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In questo breve lavoro, che riteniamo essere conciso, ma completo
per un pubblico non particolarmente ferrato sull’argomento, parleremo
delle Rune.
In quest’ottica, divulgativa e informativa, ci siamo attenuti alla
loro spiegazione nel modo più chiaro possibile,estraneo alla
trattazione erudita o paludata di lavori seri fino ad ora comparsi
nel panorama editoriale, pur tenendo in conto la forte specificità
dell’argomento.
Semplicità e realismo caratterizzano, a nostro avviso, ciò
che proponiamo. Soprattutto abbiamo voluto evidenziare l’aspetto originario
delle rune le quali, prima di essere alfabeto di civiltà antichissime
ben definite entro certi confini geografici dell’ Europa, sono
essenzialmente segni grafici divinatori, intrisi di valenze
esoteriche, sebbene allora molto naif, e di conoscenze magiche, naturistiche
delle arcaiche tradizioni continentali. In tal senso le rune, per
essere comprese e valutate nella loro pienezza, urgono di riferimenti
mitici e mitologici.
Ci siamo così inoltrati nei copiosi e criptici meandri letterari
e religiosi della cultura tradizionale dei popoli del nord-europa,
analizzando e citando i poemi basilari di questi, anche attraverso
la ricerca e lo studio di opere già scritte. Abbiamo così
potuto evidenziare che la cultura dei primitivi europei fu incentrata
sulla guerra, sull’agricoltura e sull’arte visiva, argomenti dei quali
le rune sono evidenziazione pratica, sia occulta che palese.
Sotto tale aspetto ci sembra che le rune e il loro significato costituiscano
le nostre arcane radici del soprannaturale, sulle concezioni del mondo
terreno e di quello celeste, segnacoli ancestrali e civilizzatori dello
spirito umano ai quali ogni uomo di cultura del tempo, e per certi
versi anche “moderno”, ha dovuto fare riferimento.
C’è un altro aspetto delle rune
che deve essere sottolineato e che forma argomento del nostro lavoro
di ricerca: quello magico, ovvero “di potenza” e , per estensione,
divinatorio. Già, poichè le rune sono essenzialmente
interpretate come simboli, non di dio, ma del divino: della emanazione
celeste primordiale che consente , secondo le leggende nordico-runiche,
l’unione nel Tutto, delle sfere celesti e di quelle terrestri. E proprio
per questo le rune sono segni grafici divini, potenti, magici e fortemente
misteriosi nelle loro estrinsecazioni e nel loro divenire nel mondo.
Nel poema Ha’vama’ le rune infatti sarebbero
state donate dal dio supremo Hangi-Odino all’umanità affinchè
questa fosse partecipe alla conoscenza dell’universo.
Rune dunque, come conoscenza della Sapienza dell’universo, del Cosmo
come contrapposizione al Caos primordiale, alle tenebre e all’ignoranza.
Attraverso la nostra ricerca siamo pervenuti all’interpretazione
magica e divinatoria delle rune. Non ne abbiamo fatto un testo di runologia
in se stessa, ma di interpretazione adattata al gusto contemporaneo
e alla mentalità moderna. Abbiamo cercato anche di rimanere
fedeli alla filosofia del pensiero tradizionale che, a nostro avviso,
rimane ancora la migliore chiave di lettura delle rune.
In questa sede infatti, ci è sembrato opportuno evidenziare
la presenza, nelle culture europee, di un nucleo originario di “rivelazioni
di verità” metafisiche, nel contempo, etiche e spirituali. Rivelazioni
che sembrano costituire, ad ogni effetto, la sapienza del soprannaturale
comune a tutte le civiltà e a tutta l’umanità di qualsiasi
epoca e di qualsiasi area geografica.
E le rune, la potenza divina insita in esse, sembrano essere validissimi
strumenti per forare le sovrastrutture dogmatiche o politiche create
dall’ignoranza, spesso evidentissima, delle società umane cosiddette
"positivistiche" e più sofisticate.
E’ nell’Uno che si piega e si dis-piega
il Molteplice e, in un certo senso, tutto ciò che è peculiare
allo spirito umano: ovvero la capacità di creare e ancora creare,
attraverso forme peculiari di usanze e costumi dei singoli, ciò
che comprende un’unica verità universale.
Le Rune, e pertanto gli antichissimi simboli della cultura continentale,
possono essere strumenti validissimi per forare la nebbia dell’ignoranza
imposta alla ricerca dell’Uno. E sul piano prettamente fenomenico,
per poter partecipare al passato, al presente e al futuro dei cicli
del Cosmo, dei quali l’uomo è da sempre parte integrante.
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