DAI PRINCIPI AI DOSAGGI

(di Jean-Pierre Nicola)

Ogni vero pensiero è, indissolubilmente, rivolta, conversione e metamorfosi: lo spirito è condannato a trasformarsi in cammello, poi in leone, prima di imparare a danzare (Gerard Bonnot).

 Richard Pellard, Presidente fondatore d’ARIANA (Association pour la Recherche et l’Information en Astrologie Narurelle) e Redattore capo del bollettino di questa Associazione 1901 (Fil d’Ariana) ci ha indirizzato un importante articolo sulle confusioni da non fare tra le definizioni: Astrologia moderna, conditionnelle-condizionalista, universale, naturale …

Il suo articolo (Astrologia naturale o astrologia condizionalista ? - Le parole non sono del tutto innocenti) traccia anche  la storia degli avatars del condizionalismo per aggirare l’ avversione degli Editori all’uso di questo termine, peraltro chiaro, in quanto a loro avviso, non è commercialmente redditizio.

Preziosa per i suoi richiami storici e la sua analisi semantica, questa chiarificazione merita di essere conosciuta dai lettori dei nostri Cahiers Conditionalistes ed apparirà  anche sui siti Internet

http://astroconsults.free.fr/

Dopo le reazioni di Patrick Leguen che saranno pubblicate nei prossimi Cahiers (n,28) speriamo che gli estimatori di semantica, interessati al peso e al senso delle parole, esprimeranno la propria opinione … senza voltare le spalle come frequentemente avviene in questo genere di dibattiti.

Da parte mia, una volta chiarito passato e presente, credo sia necessario fare qualche precisazione sul futuro delle parole, dei principi che contengono.

Che diverranno Moderno, Condizionale, Naturale, Universale e Condizionalismo ?

Tutto dipende dal dosaggio e dall’uso che siamo decisi a farne.

 E le scelte sono varie, così come sono  variabili nel dosaggio e nell’uso.

Astrologia Moderna:

Non so a chi si debba far risalire l’impiego per la prima volta dell’aggettivo “moderno”.  Prima di essere deposte, tutte le epoche sono moderne. Ai suoi tempi, l’Antichità era moderna. L’aggettivo non fa che precisare un “Io-Qui-Adesso” che cambia un attimo dopo.

 Negli anni ‘50, l’ex Centre International d’Astrologie distribuiva ai suoi aderenti un bollettino d’Astrologie … Moderne, con un titolo che ricavava la sua modernità dai riferimenti al simbolismo di Freud e di Jung, mescolato al surrealismo di André Bréton. Questo argomento di modernità è diventato vecchio ed oggi l’antico responsabile del bollettino un tempo moderno, rivendica una Tradizione ribelle ad ogni modernità, dal momento che la sua è ormai superata.

Il manoscritto passato a François Régis Bastide con la raccomandazione di Jacqueline Aimé, si intitolava Le  Temps des Astrologues. E’ François-Régis Bastide allora direttore della collana delle Edizioni di Seuil che, iniziando il contratto di edizione, mi ha proposto il titolo Pour une Astrologie Moderne. Non ho storto il naso, dovendogli questa apprezzata sponsorizzazione.

Nel referenziale “Oggetto” l’importante, anche R.Pellard più tardi ne converrà,, era il contenuto dell’opera.Che la si intitolasse Le Temps des astrologues  o Pour un’astrologie  moderne, in questo libro non vi sono ambiguità: non si tratta, in modo aperto, continuo e dichiarato che di un’Astrologia condizionale, non del tutto moderna.

Vedi Claudio Tolomeo, Cardan, J.Keplero … e l’astrologia messicana.   Un giorno fausto non è necessariamente felice. Non è il caso se si merita questa fortuna per aver vissuto virtuosamente e facendo sacrifici. Allo stesso modo, un cattivo giorno non porta necessariamente disgrazia perché non è malefico se non per colui che rifiuta di fare dei sacrifici. (Wilhelm Knappich.Histoire de l’astrologie. Ed.Vernal-Lebaud, 1986).

Non si potrebbe dire di più per “condizionare” un effetto del cielo ad un condizionamento sociale terrestre; in questo caso messico-religioso.In certi articoli, per evitare il peso delle definizioni concorrenti, utilizzo moderno per il grande pubblico, ma anche, perché l’astrologia condizionalista sarà sempre moderna … come lo era ai tempi di Tolomeo.

