DIVINITA’ DEL NORD
presentazione a cura di Fernanda Nosenzo Spagnolo
ODINO (oppure Woden, Wotan, Wuothan ed altri)
È la maggiore divinità non solo della mitologia nordica, ma di tutte le altre da queste discendenti.
È il “padre” di tutti gli dèi Aesir e degli uomini stessi e, come tale, racchiude nelle sua simbologia tutte le attribuzioni culturali e ogni potenzialità esistenziale. Sotto questo aspetto, la figura di Odino contiene gli opposti: il nume è benefico e malefico insieme, è generoso e meschino, è il dio dei vivi così come può esserlo dei morti, è il dio della guerra e della lotta ma, nel contempo, anche della benevolenza e della poesia. Odino è anche la divinità della magia runica, del potere basato sui segni misteriori magico-alfabetici sui quali fu basata tutta la “tradizione del soprannaturale” di tutti i popoli europei d’area celtica. Odino stesso le avrebbe create dopo essere stato appeso, volontariamente, all’Albero del Mondo per nove notti. Così è stato scritto nel poema “Havamal” in proposito:
“… Io so che pendetti (racconta Odino, ndr) / dall’Albero esposto ai venti
per nove notti intere / da lancia ferito
Odino, io stesso me stesso / Su quell’alberto che nessuno
Conosce dal quale radice cresce / Nessuno mi diede pane
nessuno il corno (per bere, ndr) / Guardando verso il basso
plasmai le Rune / e urlando le presi
cadendo dall’Albero…”.
Snorri Srurlusson, l’eminente poeta epico e statista islandese del XIII secolo, tentò di definire i termini mitologici attribuiti alla suprema divinità nordica, esaminando e comparando i racconti dei Vichinghi compresi nel periodo tra l’VIII e l’XI secolo. Scrisse Sturlusson:
“… Il suo saper fare (di Odino, ndr) si estendeva su tutte le cose. Per possenti che fossero stati gli altri dèi, essi lo servivano come i bambini servono il loro padre. Odino era Alfodr “padre degli dèi”, Odino era Valfodr “padre delle uccisioni”, Odino era Veratyr “signore degli uomini”, Odino era Baleygr “dio dallo sguardo acuto-sfuggente”, Odino era Fiolsvidr “dio completo-largo di sapienza”, Odino era Sidfodr “padre delle vittorie”, Odino era Runarfyr “padre inventore-capace delle Rune”…”
Il nome Odino – trascritto in lettere come “Odtni” – si crede abbia avuto il significato di “selvaggio-terribile-furioso”. L’etimologia primitiva potrebbe trovare conferma dalle saghe dei “bersekers”, ovvero dei sacerdoti-guerrieri vichinghi del culto odinico che, in occasione delle battaglie, erano rapiti da un’estasi furiosa e combattevano selvaggiamente come se fossero impazziti. Odino stesso comandava le sue figlie divine-guerriere, le Valkirie, di recarsi sui campi di battaglia per prendere le anime dei valorosi caduti – dette “ienherriar” – e portarle nel “paradiso” delle religioni nordico-germaniche.
Odino, sotto l’aspetto letterario, è ricordato soprattutto per avere combattuto e sconfitto la stirpe divina dei Vanir e per avere ucciso, aiutato dai suoi fratelli Vili e Veh, il gigante di ghiaccio Ymir. Vicende, queste, che sostanzialmente costituiscono la base di tutte le cosmologie religiose dei popoli del Nord Europa.
Altri miti su Odino raccontano le imprese del nume in più mondi soprannaturali e terrestri: Odino, sotto le sembianze-nome di Sviphpall – ovvero di “colui che si trasforma” – girovagava travestito da vecchio, con un bastone inciso da rune per sorreggersi.
In queste vesti Odino, per ottenere il dono della sapienza su ogni cosa, si era cavato un occhio e lo aveva gettato nel pozzo del sapiente Mimir. Da questi racconti, la divinità fu tramandata come un cieco o come una sorta di ciclope da un unico occhio.
Altri racconti, invece, sostengono che Odino, per ottenere la saggezza, avesse conservato la sua testa parlante, mozzata dai Vanir su istigazione di Loki, preservandola dalla corruzione con erbe magiche e con la “magia delle Rune” (cfr. saghe irlandesi della testa del gigante Bran).
La figura di Odino ha rivestito perfino significati psicologici.
In quest’ottica, è connessa alla figura dei suoi fratelli: Vili ha rappresentato l’esistenza dell’intelligenza (umana) al di sopra delle emozioni, Veh la materializzazione dell’intelligenza nelle azioni, mentre Odino simbolizza l’unione del pensiero e dell’azione, che si esprime specialmente con la parola. Sotto tale profilo, si può azzardare una certa connessione tra le attribuzioni di Odino con quelle del Cristo, il “verbo, la parola che si è fatta carne” (cfr. (l’incipit dell’Vangelo di Giovanni), della religione europea postuma e molto più sofisticata.
È doveroso anche evidenziare certi paralleli mitologici tra il dio Odino e la divinità greco-romana Ermes-Mercurio: entrambe erano protettrici sia dei viaggi e dei commerci, sia della scrittura e dell’eloquio fecondo ed intelligente.
Riguardo Odino, così si legge nel poema “Edda” di Snorri:
“… Troverai rune possenti / formidabili
vittoriosi segni forgiati / colorati dal vate-possente (Odino, ndr)
incise dal dio che / urla tra gli dèi…”
Il dio che “urla tra gli dèi” è lo stesso Odino, colui che possiede la capacità e la forza delle parole.