Giulio Cesare

 

di Mirko Cuneo

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Caio Giulio Cesare (100 - 44 a.C), fu l’uomo politico e lo scrittore dell’antichità romana che più di ogni altro ha colpito l’immaginario collettivo dei contemporanei, di certo a causa della sua singolare esistenza e della fecondità delle sue opere letterarie e delle strategie militari.

Facendo parte di una famiglia dell’alta nobiltà romana, la gens Iulia, si trovò appena adolescente ai margini del potere politico di Roma a causa della morte prematura del padre Lucio, nell’86 a.C. La madre apparteneva anche lei ad una stirpe nobile dell’urbe, la gens Aurelia.

Si sposò a sedici anni con la nobile Cossuzia, ma la ripudiò dopo alcuni mesi dal matrimonio. Convolò a nozze pochissimo tempo dopo con Cornelia nipote del dittatore Caio Mario.

Dopo aver prestato servizio militare in Asia Minore (81 - 78 a.Cr.), rientrò in Italia stabilendosi a Latina. Nella penisola erano in pieno svolgimento le guerre intestine tra i partigiani di Caio Mario e di Lucio Silla per la conquista del potere in Roma.

Cesare si trovò a prendere parte pubblicamente alle iniziative politiche antisillane. In particolare, sostenne le accuse contro tali Gneo Cornelio Dolabella e Caio Antonio Ibrida, magistrati fautori di Silla che erano stati imputati di malversazione.

Durante il soggiorno a Roma, Cesare intraprese gli studi di retorica alla prestigiosa scuola di Molone, poi nel 73 fu eletto pontifex maximus. Nella Roma repubblicana, questa carica era la più elevata di un importante collegio sacerdotale di 15 persone, istituito secondo la tradizione dall’antico re Numa Pompilio.

Il collegio pontificale (da pontes facere, costruire ponti) ebbe come compito essenziale quello di difendere le tradizioni romane antiche, religiose ed etiche, attraverso una rigida osservanza delle norme e loro interpretazione. Con l’avanzare delle velleità politiche della plebe, il collegio pontificio divenne sempre più un elemento della lotta politica oligarchica ed il controllo delle funzioni pontificali al tempo di Cesare era diventato importantissimo nella società romana quale strumento di controllo della legittimità degli atti dei magistrati.

In quest’ottica, si può comprendere quale autorità pubblica avesse raggiunto Giulio Cesare a poco più di venti anni di età.

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