Conditionnel, conditionnelle

Ho compreso ciò che è un condizionamento, significato diverso da ammaestramento, collocazione, lmballaggio, leggendo J.P. Pavlov nel metro nelle ore di punta degli anni ‘50.

Il titolo La Condition Solaire (1964 = Ed.Vilain e Belhomme), rende omaggio all’opera di Pavlov e testimonia il mio impegno per tutto quello che mi sembrava degno di essere difeso e perorato contro l’ignoranza od il silenzio. Tuttavia, non sono un propagandista incondizionale. Nel Vangelo sta scritto: Chi ha orecchie ascolti e le orecchie fischiano a coloro che non hanno disposizione a comprendere il condizionalismo.

Bisogna farsi conoscere in modo. accessibile Non conviene perdere il tempo, impegnato nella divorante ricerca. per diffondere ciò che non tutti capiscono. Pochi comprendono il dubbio del sapere, mentre molti se ne infischiano se quel piccolo numero sa o non sa. Essendo la ricerca la vocazione condizionalista, occorre anzitutto puntare alle orecchie dei curiosi (all’inizio dovrebbero esserlo gli scientifici, ma le statistiche dimostrano di no) e togliere le errate convinzione dei pregiudizi contro ogni intesa non consensuale, nuova, evangelica o non.

In un certo modo, La Condition Solaire istruisce sia  sulla mal conoscenza dei nostri condizionamenti “naturali” (geosolari) sia sull’ignoranza dell’astrologia da parte sia di astrologi anti-segnali come da pretesi curiosi della scienza anti-simboli. Sotto il punto di vista della modernità, le due cause, pavloviana ed astrologia condizionalista sono legate dall’ombra che impone una cultura dominante ai suoi giardini ed alla sua terra in un ghetto autorizzato.

Ogni volta che ho potuto farlo, perché si capisca la nostra relazione con il sistema solare ed i suoi componenti (atomi compresi), ho dato del condizionamento un’idea del tutto differente dalle caricature universitarie. Non ho mai mancato di insistere sull’attitudine negativa degli scientifici, letterati od illetterati, riguardo l’eredità di Pavlov. Quanto a quella degli astrologi impregnati di freudo-simbolismo, ne riparleremo a proposito del dogmatismo soggettivista.

Anni dopo le mie prediche, grazie ad un amico attento alla nostra ricerca, ho avuto il piacere di leggere un’analisi dell’opera di Pavlov che mi consentirà ormai di non improvvisare più sulla denigrazione del condizionalismo. Le pagine seguenti sono tratte da: Ils ont tué Descartes, , sotto titolo Einstein, Freud, Pavlov (Gérard Bonnot), Ed.Demoel, Paris 1969). Le mie sottolineature sono in carattere italico..

Per un curioso paradosso, Ivan Petrovich Pavlov ha conosciuto al tempo stesso questi due destini (culto maniaco o rigetto di un modello fondatore dopo la sua morte) contraddittori, da una parte e dall’altra della barriera ideologica che divide il nostro mondo. <(1): Gérard Bonnot ne fa un accostamento con la Bilancia, segno solare natale di I.P.Pavlov)>  Dal lato comunista , egli ha regnato imponendo alla biologia, alla medicina, alla psichiatrica, il battistrada di un nuovo clericalismo <(2): L’autore identifica o paragona Einstein ad un santo, Freud ad un eretico, Pavlov ad un vicario)>.

I laboratori russi hanno spinto l’arte di condizionare gli animali fino a dei raffinamenti scolastici e la recitazione delle dottrine del maestro fino ad uno psittacismo…

In Occidente, al contrario, si direbbe che la teoria del condizionamento va meglio e che il suo autore è In pratica, più dimenticato. In effetti, non si riesce a comprendere la psicologia scientifica senza queste innumerevoli esperienze di apprendimento, sulle scimmie, i gatti, i ratti, i topi, i pesci rossi che, tutti, fanno appello alle proprietà del sistema nervoso scoperto da Pavlov. il giorno in cui incominciò a guardare i suoi cani che perdevano saliva. In quanto all’ipotesi fondamentale che tutta la vita intellettuale si basi sull’attività dell cervello di stabilire senza sosta nuovi circuiti riflessivi, essa è la base stessa delle difficoltà che conoscono ancora oggi gli studi neurologici.

