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Diocleziano fu un imperatore
romano di umili origini, arrivato alla più alta carica grazie
alla sue imprese militari.
La sua ascesa iniziò con la nomina a comandante della guardia
imperiale sotto l'impero di Caro e, alla morte dell'imperatore, rimase
al servizio di Numeriano che insieme al fratello Carino si era spartito
i territori dell'impero romano.
Dopo che Numeriano fu ucciso
dal prefetto Apro, nel 384 l'esercito acclamò imperatore Diocleziano
che, dopo aver sconfitto il prefetto ribelle alleato a Carino nella
valle del Margo nel 285, si ritrovò padrone della totalità
dei territori imperiali.
Impegnato allora a dover formare una sorta di tetrarchia per la
reggenza pratica dell'impero, nominò augusto il generale Massimiano
Galerio reggente dell'Oriente
e Costanzo Cloro reggente dell'Occidente.
Riservò a se stesso il titolo, peraltro del tutto onorifico,
di “giovio”. La suddivisione dei poteri risolse i problemi interni
più urgenti, quali la repressione delle rivolte e la stabilizzazione
dei confini di stato

Nel 286 dovette reprimere la rivolta dei galli Bagaudi e l'anno
dopo quella di Carausio, comandante della flotta romana nella Manica
che si era fatto acclamare imperatore dall'esercito.
Nel 287 frenò la rivolta degli arabi Blemmi in Egitto e
nel 292 fece rinforzare le linee di confine lungo il fiume Danubio.
Nel 298 riportò la vittoria definitiva contro i Persiani
nella piana di Nisibi (pressappoco l'odierno Iraq) ottenendo una
pace stabile che dava ai Romani la sovranità sulle regioni
oltre il Tigri ed il controllo dei commerci carovanieri.
Il consolidamento della situazione militare dell'impero richiese
tuttavia l'impiego di risorse economiche non indifferenti e la ricostruzione
di un efficiente apparato statale.

Fu questo, appunto, uno degli aspetti fondamentali del periodo
imperiale di Diocleziano che in parte codificò e consolidò
prassi burocratiche già esistenti, in parte le rinnovò
radicalmente inaugurando alcune tendenze che furono caratteristiche
delle ultime fasi dell'impero romano.
Creò oltre cento nuove province territoriali, separandole
nel governo dalla figura di un “dux” militare da quella di un amministratore
civile.
Più farraginosa, ma egualmente efficiente, fu la riforma
fiscale basata su due tipi di imposte, la “capitatio” calcolata sulla
capacità produttiva degli individui e la “iugatio”, un'imposta
fondiaria basata sul capitale terriero personale.
Il catasto, rinnovabile ogni quindici anni, avrebbe dovuto assicurare
la base della tassazione.
Questa politica di pressione fiscale, volta ad utilizzare le risorse
dell'impero per le sempre più impellenti necessità
d'ordine militare, non sanò tuttavia la grave situazione sociale
in cui versava la popolazione romana. Pertanto, dopo aver provato
con una nuova circolazione monetaria, Diocleziano nel 301 tentò
di imporre un calmiere sui prezzi in continua ascesa, provocando
un esteso fenomeno di “borsa nera” sanato soltanto dai suoi successori.
Diocleziano intervenne anche sul piano religioso e nel 296 promulgò
un editto contro il manicheismo, cui seguirono altri quattro decreti
contro il cristianesimo che non vennero applicati in maniera univoca
in tutti i territori dell'impero. La persecuzione contro i cristiani
messa in pratica da Diocleziano non risolse il problema dei culti
in Roma, ma creò ulteriori tensioni sociali.
Amareggiato
dai fallimenti, Diocleziano nel 305 si ritirò a vita privata
presso Spalato dopo aver abbandonato gli affari di governo. Morì
di malattia nel 313.
Se da una parte l'opera di Diocleziano, considerato dagli storici
contemporanei uno dei maggiori imperatori romani, non gli sopravvisse,
tuttavia le linee maestre della restaurazione dello stato imperiale
furono permanentemente tracciate da questo imperatore prevalentemente
un soldato nell'animo ed un ottimo generale in guerra, alquanto lontano
dalle logiche di palazzo.
Fu di certo sensibile ai valori della tradizione romana mostrando
di possedere equilibrio, fermezza e capacità organizzative
non indifferenti.
Quasi nulla si conosce della sua vita privata, se non che fosse
sposato con tale Prisca dalla quale ebbe una figlia, Valeria, divenuta
moglie di Galerio nel 293.
Nonostante il fasto di cui si circondò, Diocleziano fu
sempre uomo senza eccessi, prudente e schivo. In sostanza assai vicinissimo
alla cultura romana classica e non al personaggio dispotico e crudele
presentato da testi cristiani e dalle deformazioni storiografiche.

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