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La
cristianizzazione dell'impero romano
Costatino esercitò una enorme influenza in tutti i settori
dell'amministrazione e del governo. Avviò provvedimenti di
fondo e determinò condizioni sociali destinate a durare per
molto tempo.
Attribuì competenze civili ai prefetti pretoriali, dapprima
esclusivamente militari, e nello stesso tempo accrebbe l'importanza
della forza militare dislocata sui confini di stato e delle truppe
di manovra.
Fondò sull'oro la circolazione monetaria coniando una nuova
moneta, il “solido”, favorendo
in questa maniera chi aveva potuto tesaurizzare questo metallo. Il
risanamento monetario si era reso indispensabile in seguito alla
svalutazione delle monete d'argento, e la nuova moneta ebbe subito
una larghissima diffusione nei territori dell'impero.
Nel
campo della religione Costantino intervenne direttamente nelle
dispute teologiche, partecipando tra l'altro di persona al Concilio
di Nicea del 325, dove contribuì al far prevalere
la linea teologica ufficiale, ora diremmo "cattolica",
contro l'arianesimo.
In proposito c'è da dire che una parte di storiografi sostiene
che per l'occasione l'imperatore avesse ordinato alle più
importanti autorità ecclesiastiche di riordinare i testi cristiani
fino ad allora conosciuti, e di riferire la dottrina in maniera unitaria
eliminando, attraverso la distruzione di ogni copia esistente, quei
testi non conformi all'ortodossia religiosa già comunemente
adottata (per esempio, ogni testo di contenuto profondamente misterico).
Per questa ragione, si sarebbe verificata la più grande epurazione
intellettuale della storia del cristianesimo.
Tuttavia l'imperatore non sarebbe mai stato mosso da scelte teologiche
precise, bensì dall'esigenza di mantenere l'unità della
chiesa da poco costituitasi, alla quale egli affidò vari compiti
istituzionali favorendo in questa maniera le tendenze accentratrici
della comunità cristiana romana.
In questo quadro potrebbe rientrare la repressione dei seguaci
“donatisti” nell'Africa settentrionale,
per certi versi drastica e crudele. Fu il primo esempio di condanna
di un'eresia, concetto che fino ad allora era del tutto estraneo
per la religione pagana.
Inoltre, l'esigenza di inserire la chiesa cristiana nella struttura
politica ed amministrativa dell'impero, portò Costantino a
promulgare numerose leggi che favorivano i chierici attraverso immunità
fiscali, attribuivano giurisdizioni in materia territoriale, penale
e civile e assegnavano alle chiese compiti di assistenza alle classi
sociali meno agiate.
In campo sociale Costantino accentuò la tendenza all'umanizzazione
della condizione degli schiavi ed intraprese la riforma della legislazione
sul matrimonio.
Tese a sostituire l'idea comune dell'imperatore divinizzato con
quella cristiana dell'imperatore per volontà di Dio, pur mantenendo
forme rispettose verso i culti pagani classici e mediorientali.
Conservò il titolo di pontefice massimo ed incoraggiò
il rispetto per la famiglia imperiale.
Nonostante i lati indubbiamente positivi nella gestione del potere,
Costantino si macchiò di crimini terribili per ragioni ancora
non del tutto chiarite: per esempio, fece uccidere il figlio Crispo
e la moglie Fausta e, forse, il padre Costanzo Cloro.

Un
ruolo decisivo nell'accentuazione del suo misticismo religioso, fu
svolto dalla madre Elena, successivamente
innalzata dalla Chiesa agli onori degli altari.
Questa donna dedicò gran parte della sua vita a far costruire
edifici sacri nei territori dell'impero - per esempio, la chiesa
di Santa Croce di Gerusalemme e la chiesa della Natività a
Betlemme - ed a cercare ipotetiche reliquie di Gesù Cristo
in Terra Santa.
E' rimasta celebre la tradizione cristiana che indica in Elena
la scopritrice della croce su cui fu martirizzato
Cristo (cfr. la leggenda della “invenzione della Croce”).
La preziosa reliquia, successivamente conservata a Costantinopoli
e condotta appresso come panacea dagli eserciti crociati nelle battaglie
medievali di Terra Santa, fu andata perduta nella battaglia dei Corni
di Hattin (1187), probabilmente distrutta dai soldati musulmani.
Inoltre la madre di Costantino inaugurò con successo la
tradizione dell'influenza delle nobildonne cristiane alle corti imperiali,
e fu consigliera attenta di ogni azione intrapresa dal figlio.
Elena Flavia Giulia (257-336), prima che l'imperatore Costanzo
Cloro ne avesse fatto la propria moglie non ufficiale, esercitava
il mestiere di ostessa. L'umile attività le permise tuttavia
di possedere una cultura vasta e profonda nell'ambito del cristianesimo.
Costantino le tributò sempre grandi onori, intitolandole
nomi di province e di città, Helenopontus
e Helenopolis per esempio, e coniando monete con la sua
effige. Si convertì al cristianesimo nel 327.
Dopo aver nominato imperatori i suoi tre figli e mentre stava
preparando la campagna militare contro l'impero di Persia per recuperare
i territori romani perduti da Diocleziano, Costantino il Grande fu
colpito da febbri presso la città di Nicomedia e morì.
In punto di morte volle essere battezzato dal vescovo Eusebio.
Mirko
Cuneo
ORIENTAMENTI BIBLIOGRAFICI
Brunner, Klaus. Elenco storico degli imperatori romani. Edizioni
Siad, 1962 Capotondi, Emilio. Decadenza dell'Impero Romano. Edizioni
Bagnago, 1972 David, Alfonso. Costantino il Grande. Edizioni Longanesi,
1986 Marcello, Filippo Maria. Costantino e Roma cristiana. Edizioni
Fontana, 1985 Politi, Franco. Sant'Elena imperiale. Edizioni Fontana,
1991 Zoia, Mario. L'invenzione della vera croce. Edizioni Toscane,
1952

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