|
Il grande statista romano che impostò ed ufficializzò
la religione cristiana in Occidente nacque in Illiria, a Naisso (l'odierna
Nis, Albania) nell'anno 280 e morì a Nicomedia, nell'odierna
Turchia, nel 337.
Fu imperatore di Roma fin dal 306. Figlio di Costanzo Cloro, il
tetrarca diventato imperatore romano nel 305, Flavio
Valerio Costantino fu allevato al seguito di Diocleziano
alla corte di Nicomedia, ma fu richiamato dal padre in Britannia
appena eletto imperatore affinché lo aiutasse nella campagna
militare contro la popolazione dei Pitti.
Deceduto
accidentalmente Costanzo dopo soli alcuni mesi, l'esercito romano
lo proclamò imperatore a trent'anni circa per acclamazione,
sconvolgendo in questo modo il sistema tetrarchico di ascesa al trono
che spettava a Flavio Severo. Il fatto provocò la reazione
di Massenzio, il cui padre Massimiano era stato imperatore prima
di Costanzo Cloro, il quale nel frattempo era stato proclamato imperatore
a Roma.
Si verificò in questo modo una situazione di potere del
tutto anomala: da una parte le classi sociali romane forti che parteggiavano
per Massenzio, dall'altra l'esercito che sosteneva Costantino, da
una terza parte la legalità istituzionale che doveva avere
come rappresentante Flavio Severo. Ovviamente questa situazione degenerò
presto, così nell'intento di appoggiare il figlio, Massimiano
con una sorta di colpo di stato attuato nella Capitale assunse il
titolo di imperatore e fece uccidere il legittimo imperatore Severo.
La circostanza tuttavia non soddisfece gli altri contendenti ed
il figlio dell'usurpatore, Massenzio, non si risparmiò di
fare opposizione e dichiarare guerra al padre.
La situazione si fece ancora più complessa quando Massimiano
si alleò militarmente con Costantino, suggellando il patto
di alleanza dandogli in sposa la figlia Fausta.
Torbidi
eventi
La situazione giunse ad uno stallo. Gli indugi però si
ruppero quando nel 310 Massimiano fu costretto ad uccidersi
nel corso di un complotto di corte.
Si dice che fosse stato lo stesso Costantino a costringerlo al
suicidio. Comunque fosse avvenuto, nel corso di quella circostanza
quattro erano i pretendenti al trono imperiale oltre al defunto Massimiano:
tali Licinio e Massimino Daia, Massenzio e, ovviamente, Costantino.
La morte di Massimiano costrinse i due massimi pretendenti ad
arrivare ai ferri corti, a far parlare le armi. Pertanto, dopo alcune
scaramucce militari di poca utilità strategica nelle campagne
romane, gli eserciti dei due contendenti si scontrarono nei pressi
di Ponte Milvio, al tempo situato alle porte dell’Urbe.
La
fortuna arrise a Costantino, Massenzio morì annegato nel Tevere
nel corso dello scontro. Su questo avvenimento bellico si svilupparono
in seguito un gran numero di leggende e grandi fantasie popolari.
Una di queste vuole che la notte precedente lo scontro Costantino
avesse avuto la visione di una croce sotto cui sarebbe stata visibile
la scritta “in hoc signo vinces” (con questo segno tu sarai vincitore).
Profondamente turbato da questo sogno, immediatamente Costantino
avrebbe fatto sostituire le insegne militari con la croce nelle armature
dei suoi soldati ottenendo la vittoria su Massenzio per grazia del
dio cristiano.
Un’altra
leggenda sostiene che l’imperatore avrebbe fatto inserire sugli scudi
dei soldati, che portavano inciso il sole (simbolo della religione
mitraica, molto sentita in quel tempo tra gli ufficiali dell’esercito
imperiale romano), anche il monogramma di Cristo “Jths”. Questa sigla
fu ripresa dopo alcuni secoli dal santo predicatore Bernardino
da Siena come simbolo altamente apotropaico.
Dopo Ponte Milvio, avendo Costatino ormai di fatto raggiunto il
trono, l’antico contendente Licinio fece alleanza con il vincitore.
Nel 313, i due insieme emanarono a Milano il celebre “editto
di Costatino”, un decreto che considerava valida a tutti
gli effetti la religione cristiana accanto alle forme di paganesimo
già diffuse nella popolazione dell’impero. Grazie all’editto
costantiniano si disponeva anche la restituzione dei beni alle comunità
ecclesiastiche precedentemente confiscate dall’impero durante i periodi
di persecuzione (cfr. “donazione di Costantino”).
Nello stesso anno Licinio sconfiggeva militarmente Massimino,
il contendente che ancora non aveva deposto né le armi né
le velleità di potere. Successivamente Costatino batteva in
battaglia l’ultimo suo rivale in Pannonia, ottenendo in questo modo
il pieno potere ed il totale controllo dei Balcani, che equivaleva
alla parte orientale dell’impero romano. Nel 324 vinse anche ad Adrianopoli,
a Crisopoli e nell’Ellesponto.
Rimasto senza rivali, Costantino iniziò la ricostruzione
della città di Bisanzio da lui stessa danneggiata. In suo
onore fu ribattezzata Costantinopoli,
dove l’imperatore pose la sede ufficiale dell’impero nel 330.

|