RAZIONALITA’ DELLE RELAZIONI

FRA ATTIVITA’ NEURONALE ED ASTROLOGIA

di Francesco Frisoni

 

1°) ‑ PUNTUALIZZAZIONI TECNICO ‑ METODOLOGICHE

Parlare di “dimostrazione scientifica” non ha senso, se non si precisa “ il campo di ricerca” al quale l'attributo si riferisce. – Così, nel campo chimico, in quello fisico, eccetera, il concetto di scientificità s'incentra nel fatto di poter riprodurre e proporzionare gli esperimenti 'ad libidum' ‑ Nel 'campo biologico' tale libertà è più ristretta, in quanto il ricercatore può solo 'osservare', ma non 'riprodurre' i vari fenomeni organici. ‑ Nel campo astronomico, infine, essa (ristrettezza) è ancor più spinta, poiché un conto è l'osservazione di fenomeni che cadono 'completamente' sotto i nostri sensi, ed un altro conto l'osservazione di fenomeni svolgentisi fra corpi, non solo posti a distanze enormi da noi, ma dei quali varie caratteristiche ci sono pressoché del tutto 'ignote'‑ Basterebbe pensare:

A ‑ Che Keplero enunciò le sue famose LEGGI, ignorando quasi tutto della Fisica Solare (ad esempio: 1° ‑ l'andamento 'inverso' della polarità delle 'macchie' e delle 'facole' solari, per cui il relativo ciclo risulta di 22 anni, e non di 11; 2° ‑ lo 'sfasamento' di circa 13 anni, fra i “processi magnetici” svolgentisi all'interno del Sole, e quelli svolgentisi sulla sua superficie esterna);

B ‑ Che la costante G che compare nella formula della 'gravità newtoniana', lungi dall'esser tale, varia coll'età dell'Universo, per dimezzarsi ogni 10 MILIARDI di anni; e poiché il "momento angolare" totale di 'sistema isolato' non può mai variare (II° di Keplero), ne segue che, affinché detta 'relazione' conservi la sua validità, anche M e D debbono 'variare' in conformità alle Equazioni di Einstein‑Dirac (ossia: 1° ‑ aumentando, nel caso di sistemi soggiacenti all'effetto MAREA, come quello Terra‑Luna, nel quale il nostro Satellite, se da un lato rallenta la 'rotazione diurna' della Terra, dall'altro ne "assorbe" la perdita del 'momento angolare', aumentando il proprio periodo e la propria distanza da noi; 2° ‑ diminuendo, invece, nel caso di 'sistemi' ad effetto MAREA pressoché nullo, con la coppia Terra‑Marte).‑

Che dunque la Scienza SIA UNA, non lo nego; nego, invece, che, come da più parti sostenuto, essa sia costituita e, quindi, “ammetta”" nel proprio ambito, unicamente fenomeni e fatti “obbedenti” a leggi tratte, o dall'esperienza diretta, o dalla osservazione sistematica e, conseguentemente che dal suo “comprensorio” debbano essere tenuti accuratamente fuori:

aa ‑ sia tutte quelle osservazioni, né “riproducibili” né soggiacenti a leggi razionali (così ‑ ad esempio ‑ poiché il calore della Terra proviene dal Sole, e poiché tale calore procede pressoché “in parallelo” colla "ciclicità" delle macchie del Sole, sarebbe parso logico 'concludere' che anche la “temperatura solare superficiale" variasse al riguardo. ‑ Invece, ricercatori più "illuminati", infischiandosi di sì grezzo “scienticismo” hanno continuato ad indagare il fenomeno, riuscendo a provare esattamente l’opposto... e cioè che, come già ai suoi tempi affermato da Keplero, la temperatura del Sole decresce col crescere del numero di dette macchie. ‑ Ed inversamente);

bb ‑ sia ancora, ed a maggior ragione, quei fatti repugnanti alla medesima (ragione), cioè "urtanti" contro principi universalmente accettati (che è un altro assunto falsissimo, come provano, fra l'altro, i vari procedimenti matematici escogitati per “superare” la intrattabilità di taluni problemi; procedimenti fra i quali mi limito a ricordare quello cosi detto Metodo DI MONTECARLO, grazie al quale problemi “implicanti” la risoluzione di centinaia di migliaia, o addirittura di milioni di variabili, possono essere agevolmente risolti, mediante appunto l'impiego di tale Metodo ‑ nel quale l'integrando viene ricavato dalla media aritmetica, non già dei "punti deterministici", bensì da quelli “causali”!). -