 I progressi della elettroencefalografia, della biochimica cellulare e molecolare, le teorie cibernetiche e l’esperienza dell’informatica, lungi dal condannare l’intuizione del vecchio fisiologo, permettono al contrario di affrontare certi problemi che egli evitava, portando un inizio di soluzione alle difficoltà nelle quali egli inciampava. Raramente pertanto nei laboratori in cui venivano effettuati questi lavori, sono i ricercatori che si riferiscono a Pavlov. Non sognano più. Quando si pone loro una domanda , volentieri gli rendono omaggio. In  confidenza  : Non l’hanno mai letto. E se per caso, capita loro di sfogliarne qualche pagina, esitano a riconoscere il lampo del genio, tanto la cosa li sconcerta, li irrita o li commuove l’ingenuità del precursore.

Per il modo in cui ha condotto la sua vita, si può dire che in un senso egli ha scelto questo ritiro. Indifferenza garbata o gloria abusiva, si resta nella logica dei valori che ha sempre professato e messo in pratica.  Non ci sarebbero dunque motivi per deplorarlo se, al tempo stesso non rischiasse di trovarsi sottratto l’aspetto più profondamente originale della sua opera. Quello che non si lascia facilmente classificare nei manuali né ridurre ad un catechismo. Perché  tiene all’uomo stesso, al suo temperamento. E riguarda tutti gli uomini, direttamente, anche se si burlano dell’evoluzione delle scienze o si tengono lontano dalle Chiese.

Questo nodo corrosivo nascosto nel cuore del pensiero di Pavlov, che dà oggi ai suoi cani una maggior presa sul nostro avvenire della bomba atomica (cf:Einstein) o lo scatenamento dell’inconscio (cf.Freud). Da condizionali i riflessi sono divenuti condizionati della persona stessa del loro inventore, e con la sua approvazione. Un passo in più, abbiamo il condizionamento o, se si preferisce in un francese migliore, e più chiaro, la messa in condizione.     Il linguaggio qui testimonia: delle due letture che permettevano i lavori di Pavlov, una sola si è imposta, al punto da far dimenticare l’altra. Si è tenuto conto solo della passività del soggetto, della gran potenza dello sperimentatore. Per contro il suo successo è stato immenso, le applicazioni innumerevoli. Pubblicità e allenamento psicofisiologico, tirocinio d’apprendimento programmato, lavaggio del cervello, violazione delle folle, relazioni pubbliche, non si contano più i successi.

Condizionati, i brillanti laureati della nostra Ecole Nationale d’Administration, i marines (sottolineatura dell’autore) americani, i giovani quadri del neocapitalismo, i cosmonauti eroici e sorridenti. I tecnici pavloviani hanno invaso la nostra società e lo si è così spesso detto che si ha sovente l’impressione di scrivere una banalità ripetendolo una volta di più. Forse perché lo si dice male.

A forza di mostrare il pensiero di Pavlov rifatto attraverso casi articolari, sbriciolato in ricette pratiche, feconde o inquietanti ma sempre efficaci, si finisce per perdere di vista il suo punto d’applicazione essenziale, la sua vera forza. Dopo tutto, non si era aspettato l’eminente professore dell’Istituto di medicina sperimentale di San Pietroburgo per scoprire che gli animali si addestrano. Ed anche gli uomini. Il sovrano Federico Guglielmo I°, ad esempio, preferiva gli svaghi del corpo di guardia alle discussioni filosofiche, sapeva già che un bel fusto, forte come un Turco, se era sufficientemente umiliato. abbruttito, sconfitto, addestrato come si dice, poteva diventare il più docile degli automi.

E Napoleone. questo fine conoscitore della natura umana! Otteneva molto di più che della bava. Gli bastavano croci e decorazioni per far decidere un uomo apparentemente normale a farsi uccidere per i suoi begli occhi. E, prima di loro, i carnefici di Torquemada: avevano forse bisogno di lezioni per ottenere delle conversioni durevoli quanto edificanti?

Ricevuto a Londra per la prima volta nel 1912, dal molto rispettabile Sherrington, Pavlov si era sentito dire: “I vostri riflessi condizionati non avranno alcun successo in Inghilterra, perché risentono del materialismo.”

Ed era molto fiero, alla fine della sua vita, di aver fatto smentire questa predizione, poiché l’Inghilterra fu uno dei primi paesi a dare alle sue scoperte il diritto di citazione nell’insegnamento della psicologia.  Non è però sicuro che la causa del materialismo abbia avuto il successo che si aspettava. Si disputava, all’epoca, per sapere chi dovesse avere la priorità del corpo o dell’anima. Si continua …(…) La rivoluzione di Pavlov non è metafisica ma pratica; s’instaura per mezzo del materialismo, liquida le convenzioni del dualismo.

