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di Mirko Cuneo

Diocleziano fu un imperatore romano di umili origini, arrivato alla più alta carica grazie alla sue imprese militari.

La sua ascesa iniziò con la nomina a comandante della guardia imperiale sotto l'impero di Caro e, alla morte dell'imperatore, rimase al servizio di Numeriano che insieme al fratello Carino si era spartito i territori dell'impero romano.

Dopo che Numeriano fu ucciso dal prefetto Apro, nel 384 l'esercito acclamò imperatore Diocleziano che, dopo aver sconfitto il prefetto ribelle alleato a Carino nella valle del Margo nel 285, si ritrovò padrone della totalità dei territori imperiali.

Impegnato allora a dover formare una sorta di tetrarchia per la reggenza pratica dell'impero, nominò augusto il generale Massimiano Galerio reggente dell'Oriente e Costanzo Cloro reggente dell'Occidente.

Riservò a se stesso il titolo, peraltro del tutto onorifico, di “giovio”. La suddivisione dei poteri risolse i problemi interni più urgenti, quali la repressione delle rivolte e la stabilizzazione dei confini di stato

Nel 286 dovette reprimere la rivolta dei galli Bagaudi e l'anno dopo quella di Carausio, comandante della flotta romana nella Manica che si era fatto acclamare imperatore dall'esercito.

Nel 287 frenò la rivolta degli arabi Blemmi in Egitto e nel 292 fece rinforzare le linee di confine lungo il fiume Danubio.

Nel 298 riportò la vittoria definitiva contro i Persiani nella piana di Nisibi (pressappoco l'odierno Iraq) ottenendo una pace stabile che dava ai Romani la sovranità sulle regioni oltre il Tigri ed il controllo dei commerci carovanieri.

Il consolidamento della situazione militare dell'impero richiese tuttavia l'impiego di risorse economiche non indifferenti e la ricostruzione di un efficiente apparato statale.

Fu questo, appunto, uno degli aspetti fondamentali del periodo imperiale di Diocleziano che in parte codificò e consolidò prassi burocratiche già esistenti, in parte le rinnovò radicalmente inaugurando alcune tendenze che furono caratteristiche delle ultime fasi dell'impero romano.

Creò oltre cento nuove province territoriali, separandole nel governo dalla figura di un “dux” militare da quella di un amministratore civile.

Più farraginosa, ma egualmente efficiente, fu la riforma fiscale basata su due tipi di imposte, la “capitatio” calcolata sulla capacità produttiva degli individui e la “iugatio”, un'imposta fondiaria basata sul capitale terriero personale.

Il catasto, rinnovabile ogni quindici anni, avrebbe dovuto assicurare la base della tassazione.

Questa politica di pressione fiscale, volta ad utilizzare le risorse dell'impero per le sempre più impellenti necessità d'ordine militare, non sanò tuttavia la grave situazione sociale in cui versava la popolazione romana. Pertanto, dopo aver provato con una nuova circolazione monetaria, Diocleziano nel 301 tentò di imporre un calmiere sui prezzi in continua ascesa, provocando un esteso fenomeno di “borsa nera” sanato soltanto dai suoi successori.

Diocleziano intervenne anche sul piano religioso e nel 296 promulgò un editto contro il manicheismo, cui seguirono altri quattro decreti contro il cristianesimo che non vennero applicati in maniera univoca in tutti i territori dell'impero. La persecuzione contro i cristiani messa in pratica da Diocleziano non risolse il problema dei culti in Roma, ma creò ulteriori tensioni sociali.

palazzo di DioclezianoAmareggiato dai fallimenti, Diocleziano nel 305 si ritirò a vita privata presso Spalato dopo aver abbandonato gli affari di governo. Morì di malattia nel 313.

Se da una parte l'opera di Diocleziano, considerato dagli storici contemporanei uno dei maggiori imperatori romani, non gli sopravvisse, tuttavia le linee maestre della restaurazione dello stato imperiale furono permanentemente tracciate da questo imperatore prevalentemente un soldato nell'animo ed un ottimo generale in guerra, alquanto lontano dalle logiche di palazzo.

Fu di certo sensibile ai valori della tradizione romana mostrando di possedere equilibrio, fermezza e capacità organizzative non indifferenti.

Quasi nulla si conosce della sua vita privata, se non che fosse sposato con tale Prisca dalla quale ebbe una figlia, Valeria, divenuta moglie di Galerio nel 293.

Nonostante il fasto di cui si circondò, Diocleziano fu sempre uomo senza eccessi, prudente e schivo. In sostanza assai vicinissimo alla cultura romana classica e non al personaggio dispotico e crudele presentato da testi cristiani e dalle deformazioni storiografiche.

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