Al contrario, come mostrano i fatti parentetici visti nei due punti AA e BB che precedono, la Scienza abbraccia, a vario titolo, anche questi ultimi fatti, ivi compresi quelli di dominio dell'Astrologia: Disciplina la quale se, presentando un po’ tutte le difficoltà proprie:

‑ sia delle Scienze Biologiche e Psicologiche,

‑ sia di quelle Cosmologico‑Astronomiche,

non consente alcuna dimostrazione nel senso correntemente ammesso, nondimeno può sempre vantare la “assoluta razionalità”, sia delle sue basi (teoria), che della sua metodologia (matematico‑statistica).‑

Tralasciando qui, per l'economia stessa del discorso, quest'ultimo aspetto, passo ad esaminare brevemente il primo, onde rendere vieppiù evidente e quasi “palpabile” la razionalità dei presupposti dell'Astrologia, ossia la loro “aderenza” sia alle fondamentali acquisizioni cito‑biologiche, sia alle relative implicazioni bio‑fisio‑psicologiche.‑

2° ‑ BREVI RICHIAMI DI NEUROFISIOLOGIA.

Se la funzione nutrizionale (anabolismo‑catabolismo) si fonda sul “ricambio'” acido‑basico (La nutrizione si effettua grazie alla attrazione di particelle simili…, ebbe ad affermare, con gentile intuito, il matematico Giovanni Bernoulli nel suo DE  NUTRITIONE; ed è una affermazione anticipante “in nuce” le più recenti "acquisizioni" della Citologia ‑ ossia: a ‑ che tale attrazione‑repulsione dipende dal rapporto acido‑basico sia dei due costituenti fondamentali della cellula ‑ il "nucleo" ed il "citosol" ‑ sia del sangue; b ‑ che tali caratteri chimici sono "determinati" dalla differenza jonica fra i relativi costituenti, cioè dal relativo potenziale elettrico; onde: c ‑ la legittimità del trasferimento dei fondamentali processi vitali dal piano biochimico al piano elettrico).

        Se l'attività nutriziale, dicevo, si fonda sulla “pendenza” acido‑basica, altrettanto avviene della funzione di "comunicazione" sia delle varie cellule fra loro, sia fra queste e le diverse parti dell'organismo: per cui questo ‑ come già ai suoi tempi “intuito” dal fisico svedese E: Swedemborg, quanto nella sua OPERA PHILOSOPICA ET MINERARIA scriveva che "l'architettura del cervello è in stretto rapporto con le varie parti del corpo, e che la corteccia cerebrale era la sede delle attività psichiche superiori..." per cui questo ‑ ripeto ‑ risulta come "un tutto organico mutuamente coordinato ed integrato". ‑ Infatti (ed in particolare), nella maggior parte degli organismi superiori le comunicazioni intracellulari avvengono mediante due tipi di trasmissioni

‑ la trasmissione ormonale,

‑ la trasmissione neuronale,

entrambe le quali utilizzano 'messaggeri chimici' destinati ad entrare in contatto con “recettori” specifici, situati in apposite cellule‑bersaglio, atte a “riconoscerli” e a tradurli in risposte biologiche di tipo elettrico e metabolico. ‑ Tralasciando pure qui (per non complicare troppo il discorso) il modo:

a) come il cervello dirige e controlla la formazione del funzionamento delle 'sinapsi' (ossia le terminazioni assoniche od anche “bottoni sinaptici”), nonché i relativi potenziali d'azione (potenziali a dare un'idea della cui importanza, basterà ricordare: 1° ‑ da un lato, che quando ai neuroni neoformati viene impedito di generarli, le strutture che stabiliscono le sinapsi si “congelano” in uno stato immaturo; per cui né si accrescono, né riescono a stabilire nuovi contatti sinaptici, od a subire cambiamenti di altro tipo; ‑ 2° ‑ dall'altro, che è proprio su tali POTENZIALI che si estrinseca l'attività dei veleni animali, e ciò attraverso la "perturbazione", sia della loro PROPAGAZIONE, sia della loro INATTIVAZIONE: per cui le terminazioni presinaptiche non “tornano” più allo stato di riposo, ma permangono nello stato di “tensione” paralizzatrice della loro funzione);

b) ‑ come ancora i neurotrasmettitori ‑ soprattutto quelli cerebrali ‑ riescono a regolare il trasporto jonico e, quindi, la produzione di impulsi elettrici, nelle cellule sulle quali agiscono;

tralasciando pure escursioni di tale tipo, per la parte specificamente afferente, aggiungo quanto segue (e vedremo in sede di "conclusioni" la stretta pertinenza, con il nostro tema, del presente 'excursus' nel campo neurobiologico):

