NOTERELLA SUI VENTI

di Joe Fallisi

 

Il vento è un “movimento orizzontale o verticale di una massa d’aria dovuto a differenze di pressione, le quali a loro volta sono dovute a una distribuzione ineguale di calore. La corrente d’aria si muove nella direzione che va dalla zona ad alta pressione verso quella a bassa pressione. Ma nella genesi del vento intervengono altre due forze, una deviante dovuta alla rotazione della Terra (forza di Coriolis [descritta nel 1835 dall'ingegnere e matematico francese G. G. de Coriolis, essa agisce su tutti i corpi in movimento in un sistema in rotazione facendoli deviare dalla loro traiettoria, è proporzionale al prodotto vettore della velocità di rotazione terrestre per la velocità del corpo in movimento e viene ad aggiungersi alla forza centrifuga, che agisce anche sui corpi fermi – cfr. http://meteo.ansa.it/Glossario.asp?Voce=coriolis]) e una di attrito causata dalle asperità della superficie terrestre. L’attrito genera turbolenze tanto più forti quanto più si è vicini al suolo, mentre salendo di quota i venti tendono a farsi più laminari.

Tra il suolo e la regione dove si attenuano le turbolenze la velocità del vento può triplicarsi. Sulla superficie marina, dove l’attrito è minore, la velocità del vento è invece inferiore a quella in quota soltanto di un 30%. Nel 1808 l’ammiraglio inglese Francis Beaufort stabilì una classificazione empirica degli effetti del vento, con valori da 1 a 12.  La velocità del vento a seconda delle situazioni può essere espressa in nodi (1,8 km/h) o in metri al secondo (1 m/s = 2 nodi = 3,6 km/h).

La regola del meteorologo olandese Hendrik Ballot (1817-1890) collega la direzione del vento ai centri di alta e bassa pressione. Nell’emisfero boreale, stando con le spalle al vento, la bassa pressione è in diagonale avanti a sinistra, mentre l’alta pressione è dietro a destra. Nell’emisfero australe, sempre stando con le spalle al vento, la bassa pressione è avanti a destra, quella alta è dietro a sinistra.” (Atlante della Terra, UTET, Torino 1999, p. 448). 

“In prima approssimazione, per abbozzare un modello, molto semplificato, si può supporre che in ciascun emisfero della Terra si stabiliscano tre grandi cellule di convezione. La prima cellula – detta ‘cellula di Hadley’ dal nome dello scienziato inglese George Hadley che la descrisse nel 1753 – nasce dall’aria più calda e leggera che si forma vicino all’Equatore*, sale fino al limite della troposfera [la fascia atmosferica compresa all’incirca tra il livello del mare e i 14 km di quota] e scende intorno alla latitudine di 30°, sia a Nord sia a Sud dell’Equatore. Qui, una parte dell’aria discendente ritorna verso le basse pressioni equatoriali, generando quei venti costanti che sono gli alisei; un’altra parte continua la risalita verso Nord ma, giunta alla latitudine di circa 60°, incontra l’aria fredda polare e scende anch’essa al suolo, chiudendo la seconda cella di convezione: è la ‘cellula di Ferrel’, da William Ferrel, che la individuò nel 1856. Infine, una parte residua di aria calda dà origine a una terza cellula di convezione, che scambia calore tra la latitudine di 60° e i Poli (cellula polare).

Le tre cellule diventano più deboli a mano a mano che si va dall’Equatore verso il Polo Nord o verso il Polo Sud. In esse si verifica lo stesso fenomeno (...) [delle] correnti oceaniche: le forze di Coriolis (...) attorno alle alte pressioni fanno deviare le correnti d’aria in senso orario nell’emisfero boreale e in senso antiorario nell’emisfero australe.

L’opposto avviene per i venti che circolano intorno alle depressioni. Inoltre i venti della circolazione globale, salendo di quota, acquistano velocità dando origine alle correnti a getto: spiccano una corrente a getto sulle latitudini tropicali e una corrente a getto sulle latitudini polari. Nelle correnti a getto, sempre per effetto della rotazione terrestre, si determinano anche ondulazioni lunghe parecchie migliaia di km: sono le ‘onde di Rossby’, la cui ampiezza e velocità variano secondo parametri matematici, in quanto la loro velocità diminuisce quanto più cresce la loro lunghezza. Le creste delle onde di Rossby sono costituite da aria calda che migra verso i Poli, mentre le concavità sono costituite da aria fredda che migra verso l’Equatore.

Le concavità fredde possono staccarsi dalla massa originale ruotando con moto ‘ciclonico’, cioè opposto a quello delle lancette dell’orologio. Sotto le correnti a getto possono formarsi onde minori, lunghe un migliaio di chilometri, dette ‘onde di Bjerknes’. Anche in queste onde la cresta è colma di aria calda, mentre la concavità contiene l’aria più fredda. (...)

