|
E' stato Caio Giulio Cesare Ottaviano,
detto Augusto (63 - 14 a.C.), colui che ha inaugurato
in Roma la lunga serie di imperatori che, nel bene e nel male, si
protrasse fino alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Nipote
di Marco Azio Balbo e pronipote e figlio adottivo di Caio Giulio
Cesare, fu da questi nominato erede di gran parte del suo patrimonio.
Dopo l'uccisione di Cesare, nel
44 prima di Cristo, Ottaviano si presentò come il più
intransigente continuatore della politica cesariana. In questo atteggiamento
fu favorito da un esasperato tatticismo del rivale Antonio, allora
indiscusso erede politico di Cesare, che tentava un accordo con il
partito del senato romano e quello degli uccisori del Cesare.
Immediatamente dopo il celebre omicidio, Ottaviano costituì
un esercito personale formato in gran parte da veterani cesariani.
Con questo batté le truppe del rivale a Modena nel 43 a.C.
e, come conseguenza, impose la propria elezione a console. Tuttavia,
in seguito ad intese diplomatiche, Ottaviano optò per formare
un triumvirato con Antonio e Lepido, dando così origine ad
un'aspra repressione nei confronti del partito romano senatorio.
Dopo la battaglia di Filippi del 42 a.C., in cui furono sconfitti
gli uccisori di Cesare, i triumviri si divisero le rispettive zone
di influenza: Ottaviano Augusto si prese gran parte dei possedimenti
romani in Occidente, Antonio quelli dell'Oriente, ed una parte molto
minore dei due l'ottenne Lepido.
Il
triumvirato durò fino al 32 a.C., fino a quando cioè
Ottaviano non sconfisse Antonio nella battaglia
navale di Azio, riducendo le zone orientali ad un dominio
personale ed avviando quel processo politico che culminò nella
fondazione dell'Impero Romano.
Con il termine “imperium”
nel diritto romano era indicato il potere sovrano che era di spettanza,
nella Roma repubblicana, ai maggiori magistrati di governo.
In epoca monarchica fu riferito al principe, denominato perciò
“imperator”. Inizialmente riservato
al potere supremo di comando militare, di forza di polizia, di convocazione
delle assemblee pubbliche e di emanazione di decreti amministrativi,
il concetto di impero fu modificato dallo stesso Ottaviano che lo
ridusse anche ad un'attribuzione personale del capo supremo di Roma.
Il disegno istituzionale di Ottaviano, basato sul consenso del
partito senatorio e nobiliare di Roma, iniziò ad attuarsi
nel 27 a.C. quando gli fu concesso dal senato il titolo di "augusto”
(da cui il nome) con il quale poteva esercitare anche l'autorità
religiosa ed attraverso il quale gli veniva affidato un potere proconsolare
sui territori romani “non pacificati” ed il comando dell'esercito
nazionale.
Questa posizione gli fu ribadita e perfezionata negli anni successivi,
mediante la concessione vitalizia del potere proconsolare di tutte
le province e l'assunzione di tutte le funzioni istituzionali, dal
tribunato della plebe e dal potere censorio al “pontificato
massimo”. In questo modo Ottaviano Augusto poté
accentrare nella sua persona i poteri forti di Roma, ottenuti legalmente
e legittimamente.
L'accentramento determinò in modo naturale l'introduzione
in Roma della figura del monarca, del principe che, di fatto, attuava
un superamento ed annullamento delle istituzioni repubblicane e
di quelle oligarchiche verificate negli ultimi decenni.
Alla soluzione del problema istituzionale corrispose la riorganizzazione
della vita sociale.

La pax
augusta
Ottaviano iniziò immediatamente a istituire gli uffici
di prefettura del pretorio, degli affari esteri, dell'annona e delle
guardie civiche, determinando l'insorgenza di una nuova burocrazia
costituita in gran parte da rappresentanti del ceto nobiliare, mentre
lasciò al partito senatorio il monopolio delle cariche presenti
nel sistema di governo repubblicano, che peraltro diventarono sempre
meno influenti.
Tuttavia
l'organizzazione militare e civile delle province dipese strettamente
dal lui. Nelle terre lontane vi stanziò nuove legioni, stabilite
in numero di venticinque, ed affidò i governi locali a suoi
delegati di fiducia, scelti nel partito dei senatori e dei nobili
romani, e ad amministratori per la creazione di una cassa imperiale
(il “fiscus”) in sostituzione
della sorpassata tassazione pubblica e del vecchio erario statale.
Stabilì l'arruolamento militare obbligatorio a diciassette
anni di età, ed una ferma di venticinque anni, istituendo
anche un vitalizio permanente per i congedati. Con la burocrazie
e con l'esercito, Ottaviano si procurò due strumenti essenziali
per il controllo dello stato romano, che gli consentirono dio governare
direttamente il suo impero pur nel rispetto formale del senato di
Roma. Inoltre il programma di politica interna mirò a consolidare
l'appoggio delle classi abbienti attraverso la restaurazione dei
valori tradizionali del costume romano e della religione dei padri.
Incoraggiò
l'impegno degli uomini di cultura, anche attraverso l'abile aiuto
di Caio Cilnio Mecenate, influente
uomo politico dell'epoca e protettore di artisti (Virgilio, Orazio
e Livio). In questo modo Ottaviano promosse una missione civilizzatrice
ed ecumenica di Roma, anche attraverso il controllo diretto della
produzione letteraria.
In questo periodo furono molti i letterati costretti all'esilio,
per esempio il poeta Publio Ovidio Nasone
e il filosofo Timagene, divenuti
affatto graditi al potere costituito. Ottaviano intervenne anche
massicciamente nell'edilizia di pubblica utilità (terme e
ponti, acquedotti e strade) ed in quella monumentale. L'impegno trasformò
Roma da una città prevalentemente di legno in un centro urbano
di pietre pregevoli e di marmi.
Al primo imperatore si deve la sistemazione monumentale
di Campo Marzio, della costruzione del Teatro di Marcello, del Pantheon
(oggi diventato il mausoleo sepolcrale dei re d'Italia) e della Basilica
Giulia e soprattutto del Foro di Augusto, completato nel secondo
anno della nostra èra con l'edificazione del tempio di Marte
Ultore (il vendicatore).
La
costruzione della monumentale "Ara
Pacis Augustae" contribuì non poco alla instaurazione
del culto del primo imperatore, celebrato in questo senso come custode
e difensore della pace.
Tuttavia, di fondamentale importanza fu la sua opera di urbanizzazione
intrapresa in molte città della Penisola e delle lontane province.
Furono fondate numerose colonie (Torino, Aosta, Lione, Nimes,
Autun, Clermont Ferrand e Limoges) affidate in gran parte ai veterani
dell'esercito, e la connessa realizzazione delle loro infrastrutture.

|