AA ‑ Che, nonostante le notevoli “differenze” fra i due sistemi di comunicazione intercellulare (mentre, infatti, i neuroni "inviano" messaggi discreti ad uno specifico insieme di cellule‑bersaglio; e ciò attraverso la liberazione di una sostanza – “neurotrasmettitrice” ‑ diretta verso talune “cellule bersaglio” nelle quali la medesima si lega ai recettori presenti sulla superficie delle medesime, determinando mutamenti chimici, sia sulla membrana delle anzidette cellule, sia al loro interno. L'azione degli ormoni, invece, è meno 'diretta'. E la loro utilizzazione è sostanzialmente condizionata dai recettori posti sulle 'cellule bersaglio', le quali 'riconoscono' unicamente le molecole ormonali, che le sono destinate, e che esse 'sottraggono' dal “circolo”, portandole al proprio interno); nonostante ciò ‑ dicevo ‑ al “livello molecolare” i due sistemi non sono così diversi, come potrebbe apparire a prima vista. ‑ Entrambi infatti operano facendo si che peculiari messaggeri chimici entrino in contatto con recettori specifici, situati sulle cellule bersaglio.‑

BB ‑ Che fra i vari neurotrasmettitori (attualmente se ne conoscono una CINQUANTINA, ma non è detto che non ve ne siano altri), il più importante è il CALCIO (tanto da essere definito 'il secondo “messaggero”!), seguito dal SODIO e dal POTASSIO. ‑ Ma dal momento che in questa sede:

- non è della “entità” della loro azione,

- bensì dello “schema‑tipo” della stessa,

che debbo trattare, preciso che, stando alle più recenti ricerche può ritenersi sicuro che, quando il potenziale d'azione di una sinapsi chimica raggiunge la terminazione del neurone presinaptico, esso produce la secrezione di una piccola quantità di un neurotrasmettitore, che si deposita nelle strutture subcellulari presenti in gran numero nelle terminazioni post‑sinaptiche. ‑

CC ‑ Che mentre detto potenziale d'azione, dopo una brevissima inversione del potenziale elettrico intracellulare (il quale, per effetto soprattutto della entrata di ioni sodio (Na+) e ioni calcio (Ca++), scende da 70‑90 millivolt della 'condizione di riposo', a circa 30 millivolt; per poi tornare a risalire, per l'uscita dalla cellula di ioni potassio K+, ai valori di riposo); le “strutture sub­cellulari”, venendo a contatto con strutture specializzate della parte interna della membrana cellulare (i cosi detti “siti attivi”), si aprono, versando il loro contenuto nello spazio intersinaptico: il quale, interagendo con lo specifico recettore sulla membrana del neurone post‑sinaptico, causa una “piccola variazione” del potenziale di membrana (potenziale post‑sinaptico); variazione che, nel caso di liberazione simultanea di migliaia di “quanti” (liberazione causata prevalentemente dall'ingresso nella terminazione presinaptica, di Ca++, durante la fase del potenziale di azione), produce una più ampia “variazione” (dell'ordine di millivolt), dei normale potenziale post‑sinaptico. ‑

Benchè l'importanza assunta in tale “processo” dal potenziale elettrico e, per esso, dagli elementi chimici che lo “determinano” appaia chiarissimo, nondimeno mi sembra opportuno, a vieppiù sottolinearne la specifica rilevanza, aggiungere quanto segue:

AAA ‑ Che la fusione delle “vescicole sinaptiche” con la membrana presinaptica, è  un evento controllato rigorosamente, in frazioni di millisecondo, dall'influsso del calcio extra‑cellulare, attraverso un canale sensibile alle variazioni del potenziale della membrana neuronale; dopo di che, le vescicole vengono rapidamente e selettivamente recuperate con un processo di “endocitosi”, e nuovamente caricate di neuro‑trasmettitore, attraverso un tipico processo di “trasporto attivo”. ‑

BBB ‑ Che, data l'enorme rapidità della trasmissione sinaptica, solo le vescicole già ancorate alla membrana presinaptica sono coinvolte nella fase più precoce della liberazione dì neuro‑trasmettitore; mentre i “siti” resi disponibili dalle vescicole “fuse” colla membrana presinaptica, saranno quindi occupati da vescicole provenienti dalla riserva, previa dissociazione del “cito­scheletro” e riconoscimento dei siti attivi sulla 'membrana presinaptica' ai quali  “ancorarsi“ correttamente.‑