 Nel manipolare i suoi cani, ha messo tra le nostre mani la catena delle cause ed effetti che lega un’idea, una credenza. ad una situazione concreta. Dimostrando che si poteva modificare a volontà, il comportamento, ci ha fornito l’accesso a quest’accordo misterioso del corpo e dello spirito che costituisce la personalità. Per il meglio o per il peggio? Agli occhi di molti, l’opera di Pavlov è un attentato alla libertà individuale, un’impresa di disumanizzazione e d’asservimento.

Delle due letture che proponevano i riflessi condizionati, si sceglieva la più facile, quella che si accorda con le peggiori tentazioni dell’uomo, alle sue più arcaiche suggestioni. E si deve convenire che lo scatenamento dell’insana violenza che ha segnato gli ultimi decenni sembra dar credito a quest’interpretazione. Ma è Lenin che ha messo la violenza al servizio della ragione, Hitler scatenò l’isteria collettiva partendo dal governo. Indubbiamente i campi di concentramento furono un tentativo di condizionamento che sorpassa i limiti dell’orrore. Ma lagnarsi con Pavlov delle fumate che emettevano i camini d’Auschwitz è ingiusto come attribuire ad Einstein le ceneri di Hiroshima.

Non si deve scegliere tra le due letture. Esse non si escludono mai, si completano. L’uomo ha sempre saputo che doveva adattarsi alle circostanze, Di buona voglia o suo malgrado. Chiarendo il meccanismo di quest’adattamento, Pavlov offre al contrario la possibilità di comandare l’evoluzione necessaria, di sostituire la ragione ed il libero consenso all’astuzia o alla violenza.

Comparate queste frasi terribili al potere del condizionamento e quello, altrettanto terrificante della scelta di lettura, al testo di un altro nativo della Bilancia che ha scelto di condizionare i suoi lettori all’anticondizionalismo: Ci si può anche rammaricare per essa (la scuola d’astrologia condizionalista) che al posto di cercare d’esaminare l’uomo secondo una più larga gamma di stati e manifestazioni, si riduce allo stretto varco aperto nel piano della riflessologia …” Una corsia che per una scelta diversa della manipolazione, porta alle neuroscienze, ad un’astrologia in cui il consultante non è più impacchettato ma informato dei condizionamenti celesti che possono aiutarlo a cavarsela, utilizzando meglio o diversamente i suoi condizionamenti terrestri.

Finalmente, adattarsi, trovare il miglior compromesso possibile tra cielo e terra, senza lasciarvi troppe penne … altra cosa che il cantar bene nel proprio tema, un programma che faccia supporre che Hitler, Mussolini, Stalin sono dei tenori. La consultazione condizinalista ha come scopo quello di liberare e non di sottomettere ad un’idolatria astrale che, sotto il biascicamento dell’antropocosmoformismo serve la vanità dei “maestri in filosofia.

Ma sulla Terra, come in società, la più grande delle libertà non può essere che … condizionale. Pavlov non ce lo insegna.

Egli dimostra che noi trasciniamo le nostre catene sino all’interno dei  nostri pensieri. Conoscere i nostri pesi e le nostre responsabilità dovrebbe distoglierne lo spirito, rendere i nostri dubbi e certezze più indipendenti dai giudizi mediatici. E’ in questo che il condizionalismo come il pavlovismo fa paura.

Immaginate un’emissione televisiva di sistematiche informazioni sull’arte ed il modo di addestrare i cervelli, ingannare il credulone con la pubblicità, il discorso sottinteso, la suggestione ovattata ripetitiva: ci sarebbe presto la confusione, l’anarchia nei giornali, le elezioni, l’economia; il panico nei sondaggi … Nulla sarebbe prevedibile. Perché vi sono meno irrecuperabili di quanto si crede. La specie umana non si compone solo di creduli. Esistono degli spiriti liberi.

 Perché si manifestino occorre soltanto avere la pazienza e i mezzi per informarli.

 Alain e Jacques Mullard hanno creato da soli un sito condizionalista su Internet. Patrick Le Guen non mi ha chiesto se doveva o no fare il suo software, oggi molto apprezzato dagli astrologi condizionalisti e da diversi altri. L’idea della VideoK7 sul condizionalismo è di François Bourdillat che ha animato, partecipato alla realizzazione con un amico alle convinzioni astrologiche di un’altra scuola.

In Italia, Fernanda Nosenzo-Spagnolo ha creato un sito strettamente condizionalista, ed un editore importante sta pubblicando con la sua firma, un’ opera  che espone gli insegnamenti impartiti dalla nostra scuola.

