Insegnamenti religiosi

 Ciò che oggi viene chiamata setta, domani può diventare religione riconosciuta. Che cos’era infatti in origine il Cristianesimo se non una setta giudaica? Vale dunque la pena di leggere per fare chiarezza, ma soprattutto è importante uscire dall’individualismo e affrontare esperienze di comunità, di confronto con gli altri, dove possono emergere quei valori di cui abbiamo bisogno per vivere.

 E’ a partire dalla Riforma, con la dottrina del libero esame, che sono nate le sette. In esse ognuno cerca d’interpretare una particolare religione a modo suo. Così Buddha è setta rispetto all’Induismo. E gli anabattisti, che in origine ribattezzavano gli adulti poiché non riconoscevano il concetto di chiesa della moltitudine e sostenevano che cristiani si diventa e non si nasce, erano perseguitati sia dai cattolici che dai protestanti. Poi, a sua volta, l’anabattismo diventa battiamo. Pur mantenendo la differenza tra chiesa e stato, diffonde nel mondo moderno il valore della libertà e da setta diventa così “lievito” per la trasformazione della società intera.Questo insegna che si deve fare attenzione. Vedere se un gruppo religioso emergente che consideriamo setta ha un valore universale di anticipazione. Forse anche di utopia, ma utile per svecchiare, risvegliare la società.Come si può cercare di fare chiarezza?C’è un bellissimo libro: Religioni viventi, dove troviamo una comparazione molto interessante tra le varie religioni occidentali e orientali del mondo. Un altro testo:Religioni a confronto, è curato da un autore indù: Ma la lettura non basta. Se da un lato è necessario sviluppare la conoscenza delle religioni, dall’altro bisogna insistere sull’importanza della comunità. Molte persone, per spirito anticlericale, si considerano contro tutte le religioni istituite. Eppure, anche chi si dice ipercritico nei confronti delle Tradizioni, non può non riconoscere che senza la presenza di gruppi religiosi costituiti, come il monachesimo, non saremmo mai venuti in possesso di tutta quell’eredità culturale e spirituale che ci aiuta a perpetuare i valori del passato. Entrare nel senso di una comunità spirituale può servire al confronto, alla comunicazione, alla trasmissione di valori come l’Amore. E’ per questo che consiglio sempre di vivere l’esperienza, di incominciare a conoscere per lo meno la storia di una tradizione religiosa, prima di intraprendere la lettura di qualsiasi testo esoterico. D’altra parte soltanto in Occidente discipline quali la religione, la filosofia, la scienza vengono separate. Nelle altre culture non c’è scissione tra una disciplina e l’altra. E’ tutto visto in un’ottica generale di trasformazione e realizzazione. Nel dopoguerra un testo di Alan Watts, La suprema identità, denunciando le carenze dell’Occidente, affronta questo argomento: bisogna relativizzare le religioni ma senza perdere il senso dell’interesse supremo, della visione globale dell’esistenza, che prevede necessariamente anche le organizzazioni dello spirito.La questione principale è che noi occidentali pecchiamo più degli altri di individualismo. Facciamo fatica a vedere le cose sotto l’aspetto comunitario, della condivisione e della comunicazione, e quindi della critica. Si fa molto in fretta ad accusare di setta e settario chi non è d’accordo con “noi”. Io non sono contro nessuna setta. Sono per la libertà di organizzazione e di manifestazione di tutte le idee. Certo, alcune di esse possono essere estremiste, contradditorie, ma sarà la società stessa a fare pulizia. Non dimentichiamo che molti valori si trovano già all’interno delle religioni costituite, delle chiese che conosciamo. Ce lo dice la stessa riscoperta della Bibbia e soprattutto del Nuovo Testamento e dell’Epistolario Paolino. E’ chiaro che se si vuole portare avanti una visione rivoluzionaria, una trasformazione radicale, lo si deve fare anche attraverso la testimonianza dei grandi riformatori. La vita di Buddha è più significativa della storia del Buddismo. E' conoscere La vita e l’opera di San Paolo ci fa capire quale era il problema della continuità e della rottura con la tradizione ebraica. Continuità riguardo al concetto di Dio e della spiritualità sulla scia del messaggio di Gesù. Rottura riguardo ai mezzi per entrare in sintonia con la Divinità. In fondo qual’è il problema? Rispondere alle domande Chi sono, Da dove vengo, Dove vado. Sono tante le proposte in merito alla nostra realizzazione, sia dall’Occidente, sia dall’Oriente, eppure da 2500 anni tutte le grandi testimonianze profetiche hanno cercato di dirci la stessa cosa. Bisogna superare la tradizione che impone il sacrificio umano, animale, per arrivare ad un’autentica rivoluzione interiore, etica. La religione non è qualcosa di astruso, ma di concreto che va vissuto tutti i giorni. Ecco allora il principio della reciprocità, dell’equilibrio, tra il Dio fuori e il Dio dentro di noi. Molte sette nascono proprio da questa incertezza. Rifiutiamo l’autorità ma allo stesso tempo non siamo in grado di gestire la libertà, e a causa di questo bisogno rischiamo di affidarci al “primo guru” che ci assicura di risolvere i dubbi e di farci superare le incertezze. Diventa, dunque, molto importante conoscere i meccanismi della formazione dei fatti religiosi, dare una chiave di lettura del principio d’autorità in materia di religione, come di giustizia o di etica. E’ un problema permanente che forse non risolveremo mai, ma che ogni generazione, ogni essere umano deve affrontare. 

Bibliografia:

John R. Hinnells, Le religioni viventi – Guida alle religioni del passato e del presente, 2 voll.Oscar Mondatori, Milano, 1986.

Religioni a confronto, - Induismo, Buddismo, Confucianesimo, Taoismo, Ebraismo, Cristianesimo, Islam presentati da eminenti studiosi di ciascuna tradizione, A cura di Arvind Sharma, Neri Pozza ed. Vicenza, 1996.

Watts, La suprema identità – Saggio sulla Metafisica Orientale e la Religione Cristiana, Il Punto d’incontro, Vicenza, 1993.

W. Rahula, L’insegnamento del Buddha, Paramita ed. 1984.

La Bibbia, Il Nuovo Testamento, Lettere e Apocalisse a cura di G.Vigini, Paoline ed. 1998

 *(tratto dalla Rivista  HOD Anno 1° n° 3)

 

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