lui in un nuovo motivo d'insofferenza e d'irrequietezza che lo trascinò a bighellonare per bettole in cerca d'estrosi piaceri e di ribalderie da compiere.

Nella primavera del 1204, Francesco incontrerà per la prima volta Chiara, figlia di Favarone di Offreduccio di Bernardino (secondo taluni invece sarebbe figlia di Favorino Scifi, conte di Sassorosso) e di Ortolana dei conti Fiumi, nata ad Assisi nel 1193 o 1194 (secondo alcuni il 16 luglio 1194).  Era molto giovane, bellina, aggraziata e pudica. La salutò e lei rispose con un cenno del capo ed un sorriso. Stava al centro di un gruppo d'ancelle e di valletti, indossava una veste bianca e azzurra e teneva in mano un mazzolino di profumate violette di campo.

L'incontro fece breccia nell'animo del giovane, ma non ne placò i tormenti che andavano sempre più addensandosi nella sua mente e nel suo cuore. Le sue giornate erano inquiete, i suoi sonni sempre più agitati tanto da preoccupare genitori ed amici.

Francesco, dentro di sé assisteva alla vacuità e all'inconsistenza delle cose del mondo, meditava di continuo sull'instabilità dei beni terreni disprezzando la volubilità delle cose caduche e, con tutte le forze sospirava di desiderio per il regno celeste ricercando interiormente un motivo per continuare a vivere, finché una notte di settembre fuggì e vagò per le piane fino a giorno inoltrato, infine tornò a casa lacero, sudicio e tremante. I suoi, preoccupati pensarono che avesse contratto un male molto serio, il “mal caduco” (epilessia).

Alle loro angosce e rimostranze, Francesco non diede smentita, non pronunciò parola alcuna, prese con sé solo qualche indumento ed un cavallo e iniziò a vagare senza meta per i boschi del Subasio dove gli amici in ansia lo cercarono per giorni e giorni e finalmente lo trovarono. Era molto cambiato, sia nell'aspetto esteriore trasandato e discinto, sia nell'animo. Appariva assennato e calmo e ripeteva a tutti di aver trovato Dio, di aver finalmente compreso il significato della vita, di voler servire Cristo in umiltà e nello stato di povertà più assoluto, povertà intesa come riforma radicale del modo di vivere e di pensare.

Nell'autunno del 1206 Francesco fece ritorno ad Assisi, nella casa paterna.

Genitori, parenti ed amici lo accolsero lieti, soltanto la madre si accorse del suo profondo cambiamento, infatti, in lui era avvenuto un mutamento radicale, una trasformazione accompagnata da quelle “voci interiori” che lo guideranno nella sua scelta.

francesco rinuncia ai beni

La sera stessa madre e figlio parlarono a lungo ed infine, pur con grande dolore la donna accettò la decisione del figlio di voler cambiare vita.

Pietro di Bernardone fu informato della decisione del figlio, quella cioè di voler scegliere i voti di povertà, di castità e d'obbedienza, ma reagì molto male, poi costatata l'inutilità delle sue parole e delle sue minacce si rivolse al Vescovo della città affinché dissuadesse il figliolo dall'intraprendere una vita d'umiliazione e di stenti e dal respingere le ricchezze ed un'onorata famiglia.


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