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Fu eletto questore dei territori
della Spagna Ulteriore nel 68 a.Cr., si legò alla politica
di Lucio Licinio Crasso e sostenne l'azione politica di Lucio Sergio
Catilina che si opponeva all'oligarchia dei senatori. Da questi tuttavia
si allontanò gradualmente dopo il 65 a.Cr. non approvandone
più i metodi di lotta.
Nello stesso anno 65 fu eletto edile,
guadagnandosi il favore popolare organizzando giochi fastosi e ricollocando
in Campidoglio i trionfi di Mario.
Due anni più tardi fu di nuovo eletto pontefice
massimo con l'appoggio di Crasso.
Nel 61 Cesare dovette subire uno scandalo famigliare. Sarebbero
stati rivelati i misteri del culto (a sfondo orgiastico) di una divinità,
la Bona Dea, della quale la sua terza moglie Pompea
era devota celebrandone i rituali addirittura all'interno della comune
abitazione. Cesare riuscì a sventare i danni dello scandalo
ripudiando Pompea e scagionando il factotum Clodio, vero responsabile
della vergogna pubblica.

In questi anni Cesare, sostenne l'illegittimità della condanna
a morte dei catilinari e appoggiò la legge
agraria di Servilio Rullo per l'acquisto di terre in Italia
da distribuire ai nullatenenti.
Nel 60 a.C. Cesare strinse con Pompeo e con Crasso l'accordo noto
alla storia come primo triumvirato.
In realtà fu un accordo privato tra personaggi politici
i cui interessi in quel momento erano convergenti, infatti Gneo Pompeo
aveva liquidato l'esercito al ritorno della campagna contro Mitridate
(VI) di Pergamo, si era visto respingere dal Senato romano le decisioni
da lui prese in Oriente e la richiesta di sistemazione territoriale
ed economica dei propri veterani.
Crasso tentava di approfittare della situazione per crearsi un
vasto spazio politico nell'Urbe e in Italia, mentre Cesare appariva
come la personalità politica capace di garantire che Pompeo,
vincitore e sottomettitore della Siria, non assumesse il predominio
in Roma.
Il matrimonio di Gneo Pompeo con la figlia di Cesare, Giulia,
sanzionò l'intesa in cambio dell'elezione senza scossoni a
console di Cesare per l'anno 59.
Diventato console secondo
gli accordi, Cesare con due leggi agrarie fece approvare la distribuzione
ai veterani di Pompeo dell'agro pubblico romano, compreso il redditizio
demanio della Campania. Le leggi, fatte approvare in aperta opposizione
al Senato, provocarono l'inizio delle contese tra Cesare e la classe
senatoriale.
Fu una situazione conflittuale acuita ancora più sia dalla
ratifica dei possedimenti pompeiani in Medio Oriente, che dall'approvazione,
in maniera poco trasparente, della sensibile riduzione dei canoni
d'appalto sulla riscossione dei tributi gestita in Italia da Licinio
Crasso.
Inoltre
Cesare, nel periodo del suo consolato, fece approvare una legge a
suo favore che gli assegnava il proconsolato della Gallia Cisalpina
e dell'Illiria fino all'anno 54, e fino al 58 della Gallia Narbonese.
Dopo essersi assicurato uno stabile controllo della situazione
politica a Roma, e dopo essersi sposato per la quarta volta, con
tale Calpurnia, Cesare partì
per i territori settentrionali delle province romane, dedicando gli
anni del suo proconsolato ad una serie di campagne militari per il
controllo globale della Gallia.

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