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Augusto
letterato
Relativamente recenti sono le scoperte di iscrizioni, inserite
in contesti architettonici celebrativi, di frasi delle Res Gestae
di Ottaviano Augusto, l'unica opera letteraria rimasta dell'Imperatore.
Si sa però che egli avesse composto anche un'autobiografia,
alcuni poemi e delle orazioni.
Il “Res Gestae”, la cui copia
più significativa fu chiamata "monumentum
ancyranum" da Ancyra, antico nome delle città
turca di Ankara, fu completato da Augusto nel suo ultimo anno di
vita (nell'anno 13), depositata presso le vestali di Augusto e letta
nel senato romano dopo la morte.
Nei trentacinque capitoli del “Res Gestae”, Ottaviano descrisse
minutamente, ma in uno stile solenne ed esauriente, le realizzazioni
politiche ed economiche compiute nei suoi cinquantuno anni di vita.
Un metodo di governo ancora attuale
Ottaviano portò a compimento la romanizzazione della fascia
alpina oltre i confini dell'Italia con la creazione delle province
della Rezia, della Norica e della Pannonia, ma tuttavia non riuscì
a conquistare interamente i territori germanici. Un suo generale,
Publio Quintilio Varo, nell'anno 9 subì una terribile disfatta
nella selva di Teutoburgo (l'odierna Dietmold) da parte di Arminio,
re dei Cherusci: la sconfitta ebbe contraccolpi politici a Roma che
durarono decenni.
Peraltro Augusto, ad eccezione di quelle contro i cesaricidi (Filippi)
e contro Antonio (Modena e Azio), non condusse mai campagne militari
in prima persona, che affidò invece a persone a lui molto
vicine.
Del
resto egli fu sempre condizionato negli spostamenti militari e nella
politica dalle vicende famigliari, nell'idea assillante di risolvere
il problema della propria successione nell'ambito della parentela.
Infatti un successore che fosse accetto al tradizionalismo del partito
senatoriale avrebbe potuto perpetuare l'ideologia dell'impero come
governo del migliore ed allo stesso tempo intendeva affermare il
principio di designazione al potere, cosa che di fatto avrebbe comportato
l'inizio di una dinastia, la prima di Roma.
L'ambiguità non fu risolta ed il problema ebbe un peso
determinante nelle vicende dell'impero. Infatti, dopo avere ripudiata
la prima moglie Scribonia da
cui aveva avuto Giulia, Ottaviano sposò nel 38 a.C. Livia
Drusilla una vedova proveniente dalla vecchia aristocrazia
romana.
Non avendo avuti eredi da Livia, fece sposare la figlia Giulia
con il di lei cugino Marcello e poi, morto questo, con tale Agrippa.
Ma i figli nati da questo matrimonio, Caio e Lucio, morirono giovanissimi
per un incidente così che Ottaviano si trovò costretto
ad adottare come figlio Claudio Tiberio,
il figlio di primo letto di Livia Drusilla.
A
Tiberio Ottaviano conferì i suoi poteri nell'anno 5. La scelta
di un parente membro di un'antica e nobile famiglia dell'aristocrazia
romana, la Claudia, lo fece entrare nelle grazie dell'intero senato
favorendo nello stesso tempo l'esigenza di una soluzione dinastica
del problema della successione ad imperatore.
Pur in circostanze talvolta drammatiche, Claudio Tiberio riuscì
alla fine a consolidare le azioni dinastiche intraprese dal padre
adottivo.
Fu un ottimo uomo politico ed un abilissimo generale, molto amato
dai ceti più umili del popolo.
Promosse la divinizzazione a Roma di Ottaviano Augusto, ma rifiutò
per sé il titolo di imperatore, pur continuando abilmente
l'opera di consolidamento del sistema monarchico-imperiale di governo
e dell'amministrazione delle province.
Morì a novantacinque anni d'età presso Capo Miseno
durante un viaggio di ritorno a Roma. Sotto il suo regno nacque
Gesù Cristo.
Mirko
Cuneo
NOTA BENE
Per la stesura di questo brano mi sono avvalso di notizie tratte
da articoli vari in riviste storiche e di arte romana.

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