La rivista Astrologique ci è equivalsa degli stages, delle conferenze, una nuova generazione di condizionalisti tra cui Ta Nagone-Yen, Philippe Pinchon, Michel Fénice, Alain Debuschére, Henri Boucher, Jean-Paul Citron … Richard Pellard (e purtroppo B.Blanchet e H.Guinard). In breve, l’informazione ha sempre arricchito la nostra scuola. Ci si può chiedere perché Astrologie Pratique non ha in concreto apportato nulla al condizionalismo?

Se nessun dubita che Richard Pellard sia un condizionalista competente, militante e convinto, non è certo che per far conoscere quel che si sa e quel che si crede, si debba a lungo nasconderne il nome. Affari di dosaggio.

Ne abbiamo spesso parlato e, a parte il passaggio da astrologia condizionale ad astrologia condizionalista, ho sempre sostenuto che per replicare all’ostinazione di non volere o di non poter capire, non lo si può fare che mediante una maggiore ostinazione nel proseguire. Altro affare di dosaggio.

Quando Dirac teneva dei corsi, preparava il suo testo in modo che fosse della massima chiarezza e l’esposizione comprensibile. Rifiutava di cambiare le sue frasi, preparate con cura, con il pretesto che esse non erano state capite. Più di una volta un ascoltatore nella sala gli chiese di ripetere un punto che non aveva ben capito, aspettando delle precisazioni ed altre spiegazioni, ma Dirac ripeteva allora parola per parola quello che aveva appena detto (La Phisique quantique. Dossier Pour la Science, Juin 1994).

Io non sono Dirac, non temo la ridondanza, ma per il principio di ripetizione (Dirac è nativo del Leone) quest’aneddoto vale la pena di essere ricordato. Nell’arte, nella filosofia, nelle scienze, ci vogliono almeno dai 30 ai 50 anni d’ostinazione per creare un nuovo stile, un’idea nuova. Nulla di nuovo sotto il Sole “rR”, dispositore dei paradigmi.

Condizionamenti

Il condizionamento strutturale, secondo il termine di Richard Pellard, raggiunge i riflessi assoluti, opponibili ai riflessi condizionali. Sentiamo freddo o caldo, fame o sete, sin dalla nascita. I bisogni organici fondamentali non aspettano per manifestarsi che vi  si chiami a tavola.

Per mezzo di legami variabili, temporali, l’educazione associa queste necessità alle regole familiari per disciplinarle eliminando gli inconvenienti spontanei.  Altri bisogni che sono puramente biologici sono probabili; al di fuori dei precetti educativi, dei condizionamenti artificiali, sperimentali, l’ambiente naturale (l’ambiente geosolare ne fa parte) genera dei legami che sfuggono alla coscienza. I riflessi, assoluti e temporali, richiamano la vecchia incompatibilità supposta tra l’innato e l’acquisito <(1) Il biologo Jean Rostand (maestro del pensiero di Cavanna e dell’Unione Razionalista) fondava l’essenziale delle sue argomentazioni contro l’astrologia su un’eredità impermeabile agli influssi dell’ambiente.> che non sono più dei concetti contrari ma complementari.

Ciò che abbiamo illustrato con la Teoria delle età in cui l’assoluto è il calendario delle acquisizioni necessarie alla maturazione ed il condizionale quel che s’innesta di culturale, d’umano e di relativo su questo calendario.

S’imparano i colori nell’età Venusiana ma i paesi ed i costumi non hanno gli stessi colori favoriti. La Teoria delle età implica per la specie umana l’integrazione dei cicli del sistema solare, unicamente per l’insieme dei cicli. Quest’integrazione non ha potuto essere completata; quanto si è acquisito ha probabilmente richiesto migliaia di ripetizioni prima di appartenere alle leggi della specie. B.Blanchet considera la Sua nascita per la prima apparizione del ciclo di Plutone nell’integrazione filogenetica del sistema solare. Quando si conosce la sua predilezione per il Soggetto “al centro del Mondo e di tutto il mondo” la sua posizione non ha nulla di stupefacente, essa si spiega con la normale psicologia. Il condizionamento per iniziazione non è del tutto separabile dal condizionamento per ripetizione.

