di Fernanda Nosenzo Spagnolo

 

 Gioacchino da Fiore (1130 - 1202), fu frate cistercense, teologo e grande mistico medievale.

Entrato nell'ordine di San Bernardo da Chiaravalle in un anno successivo al 1150, se ne allontanò nel 1191 per fondare nella città calabrese di San Giovanni in Fiore (da cui il suo appellativo), un ordine monastico assai rigoroso, poi approvato da papa Celestino III nel 1196.
Le dottrine di frate Gioacchino si fondarono su di una originalissima  concezione ciclica della storia. Infatti nello svolgimento degli eventi umani, egli volle distinguere tre età fondamentali, ciascuna delle quali avrebbe corrisposto alla instaurazione nel mondo di regni di ciascuna delle tre persone della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Nel tempo in cui visse, egli considerò terminata la prima età e la seconda come arrivata a scadenza prossima ventura, pertanto profetizzò l'avvento dell'era dello Spirito Santo. Come conseguenza, Gioacchino interpretò la Chiesa temporale, i suoi dogmi e le sue strutture, come simbolica anticipazione del vero cristianesimo, la cui venuta avrebbe coinciso con la purificazione dell'umanità intera.

Dopo il riconoscimento ufficiale dell'Ordine monastico da lui fondato, che nella regola si ispirava ai principi mistici della tesi delle "tre divine età", il pensiero di Gioacchino da Fiore venne ritenuto eterodosso, quantunque non ereticale, da papa Innocenzo III.

Come conseguenza della condanna formale delle teorie, in quanto considerate "triteiste", avvenuta nel 1215 dopo la morte dell'ideatore nel corso del quarto concilio lateranense, l'ordine dei frati gioachimiti (Monaci Florensi) fu prima disciolto, quindi  drasticamente disperso a causa della reiterazione della predicazione in alcuni centri della Calabria e dell'Italia settentrionale.

La dottrina di Gioacchino da Fiore non mancò tuttavia di esercitare un'influenza imponente nella cultura religiosa del Medioevo. Lo stesso Dante Alighieri, peraltro fedele assertore della Scolastica medievale, nella "Divina Commedia" volle comprendere il frate calabrese tra i teologi presenti in Paradiso.

Tra le opere di Gioacchino da Fiore arrivate ai giorni nostri, si ricordano il "Liber concordiae Novi et Veteris Testamenti", il "Psalterium decem chordarum", l'"Expositio in Apocalypsim" ed un"Adversus Judaeos". Ma consideriamo più attentamente la sua opera ed il suo pensiero "La dottrina delle Tre Età".

Gioacchino da Fiore nacque a Celico, nel cosentino, intorno al 1130 e morì nel 1202 a San Giovanni in Fiore.
Entrò quasi ventenne nel monastero cistercense di Sambucina, poi passò in quello di Santa Maria di Corazzo e ne divenne abate dal 1177.  Circa dieci anni dopo entrò in contrasto con l'Ordine, lo abbandonò e diede vita ad una propria congregazione di frati poi denominata "Ordine Florense" o "Congregazione Gioachimita".
Considerate per secoli opere di un visionario con ossessione  profetica, gli scritti che egli compose rappresentano invece alcuni dei prodotti più alti e maturi della mistica e della teologia monastica medievale. Interamente orientata in senso escatologico, l'opera dottrinale di Gioacchino si caratterizzò per originalità e per complessità filosofica. L'evidente sforzo sostenuto da questo mistico per dimostrare una sorta di "teologia della storia" alla luce delle Sacre Scritture, si manifestò nell'impegno di cogliere i probabili avvenimenti religiosi delle età future e di riconoscere i tempi della loro attuazione, considerata imminente, nel mondo e nella storia dell'umanità.

