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Di rune si sente tanto parlare ma di loro poco si conosce.

Si sa, ad esempio, che erano segni alfabetici usati dai popoli germanici prima che nell’area fosse introdotto il latino, affermatisi di pari passo con la  progressiva opera di cristianizzazione.

Meno risaputo è che, ancor prima di essere alfabeto di civiltà antichissime ben delineate entro certi confini geografici dell' Europa, le rune erano essenzialmente segni grafici divinatori intrisi di conoscenze magiche e di valenze esoteriche, per quanto primitive.

Dal momento che i primi sei caratteri dell' alfabeto runico compongono foneticamente il termine futhark, è invalso l' uso di chiamare comunemente l' intero complesso runico con questo nome.
Oltre a un futhark più antico, diffuso in tutto il mondo germanico, del quale ci è giunto un ridotto numero di iscrizioni e che comprendeva 24 segni, ne esisteva uno meno arcaico, impiegato unicamente dalle popolazioni scandinave e costituito da 16 rune, del quale conosciamo, invece, migliaia di iscrizioni.

Proseguendo nell' excursus storico, sappiamo che l' alfabeto runico fece la sua prima comparsa nella storia tra le popolazioni germaniche dell' Europa centrale e tra quelle nordiche e scandinave, probabilmente intorno al II secolo d.C.

Le popolazioni norvegesi, e segnatamente i Vichinghi, introdussero le rune in Islanda e in Groenlandia, mentre è ai Germani che si deve la diffusione di tale alfabeto fino in Bulgaria, in Romania, in Russia e perfino tra i popoli mongoli e siberiani.

Ritroviamo, infatti, un alfabeto runico di 12 segni fra i popoli carpatici e di 27 fra quelli siberiani. Ma, al di là delle differenti consistenze numeriche, tutti questi alfabeti sono accomunati da un dato di natura esplicitamente ritualistica: il loro totale è sempre rappresentato da un numero che è multiplo del tre.

Probabilmente fra il V e il VII secolo, le rune furono diffuse nelle isole britanniche dalle invasioni degli Angli, degli Juti e dei Sassoni: in questi territori l’alfabeto runico giunse a comprendere 36 segni.

A quell' epoca, infatti, risalgono i più antichi documenti scritti, che ne attestano l' uso, anche se alcuni studiosi sostengono che le rune siano state impiegate già molto tempo prima.

Segni runici compaiono in iscrizioni su materiali di diversa origine: metallo, osso, ma soprattutto pietre. A proposito di queste ultime, le cosiddette pietre runiche, va detto che ne esistevano di diverse dimensioni e, in alcuni casi, erano impiegate a guisa  di stele funeraria, allo scopo di proteggere le sepolture.
Pare comunque assodato che la maggior parte degli oggetti runici fosse, tuttavia, in legno, materiale che purtroppo non ci è giunto, data la sua alta deperibilità, fatti salvi alcuni reperti, come le prue delle navi o le soglie delle case, che di solito venivano anch’esse incise con motivi runici propiziatori.

I guerrieri utilizzavano spesso scudi di metallo sui quali erano incisi motivi runici, che avevano il fine di proteggerli in battaglia. Simboli runici sono stati trovati anche impressi su spade e gioielli, anch' essi allo scopo di difendere il loro proprietario, trasmettendogli forze magiche. Queste rune erano incise in genere con uno strumento appuntito consacrato appositamente a questo uso.

Nel corso del Medioevo, quando il Cristianesimo divenne l' elemento culturale dominante nella maggior parte dei territori continentali, l' alfabeto runico e le sue significazioni magiche, finirono con il cadere in disuso, poiché la dottrina cristiana reputò "demoniaco" quest' alfabeto e in combutta con il diavolo chiunque ne avesse fatto uso a scopi rituali.

Nel 1639, un editto vietava il loro uso in Islanda, ma la conoscenza delle rune continuò in gran segreto. Numerosi elementi del vecchio linguaggio norrese sono sopravvissuti nelle attuali lingue scandinave, nell' inglese, olandese e tedesco.

L' islandese è l' attuale linguaggio più vicino al vecchio norrese.

In inglese, l' uso di Ye per significare l’articolo The è una reminiscenza della runa Thorn, che si pronuncia TH ma che rassomiglia alla Y.

Ciò non toglie che, nonostante i rigori della Chiesa romana, molti popoli europei continuarono a usare i segni runici nel corso delle loro festività tradizionali connesse principalmente a valori agresti e riproduttivi del bestiame e degli uomini ed utilizzate per comunicare e in altri campi per trasmettere segreti esoterici.

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