Essi si sostengono, si completano. si escludono soltanto nei casi estremi. Un violento trauma non ne richiede un secondo per creare incontenibili fobie. La ripetizione interviene nella terapia per annichilire l’effetto negativo di un incidente o di situazioni eccezionali. Può capitare che si preconizzi di mimare un evento perturbante, di tornare indietro, per cancellare una prima impressione negativa. Sarebbe troppo lungo enumerare gli esempi d’iniziazione, felici o non, dei nostri istinti basici (nutrizione, amore, sesso) rinforzati, corretti o invalidati da ripetizioni, gratificanti o contrarianti.

La mia prima giocata al Lotto Nazionale consisteva in cinque buoni numeri con un guadagno di 13.000 F (pari a 1.300.000 vecchi franchi).Convinto che il Lotto fosse effettivamente facile e che si guadagnava bene, ho continuato a giocare fino a quando il ripetersi d’identiche perdite mi dissuase dal continuare. Per riguadagnare i giocatori disaffezionati, dopo un po’ di tempo, la soc. Francese dei giochi aggiunse un “bonus” alle sue giocate ed introdusse un nuovo gioco. L’immaginario e l’irrazionale non sfuggono all’iniziazione.  Ad un certo punto il guadagno passava da 13.000 a 3.000.000 F  Come fare a ricordare quei due numeri (27 al posto di 28) … pur sapendo che questa lettura fortuita non sta in piedi.

 In materia d’interpretazione delle coincidenze, gli astrologi battono tutti i record … ma a parte gli scherzi del caso – che non sempre ci sono, come l’inestinguibile gioco dei maestri planetari, che interessa anche il condizionalismo.  

L’iniziazione e la ripetizione si applicano all’addestramento nelle stesse combinazioni ricordate sopra.

 Con l’iniziazione, per esempio, c’è il premio d’ingaggio fatto prima dell’arruolamento, quando le classi militari possono sentirsi deluse, mentre gli ingaggi sono … allettanti.

In due sequenze il cane Cora aveva imparato ad aprire una porta abituandosi ad appoggiarsi sulla maniglia. In seguito, non abusava in quest’esercizio sotto lo sguardo indifferente della figlia Zoom, incapace di imitarla. Si sarebbe dovuto insegnare a Cora a chiudere la porta dietro di sé, ma pare che non rientrasse nelle sue possibilità. Così i tentativi d’addestramento per ripetizione sono consistiti, senza risultati, ad impedirle di aprire la porta ad ogni colpo.

Sul fatto di sapere chi addestra chi, Gérard Bonnot ci racconta la gustosa storiella, che egli dice, circola nel mondo dei filosofi:

C’era una volta un cane, così intelligente che aveva addestrato il suo padrone.Quando gli si portava da mangiare, il maestro doveva agitare un campanello. Per meglio dire, il maestro era così ben addestrato che alla fine faceva funzionare il campanello anche quando non c’era cibo ed il cane si accontentava di emettere saliva.

Il genio di Pavlov è d’avere riunito il soggetto e l’oggetto, lo psichico ed il fisiologico. Ha precisato modi e limiti della stretta relazione tra l’interno e l’esterno, dell’individuo e del suo ambiente. Non era un’idea nuova: ne ha misurato sperimentalmente la fecondità e dedotto una tipologia oggettiva di cui non parlano per nulla i suoi detrattori poiché essa denigra la potenza esclusiva dell’ambiente e la passività del soggetto.

L’efficacia e l’eco degli “stimoli” naturali od artificiali, sono funzioni delle proprietà neurofisiologiche del ricettore e della sua storia. I “forti” in eccitazione (F+) od inibizione (F-) non hanno le stesse risposte ai condizionamenti; le attitudini a condizionarsi e decondizionarsi variano ancora secondo la mobilità dei due processi e del loro equilibrio, in rapporto con le fasi dei Segni, diversamente da una persona all’altra. Con le formule zodiacali che dei biechi falsari riducono a delle reazioni del ginocchio (la filosofia a colpi di martello), è possibile immaginare le facilità e difficoltà d’ogni temperamento da sopportare o rifiutare secondo i condizionamenti per inizializzazione-ripetizione.

La tipologia pavloviana è vasta perché le sue basi non sono quelle dell’affettività, degli istinti, delle ghiandole, della morfologia, ma dei processi neurologici che animano l’insieme, corpo, anima e spirito. Le parti ed il tutto non sfuggono alla gestione del cervello, misterioso organo della relazione interna-esterna.

