2. LA RADIAZIONE TERMICA E OTTICA DEI PIANETI
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L’espressione “fotone” è un modo comodo di raffigurare che si è stabilita una relazione dello spazio e nel tempo tra una fonte ed un rilevatore e che questa relazione rispetti le leggi dell’elettrodinamica quantica. [Philippe Lecompte, inSuzel Fuseau-Braesc, Pour l’astrologie. Reflétions d’una scientifique. Albin Michel, 1996 p. 106] |
a) I parametri dell’astrologia naturale
Quali sono i parametri naturali che possono verosimilmente entrare in gioco in un’esplicativa dell’effetto astrologico?
Le masse dei corpi celesti, i loro effetti gravitazionali, le loro radiazioni luminose, termiche o magnetiche; le loro distanze dall’uno all’altro, al Sole e alla Terra, le particolarità delle loro orbite (semi-grandi assi, apogei, perigei, declinazioni…) la loro velocità angolare; la durata del loro ciclo, la loro particolare posizione in rapporto alla visione locale dell’osservatore situato in un punto preciso della superficie della Terra…
Questi dati possono essere analizzati in termini fisici e matematici. Per molti, questo tipo di lavoro è faticoso e difficile da comprendere. E gli astrologi in grado di usufruire di tali strumenti d’analisi per elaborare una riflessione originale al riguardo, non sono legioni.
Anche i lavori di Jean-Pierre Nicola, proseguiti ed affinati nel corso di decenni, non sembrano interessare più di tanto. Essi informano che alcuni dati sopra citati giocano un ruolo più importante d’altri nel segnale astrologico: l’idea centrale è che gli effetti planetari siano principalmente dall’interferenza delle forze gravitazionali con le radiazioni termiche, ottiche (3) ”. Vedremo in seguito ciò che s’intende con la parola “interferenza”. Sappiamo semplicemente che in questi due parametri, che in fisica classica non sono quantificati nello stesso modo (la gravitazione, le radiazioni termiche-ottiche), la radiazione costituirebbe il vettore permanente del segnale astrologico e la gravitazione agirebbe come “una griglia d’eliminazione o di rinforzamento delle fonti radianti. (4)”
b) Le radiazioni planetarie termico-ottiche
Consideriamo la radiazione: “Gli spettri d’energia dei pianeti dominanti nell’infrarosso (5)”. La radiazione è termica nella misura stessa in cui “ogni astro non sarebbe tale se non in ragione della sua distanza dal Sole, ad una data temperatura (6)”.
È qui che interviene il fattore distanza che entra nella formula che serve a calcolare le lunghezze d’onda associate ai movimenti planetari (Delta m). Come la temperatura entra in gioco, questa distanza è, dunque, la distanza media dal Sole, fonte di calore.
Tutto ciò per l’emissione del segnale. Ma come può questo essere percepito e integrato nell’uomo? Per prima cosa, affinché una radiazione termica influenzi un recettore, bisogna che il recettore abbia un minimo di facoltà comuni con l’emettitore, all’occorrenza, l’uomo deve poter ricevere, ed emettere lo stesso genere di lunghezza d’onda termica. Ora, è questo il caso: come gli spettri d’energia dei pianeti, il corpo umano è emettitore d’infrarossi con la pelle (7). Per meglio dire, il corpo umano si comporta approssimativamente come ciò che in fisica si chiama un corpo nero, vale a dire che alla temperatura media della pelle (30°C, ossia 3000 Kelvin circa), esso assorbe integralmente tutte le radiazioni che riceve: non riflette quasi niente (8). Più avanti vedremo ciò che l’uomo utilizza della radiazione termica che assorbe.
Ma per prima cosa bisogna chiedersi se la radiazione termica dei pianeti può veramente pervenire fino al corpo umano; perché sul suo cammino, questa radiazione attraversa delle zone termiche molto variate, degli ostacoli materiali, l’atmosfera, l’umidità, il corpo umano stesso (9).
