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 di Mirko Cuneo

Marco Aurelio Antonino, (121-180), fu l'imperatore ucciso in Germania (Vindobona, l'attuale Vienna) di cui si narra nel recente film “Il gladiatore” di Ridley Scott.

Fu nipote da parte di madre dell'imperatore Antonino Pio e proprio da questi fu adottato come figlio, insieme a Lucio Vero, nel 138. Compì in questa veste la carriera militare culminata nel consolato del 145, anno in cui sposò Faustina dalla quale ebbe numerosa figliolanza.

Diventato il collaboratore più fedele all'imperatore, gli successe al potere nell'anno 161 associandosi a Lucio Vero, avviando in questo modo una duplice corona imperiale.

Nonostante il profondo desiderio di pace che sempre lo contraddistinse ed un temperamento più portato agli studi e alla meditazione, Marco Aurelio fu immediatamente costretto ad affrontare numerose guerre.

In Oriente appoggiò l'azione di Lucio Vero, il quale giunse alla sottomissione dei territori della Cappadocia e parte della Siria intorno al 165.

In Occidente, in particolare nelle regioni germaniche, popolazioni marcomanne e i Quadi riuscirono a raggiungere la città romana di Aquileia minacciando di calare in tutta l'Italia settentrionale.

La morte di Vero costrinse Marco Aurelio a prendere in mano la situazione militare. In questa veste condusse varie campagne militari accompagnate da azioni diplomatiche che condussero, intorno all'anno 175, alla completa vittoria di Roma e alla formazione della provincia della Sarmazia, territorio oltre il fiume Danubio e verso i Balcani.

Nonostante l'indole mite Marco Aurelio, divenuto ormai l'unico imperatore, stipulò con le popolazioni germaniche e danubiane una pace durissima.

Impedì i rapporti tra i vari clan tribali, impose la deportazione di molti uomini nelle miniere di sale della Sicilia e la consegna di migliaia di prigionieri, donne e bambini che fossero stati.

Queste circostanze furono riportate in bassorilievo nella celebre "colonna aureliana" presente in Campidoglio a Roma.

Nel 175 Marco Aurelio dovette fronteggiare la ribellione del governatore romano di Siria, Avidio Cassio, ed una gravissima epidemia di peste scoppiata nell'esercito orientale.

CommodoMorta la consorte Faustina, nel 177 associò al potere il figlio naturale Commodo e con lui dovette fronteggiare una nuova ribellione dei Marcomanni e dei Quadi.

Condusse personalmente la spedizione militare, ma la morte lo colse in maniera misteriosa nell' accampamento romano di Vindobona nel febbraio dell'anno 180, in piena campagna militare.

Gli succedette immediatamente al potere Commodo.

Contrariamente a quanto è stato raccontato da una certa filmografia e letteratura recente, Commodo fu un monarca abile e generoso, di certo non colpevole della morte del padre anche se fu costretto dagli eventi ad adottare una politica dura e spesso sanguinaria.

Marco Aurelio non riuscì nell'opera di romanizzazione delle popolazioni germaniche anche se le sottomise con la forza delle armi, cosa in cui i suoi predecessori avevano avuto successo con i popoli britannici.

Nell'amministrazione dell'impero continuò la tradizione dei precursori, adeguandosi all'immagine del sovrano giusto ed utilizzando le risorse finanziarie per sanare situazioni di disagio sociale.

In campo giuridico restituì numerose competenze al Senato e decentrò alcune funzioni giudiziarie grazie alla costituzione di appositi uffici per l'amministrazione della giustizia.

La tradizione postuma lo ha designato come un imperatore filosofo, sebbene la pratica di governo non gli avesse dato modo di esprimere pienamente i suoi ideali stoici.

Sotto questo aspetto, l'imperatore Marco Aurelio appartenne anche alla storia del pensiero umano ed alla cultura. infatti fu educato dai celebri retori Cornelio Frontone ed Erode Attico ed indirizzato alla filosofia stoica dal maestro Vigneto e dal filosofo Epiteto.

Compose dodici libri di meditazioni (“Colloqui con se stesso” detti anche “Ricordi”), documento principale della sua fama filosofica.

Di Marco Aurelio sono conosciute anche le “Epistole” giovanili in lingua greca e latina, indirizzate al suo mentore Frontone. 

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