Osservando degli animali non addestrati, anche se domestici: cani e gatti, polli e galline, sono giunto a sottolineare un condizionamento non formulato da J.P.Pavlov: l’autocondizionamento. P.S.Kupalov, successore di I.P.Pavlov ha studiato, nel cane, dei riflessi condizionati in comportamento libero, ma egli chiude il suo cane in una camera ed introduce per il suo studio degli stimoli artificiali strumentali (campanellini, suonerie, lampade, ecc.). L’autocondizioanmento è più assoluto ed evidente quando il campo di libertà non è una camera di sperimentazione ma l’ambiente naturale.

La cagnetta Zoom entra da sola nei limiti di una proprietà per abbaiare dietro ad un ciclista, e sceglie da sola il migliore posto d’osservazione per custodire la casa (il suo posto cambia all’ora del portalettere).

Nell’Uomo, i campi di libertà d’autocondizionamento sono più numerosi e più socioculturali che nell’animale. Nella realtà vi sono dei sufficienti elementi e delle complessità perché ognuno vi crei dei riferimenti e dei legami conformi al proprio temperamento. Non si tratta di ristabilire la prevalenza del Soggetto sull’Oggetto, ma di sottolineare le differenti figure delle loro relazioni. Se è vero che ognuno percepisce un paesaggio secondo le proprie inclinazioni, è ugualmente vero che tutti i paesaggi non sollecitano le stesse interpretazioni, pittoriche ed altre.

Finalmente, dal condizionamento all’autocondizionamento, eccoci tornati a quanto esprimono le formule neuro-noologiche dei Segni zodiacali: delle modalità e potenzialità delle funzioni di adattamento, ricco o povero, attivo o passivo. I condizionamenti celesti c’incitano a ricercare il miglior campo o referenziale di autocondizionamento. Con questo spirito, ho spesso parlato dell’oroscopo come una proposizione  d’Essere … un figlio del cielo.

In quanto a sapere se la nascita è o non è un’iniziazione, prima di rispondere invito a riflettere sulla seguente equazione che si può ormai porre grazie al tema d’età:

         Posizioni transiti – Posizioni Tema di età = Posizioni Natali

Naturale, Universale

Nella sua Histoire de l’astrologie, Wilhelm Knappich, già citato, consacra qualche pagina all’astrologia empirica o naturalista (lo cito) alla quale si collega un prestigioso passato:

L’astrologia empirica è ugualmente di età rispettabile. Lo spirito razionalista e concettuale dei Greci si è troppo sforzato di rigettare lo sviluppo animista per rimpiazzare il mito per mezzo dei logos e spiegare per mezzo di cause meccaniche o fisiche l’influenza esercitata dagli astri sulla Terra. Tolomeo prima e poi i filosofi arabi e gli scolastici del Medio Evo, avevano tentato di classificare l'astrologia tra le scienze naturali ...

Ultra-simbolista, W. Knappich, fa quindi un giro d’orizzonte degli autori antichi e contemporanei, molto numerosi, che hanno tentato una spiegazione fisica partendo dalle ipotesi eletromagnetiche, dal campo di forza o dalla meccanica quantica. Le statistiche di Krafft e Gauquelin, non sono maggiormente apprezzate delle dotte teorie introdotte nella struttura complessa dell’oroscopo e delle leggi puramente analogiche che fondano l’astrologia.

Per giustificare queste convenzioni, W. Knappich ricupera Freud, Jung, J. Keplero e mentre prende alla leggera le idee che non condivide, la sua tolleranza torna al lassismo per le contraddizioni notorie del simbolismo, particolarmente: il perché delle effemeridi … e che cos’è questo zodiaco di semplici punti di riferimento geometrici destinati all’orientamento (cito) utilizzato come un piano di riferimento degli stati d’anima stagionali?!       E’ costui l’autore di una prefazione magniloquente che ci accusa di essere schizofrenici!

Nonostante il rischio di ipotesi aberranti, poiché l’enigma è spinoso e contorto, ci vuole già molto coraggio per scegliere il “naturale” contro il linguaggio anti-segnale, e saremmo, a mio avviso, costretti a cavillare nel nulla, se lo dovessimo, sotto il pretesto di fisico e statistico, negando al simbolo ed all’analogismo la sua funzione vivente ed inconscia di apprensione del reale.

 Che cosa diventa questa funzione in coloro che appuntano i simboli nei loro libri come delle farfalle morte?

Il condizionalismo non separa il Soggetto e l’Oggetto, l’interno e l’esterno, il microcosmo ed il macrocosmo ((1): Quel simbolista ha corredato la relazione microcosmo-macrocosmo della miglior prova di realtà che la dimostrazione offriva  negli Elements  de Cosmogonie? Opera condizionalista, che genera rispetto sia) tra gli scientificii come tra i simbolisti>, il cervello destro ed il cervello sinistro … Come G.Bonnard lo disse del pavlovismo, noi abbiamo liquidato le convenzioni del dualismo … di un Ariete cartesiano, precisiamolo.