Sussiste inoltre un rapporto diretto tra la teologia trinitaria gioachinita e la concezione dell'evoluzione della storia. Come è stato accennato, ad ogni elemento trinitario Gioacchino ha collegato un'epoca in cui la storia umana fu suddivisa: all'Età del Padre, che sarebbe stata compresa tra la creazione e la venuta al mondo di Cristo, all'Età del Figlio ritenuta quasi conclusa negli anni in cui visse, all'Età dello Spirito Santo che avrebbe seguito le prime. In ognuna di queste età l'azione della Trinità divina si sarebbe rivelata nelle Sacre Scritture con modalità differenti. Così il Padre si sarebbe manifestato attraverso l'Antico Testamento, mentre il Figlio per mezzo degli Evangeli. Lo Spirito Santo dell'epoca futura si sarebbe svelato grazie all'unione ("concordia") dell'Antico e del Nuovo Testamento, un congiungimento che in sostanza avrebbe consentito l'esaltazione, la liberazione spirituale del vero significato dell'opera divina dai lacci necessariamente imposti dalla scrittura testuale.

Mediante la tripartizione delle età, Gioacchino da Fiore modificò a tutti gli effetti la visione della storia trasmessa dalla filosofia agostiniana alla teologia medievale. Difatti egli rifiutò la visione cristocentrica a favore di quella trinitaria, e così facendo lo sviluppo degli avvenimenti non fu più avvertito come una parabola che si sarebbe conclusa con il secondo avvento di Cristo ("parusìa"), bensì come un'evoluzione che terminerebbe in un'epoca di libertà e di pace sulla terra, un'era improntata alla contemplazione di Dio e caratterizzata da una radicale trasformazione del ruolo della gerarchia ecclesiale, dalla rinnovata funzione sacrale dei sacramenti e dalla più appropriata visione dei precetti biblici.

Nel Medioevo furono moltissimi gli scritti attribuiti a Gioacchino da Fiore o ai suoi seguaci. Di incerta paternità è rimasto un "Liber figurarum", un manoscritto composto da disegni miniati e da grafici presumibilmente a carattere simbolico.

Al mistico calabrese sono stati attribuiti, a ragione e a torto, una quantità davvero elevata di profezie, di vaticini e di scritti per lo più a carattere esegetico. E' certo tuttavia che le sue dottrine, incubate soprattutto negli ambienti dell'Ordine di San Francesco, determinarono un vastissimo movimento religioso-culturale detto "gioachimismo" che ebbe influenza e seguaci, oltre che tra i frati Florensi, in particolare modo tra i "frati spirituali".

Teologi di levatura come Gerardo da Borgo San Donnino, frate Ubertino da Casale e frate Piero di Giovanni Olivi, si ispirarono agli scritti del mistico abate calabrese. Essi delinearono i tratti di una "terza età" nella storia della salvezza, di un'epoca contrassegnata dalla purificazione delle gerarchie ecclesiastiche e dalla rigorosa applicazione della regola francescana.

Infine, nel secolo quattordicesimo e quindicesimo furono ampiamente presenti in seno alla cristianità alcuni temi di ispirazione gioachimita. Essi si raccolsero nell'idea utopica dell'avvento di un pontefice "angelicus" capace di rinnovare profondamente la Chiesa, e di un monarca che avesse unificato le nazioni per condurre l'umanità alla pace escatologica.

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    Orientamenti bibliografici

    ABBAGNANO Nicola - Storia della Filosofia - Edizioni F.lli Bocca, 1966
    GILSON Etienne - La filosofia nel Medioevo - Edizioni Mondadori, 1973
    KOYRE' Albert - Dal mondo chiuso all'universo infinito - Edizioni Longanesi, 1972
    KNOWLES Daniel - L'evoluzione del pensiero medievale - Edizioni Rizzoli, 1965
    MACKENZIE William - Le grandi avventure spirituali - Edizioni Luce ed Ombra, 1968
    VASOLI Carlo - La filosofia medievale - Edizioni Rizzoli, 1966 *

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