CCC ‑ Che la quantità di neurotrasmettitore liberato per “impulso nervoso”, può ritenersi proporzionale, istante per istante, all'entità dell'INSIEME di vescicole disponibili per la “esocitosi”; laonde si può pensare al complesso processo di liberazione di neurotrasmettitore, come costituito da uno stadio preparatorio di liberazione delle vescicole sinaptiche, del “sequestro” operato dal citoscheletro e da una sequenza di variazioni necessarie, comprendenti l'ancoraggio e la fusione finale colla membrana postsinaptica.

DDD ‑ Che i neuroni possono variare l'efficienza dell'accoppiamento: ECCITAZIONE ELETTRICA ‑ GENERAZIONE DI NEUROTRASMETTITORE ‑ durante vari stadi funzionali, in base alle necessità del momento.

Così, durante periodi di elevata frequenza di scarica, o per azione di afferenze facilitatorie, il numero di quanti di neurotrasniettitori liberati da un singolo impulso nervoso, può aumentare di diverse volte rispetto ai “valori” che si osservano in condizioni di riposo (le basi molecolari di questo fenomeno coinvolgono variazioni nelle concentrazioni intracellulari di secondi messaggeri, e nei processi di FOSFORILAZIONE/DEFOSFORILAZIONE di proteine specifiche all'interno di variazioni nella porzione di vescicole sinaptiche “present”' nell'INSIEME di vescicole di riserva acdcennate SUB/AAA).‑

EEE ‑ Che in tutte le condizioni in cui la concentrazione di calcio all'interno del terminale presinaptico aumenta (come avviene in seguito alla mobilizzazione di calcio dai depositi intracellulari, ad opera di secondi messaggeri, come la SINAPSINA I P3), si verifica un aumento della disponibilità delle vescicole sinaptiche per l'esocitosi. ‑ Le sinapsine (= associazioni di molecole che appaiono durante lo sviluppo delle sinapsi e nei neuroni maturi), farebbero quindi parte di un meccanismo molecolare, mediante il quale l'attività delle cellule nervose regola l'efficienza della liberazione di neurotrasmettitori dai terminali, giocando così un ruolo determinante nella 'trasmissione dell'informazione' e nella 'plasticità' del sistema nervoso. ‑

3° ASSIEMANDO E CONCLUDENDO

Dai cenni che precedono, appare nitidamente come tutto il “mistero della vita” ‑ dalle sue manifestazioni più elementari, a quelle via via più elevate ‑ sia legato a processi di natura chimico‑fisica ‑ processi i quali, per la loro stessa natura, non possono essere “chiusi”, bensì “aperti” alle interazioni con ELEMENTI ed AGENTI di analoga natura. ‑ E ciò è più che sufficiente a spiegare l'affermazione di principio, relativa alla “non ripugnanza” dei presupposti dell'Astrologia Genetliaca, né alla ragione, né alle attuali conoscenze scientifiche. ‑

Naturalmente, la “non ripugnanza” dei detti presupposti, non costituisce una vera e propria legittimazione dell'Astrologia, e ciò in quanto le interazioni AMBIENTE ‑ UOMO implicite nei cenni cito‑fisiologici testé visti, hanno carattere GENERALE, non PARTICOLARE, e conseguentemente prescindono:

- sia dalla struttura del soggetto subente;

‑ sia dalla posizione calendariale dei fattori agenti;

laonde parrebbe non potersi invocare, a sostegno dell'assunto astrologico, le “ammissioni” della stessa Scienza Ufficiale: la quale ha ormai accolta detta “fenomenologia” in un'apposita Sezione dei testi di Biologia Umana (ved. Per tutti: G.Viale, LE AZIONI BIOLOGICBE DELLE RADIAZIONI: Treves, Milano, 1934). Al contrario, la generalità di tali “equazioni” può benissimo essere ristretta fino alla 'individualità': la prima, attraverso i ben noti e razionali elementi integratori del tema, ossia quelli chiro‑grafologici; e la seconda, anziché direttamente, attraverso l'unica metodologia compatibile con tale problematica: quella statistica ‑ qui intesa nel doppio senso: oggettivo e soggettivo:

‑ oggettivo, in quanto volta a stabilire le variazioni di taluni eventi terrestri, per rapporto ad altri celesti;

‑ soggettivo, in quanto volta a correlare tali variazioni, non più con il nostro Globo, bensì con l'Uomo. ‑