 Questo non si perdona presso coloro che reclamano la forza di una sola lettura e la nostra visione per il terzo occhio del corpo calloso risulta inclassificabile nel mondo dei ciechi dell’occhio destro o di quello sinistro,

Il traduttore di W.Knappich, ricorda nelle suo note quotidiane (1986) tutte le tendenze dell’astrologia contemporanea, salvo la condizionalista. M.me Suzel Fuzeau-Braesch, negli Incontri Condizionalisti del 1989, ha riconosciuto di non aver saputo dove collocarci nella storia dell’astrologia. Max Lejbowiczz avrebbe risposto: perché il condizionalismo introduce, in questa storia, una rottura espistemologica.

Inclassificabile sotto il punto di vista del naturale opposto al simbolico, al di fuori dei sotterfugi per distogliere l’attenzione degli editori, non abbiamo altre soluzioni che di autocondizionarci per difendere l’originalità della doppia lettura, fisica e simbolica.

Se, per far passare il condizionalismo, il marchio d’astrologia naturale, che ha la sua storia, diventa popolare, non resterebbe però nulla dell’originalità del condizionalismo che ne inizia la storia.

Ho intravisto nel peccatuccio di Maurice Worme, quel che sarebbe uno scenario di snaturamento del condizionalismo per mancanza di controllo, Richard Pellard sa che molti spesso si augurano  di vederci rientrare nei ranghi. Per tornare al naturale o per cancellare una dinamica inquietante?

Non determinista, l’astrologia condizionalista pratica ed insegna il condizionale. Essa è naturale nei suoi riferimenti astrometrici, universale per i concetti che  vanno al di là dell’astrologia (il S,O,R, I, mette in causa l’Integrazione) senza riferimento alle scienze fisiche.

 Il condizionalismo è dunque condizionale, naturale, universale.

La mia analisi, qui, non differisce da quella di Richard Pellard, salvo per il fatto che egli sosteneva che era meglio navigare sotto una sola bandiera di tre colori piuttosto che sotto parecchie monocromie compiacenti.

Condizionalismo

    “Il nome di Pavlov sarà meglio conosciuto cent’anni dopo la sua morte che durante la sua vita”.   H.G.Wells 1927

Giunto al termine, credo di aver detto quasi tutto sul condizionalismo.

Non abbastanza sul futuro del Pavlovismo che non è poi così nascosto come si crede. I.P. Pavlov è morto nel 1936. I cento anni della profezia di H.W.Wells, visionario razionalista, secondo E.Giurgea < (2) (:L'heritage de Pavlov (Pierre Mardaga, editore 1986) > non sono trascorsi e non abbiamo ancora esplorato tutto dello “stretto corridoio della riflessologia” (vedi più in alto).

Quanto all’avvenire del condizionalismo,  coloro che credono che il S.O.R.I., il R.E.T®., lo zodiaco neuro-noologico, non mi sopravviveranno, farebbero meglio a consolidare i loro posteriori.

Alain de Chviré, Presidente della Féderation des Astrologues Francophones FDAF.41-45, rue de Crondstadt, 75015 Paris non è un fobico del condizionalismo. In occasione del nuovo millennio, ha domandato a Françoise Hardy quali erano i suoi voti perché la disciplina astrologica sia meglio integrata alla cultura contemporanea e quale strategia consigliava agli astrologi per comunicare seriamente con il gran pubblico ed assicurare una migliore identità alla loro disciplina. Ebbe questa risposta:

F,H,- Auspico per il 3° millennio lo sviluppo dell’astrologia condizionalista, la sola ad essere assai coerente per non essere rifiutata al 100% dagli scientifici che per caso vi capiterebbero sopra poiché il progresso dell’astrologia passa attraverso la sua riconciliazione con l’astronomia. Non è la strategia che si deve consigliare agli astrologi, ma l’umiltà, il buon senso, l’obiettività, il discernimento, il rigore: ed è perché essi non  applicano abbastanza queste qualità che gli scientifici non li prendono sul serio.

Uniamo a quelli di Françoise Hardy, anche i nostri migliori auguri estesi ai condizionalisti che domani formeranno sicuramente un’armata sotto la stessa bandiera.

Jean-Pierre Nicola, febbraio 2000

 

 

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