Infatti sembra che, strettamente parlando, non sia solo la radiazione termica che perviene al corpo umano, ma anche un particolare segnale ondulatorio che, in quanto indicatore di particelle e d’onde cosmiche, non è alterato dall’attraversamento d’ostacoli materiali e che assocerebbe in un solo segnale l’elemento di radiazione termica e l’elemento gravitazionale (10). Questo segnale ondulatorio non essendo identificato in quanto tale, costituisce il principale orientamento futuro di ricerca.
Detto ciò, in che modo la
radiazione termica avrebbe un effetto astrologico? In altri termini che cosa può
fare l’uomo di questa radiazione che riceve?
Più in là discuteremo dei
possibili meccanismi di quest’interazione, a livello degli atomi e delle
particelle del corpo umano. Per il momento, bisogna sapere che le radiazioni
termiche planetarie avvengono su una certa gamma di lunghezze d’onda, misurate
in micron (da o, 48 a 66 micron). Ora, certi pianeti, sulla lunghezza d’onda che
è propria alla loro radiazione, emettono con maggiore o minore energia degli
altri pianeti. Si osserva che i pianeti che emettono con intensità più forte
sono Marte e Venere. Dunque, si tratta dei pianeti che, in astrologia, inducono
il maggiore dispendio metabolico (attività muscolare, sessuale, emozionale).
In astrologia condizionalista,
questi pianeti partecipano al livello Esistenza, quello del confronto diretto
con l’ambiente e con gli impeti emozionali.Da questa constatazione fisica – che
tutto il mondo può conoscere per poco che si applichino le regole
dell’osservazione spettrometrica – se ne deduce che l’intensità dell’energia
radioattiva emessa dai pianeti è in relazione con la quantità d’energia emessa
dal corpo umano. E come può il corpo umano emettere energia?
Mediante le reazioni metaboliche
che avvengono in lui: combustione dei glucidi, ruolo essenziale dell’ossigeno
nelle reazioni biochimiche.
Se ne può, dunque, dedurre che vi sia una relazione tra l’intensità dell’energia emessa dal corpo umano e l’intensità emessa dai pianeti nella loro radiazione termica, ciò per ogni lunghezza d’onda comune a sua volta al corpo umano e alla radiazione planetaria, e in condizioni di date temperature (per l’uomo di circa 30° per la temperatura epidermica, per il pianeta la temperatura derivante dalla sua distanza media dal Sole).

Ripartizione dell’energia radioattiva per le lunghezze d’onda da 0,48 a 66 microns d’un corpo nero emesso alla temperatura di 300°k, ossia, in media, quella dell’epidermide (30° Celsius). Le lunghezze d’onda in ascisse, sono dominanti nello spettro energia corrispondente alla temperatura del pianeta alla sua distanza media dal Sole. A temperatura umana, esse perdono la loro predominanza ma partecipano in proporzioni diverse alla potenza radioattiva totale. Apparentemente e graficamente la nostra radiazione epidermica non favorisce i pianeti della Trascendenza. Esso pone al vertice Venere-Marte, due esempi dell’Esistenza intensiva, settore delle armonie e disarmonie passionali. Si comprendono meglio le priorità umane.
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NOTE ALLA "RADIAZIONE TERMICA
E OTTICA DEI PIANETI"
3) Jean Pierre Nicola,
Eléments de cosmogonie astrologique, éd. COMAC, 1992, p. 52.
4) Idem, p. 53
5) Idem, p. 73
6) Idem, p. 75
7) Jean Graner e Paul Caillon,
L’infrarouge. Que Sais-Je?, ed. Presses Universitaires de France, 1951
8) C. Klapisz, C. Thermométrie
et thermodynamique E, in EA, volume Psisique!, p. 155
9) Jean-Pierre Nicola, op. cit.
p. 79
10) Idem, p. 79
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Abbreviazioni utilizzate nelle
note:
EA = Grande Encyclopédie Alpha
des Sciences et des Techniques, éd. Grange Batelière, 1974.
NC = referenza non conosciuta
PS = revue Pour la Science
R = revue la Recherche
SV = revue Science et Vie