Si tratta di una metodologia da tempo seguita, seppur spesso gravemente inquinata dall'impreparazione dei singoli ricercatori (ne vedremo un esempio più avanti, parlando dei tre “Effetti geomagnetici”); e fra i cui risultati più significativi, mi limito a citare i seguenti cinque:

‑ L'andamento dell'attività della tiroide, per rapporto: a ‑ sia al moto di traslazione trocoidale della Terra (lo jodio tiroideo, infatti, è maggiore nel periodo settembre‑dicembre, quando la velocità del nostro Pianeta è MINIMA; e minore, invece, nel periodo febbraio‑maggio, quando essa è MASSIMA); b sia al moto della Luna intorno alla Terra (l'attività della tiroide, infatti, è fortemente inibita dalla Quadratura Convergente = Ultimo Quarto); e poiché essa (attività) si estrinseca (grazie soprattutto agli ormoni tiroidei, nonché quelli surrenalinici: adrenalina, corticosteroidi, tiroxina, eccetera) su processi ipertermizzanti e metabolici, ne segue che anche questi ultimi debbono variare conformemente alle variazioni defilattività tiroidea indotta dai due moti.

‑ L'influenza del corso, rispettivamente, nictemerale (rotazione) ed annuale (rivoluzione) del Sole: a ‑ sulla sintesi del DNA governante la struttura dell'RNA cellulare, e quindi la formazione delle rispettive proteine; b - sull'attività nervosa, con predominio di quella del SIMPATICO il giorno, di quella del VAGO la notte; c ‑ sull'evoluzione dei melanomi cutanei. ‑

‑ L'andamento di talune patologie per rapporto alle Fasi Lunari, specie per quanto concerne: a ‑ il gemizio delle fistole sierose (gemizio massimo durante il Plenilunio; nullo, durante la Luna Calante); b ‑ la cicatrizzazione delle ustioni, favorita dalla Luna Piena, ed inibita invece dalle altri Fasi). ‑

‑ Le modificazioni della tonalità chimica del sangue e degli ergogrammi, per rapporto al flusso ultravioletto (la cui attività peraltro è funzione inversa della quantità di nicotinamide ‑ vitamina PP ‑ presente negli organismi sui quali tale flusso agisce).

‑ L'influenza: a ‑ di joni positivi sulla produzione di serotonina (vasopressore alla base di taluni “stati umorali” anche a carattere clinico, spinto fino a livelli disabilitanti); b della luce sullo sviluppo della ghiandola pineale e, quindi, anche sulla produzione di melatonina, nonchè sull'attività sessuale (antagonizzata da quest'ultima). ‑

Siamo, dunque, in presenza di una mole di osservazioni e dati, che definirei “formidabile” se tale termine non fosse sminuito dalle temperazioni derivanti dalla “asistematicità” delle osservazioni, spesso portate avanti da ricercatori volenterosi si, ma mancanti della necessaria preparazione propedeutica e scientifica. ‑

Mi riferisco, in particolare, a tre “Effetti Geomagnetici”, dei quali fin qui nessun astrologo si è seriamente occupato (evidentemente, perché non al corrente dei progressi dell’Astrofisica; progressi che, invece, ogni buon astrologo dovrebbe sempre seguire): e ciò, nonostante il loro innegabile concorso alla determinazione della effettiva 'portata influenzale' dei tradizionali fattori tematici, considerati tanto a sé stanti, quanto nel loro insieme. ‑ Tali sono (li riassumo brevemente, tanto per una prima idea):

- L'Effetto DI LATITUDINE, per cui l'intensità della radiazione magnetica cresce col crescere della Latitudine utile ‑ ossia fino a 60° gradi Nord e Sud ‑, cioè a mano a mano che ci si allontana dall'Equatore;

‑ L'Effetto DI LONGITUDINE, il quale fa sì che l'intensità dei raggi cosmici lungo l'Equatore varii con la Longitudine;

‑ L'Effetto DI SIMMETRIA, per cui l'intensità della radiazione cosmica, a parità di altezza, presenta una spiccata asimmetria di circa il 10%, tanto orizzontale che verticale. ‑

Ma pur fermo restando tale sue limitazioni e difettività, mi sembra di poter rigettare egualmente la tesi, non so bene se più ingenua o stizzosa, di quanti pretenderebbero bollare l'Astrologia di vacuità ed irrazionalità, solo per la imponderabilità, sia degli agenti postulati, sia dei suoi esatti meccanismi d’azione.