Le tre cellule che in ogni emisfero rimescolano continuamente la troposfera lasciano in mezzo, sull’Equatore, una regione di calma quasi assoluta. Gli alisei che da Nord e da Sud convergono sull’Equatore, arrivati in prossimità di esso, per l’alta temperatura si innalzano a qualche migliaio di metri sopra il mare come se si infilassero in un camino: e sotto abbiamo il fenomeno delle ‘calme equatoriali’ (doldrums), drammaticamente descritto da tanti marinai all’epoca della navigazione a vela. Contribuisce alla calma equatoriale il fatto che la tropopausa [strato dell’atmosfera terrestre, dello spessore di qualche centinaio di metri, che separa la troposfera dalla stratosfera] sull’Equatore si trova più in alto, a 16-18 km: qui inizia la stratosfera e la temperatura dell’aria smette di diminuire; l’aria in ascesa, quindi, giunta a questo tetto, si espande, ma è pochissima l’aria dell’emisfero australe che sconfina in quello boreale e viceversa. Slittando poi verso Nord o verso Sud, l’aria scarica la sua umidità (piogge equatoriali, regione della foresta pluviale) e quando finalmente torna verso il suolo formando l’alta pressione alla latitudine di 30°, è perfettamente secca: di qui i deserti del Sahara in Africa, di Mojave negli Stati Uniti e il Gran Deserto Vittoria in Australia. Sulle regioni polari l’aria fredda cala dall’alto schiacciando e sospingendo in tutte le direzioni l’aria in superficie. Scendendo verso latitudini più calde, deviata dalle forze di Coriolis, forma i venti polari orientali, che corrispondono, nella cellula polare, agli alisei della cellula equatoriale di Hadley.

Dove la cellula polare entra in frizione con la cellula delle latitudini intermedie si sviluppano cicloni e anticicloni. Nel complesso i venti delle latitudini temperate tendono a spirare da Ovest, ma queste regioni sono meteorologicamente molto variabili, e il semplice modello a cellule non basta per descriverne il clima se non con una grossolana approssimazione. Sugli oceani l’attrito tra le cellule dà luogo a venti talvolta formidabili, come quelli del Pacifico meridionale, dove venti da Ovest a 150 km all’ora soffiano per lunghi periodi, o i famigerati Roaring Forties (i ‘Quaranta ruggenti’), Howling Fifties (i ‘Cinquanta urlanti’) e Screeching Sixties (i ‘Sessanta stridenti’), venti che traggono i loro nomi dalle latitudini dove spirano. I sistemi ciclonici, caratterizzati da una bassa pressione atmosferica, si formano quando si incontrano masse di aria calda e fredda generando un vortice

Nell’emisfero Nord i venti ciclonici soffiano in senso antiorario intorno al minimo barico; il contrario avviene nell’emisfero Sud. I sistemi anticiclonici, caratterizzati da un’alta pressione, nascono da flussi di aria discendenti che ruotano in senso orario nell’emisfero Nord e in senso antiorario nel Sud.” (Ibid., pp. 325-326;cfr.http://www.linguaggioglobale.com/terra/txt/37.htm; http://spazioinwind.libero.it/gpscienze/Terra/Atmosfera/circolazione.htm).

Notava nel suo grandioso Lessico Gerolamo Vitali: “D’altra parte, quando parliamo sia della natura dei venti sia di quella dei segni, parliamo sempre rispetto alla regione boreale che noi abitiamo, ma è fuor di dubbio che, passando l’Atlantico e dirigendoci oltre l’Equatore, faremo esperienza di condizioni esattamente opposte alle nostre.” (Hyeronimo Vitali, Lexicon Mathematicum Atronomicum Geometricum, Parisiis 1668, p. 77 –  libro ristampato nel 2003, con introduzione e note di G. Bezza e prefazione di O. Faracovi, dalle Edizioni Agorà di La Spezia –; cfr. G. Bezza, Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo, Nuovi Orizzonti, Milano 1992, p. 321)

 

 

* L’Equatore (dal lat. mediev. aequator -oris, der. di aequare “uguagliare”; popr. “che rende uguali [i giorni e le notti]”) è il circolo massimo ideale, tracciato sulla sfera terrestre, risultante dall’intersezione con essa di un piano condotto per il centro della Terra perpendicolarmente all’asse di questa. A 22 km da Quito, capitale dell‘Ecuador, c’è la cosiddetta «mitad del mundo», esattamente sulla linea equatoriale. E’ il luogo in cui, nel 1736, la spedizione guidata da Charles-Marie de la Condamine per conto dell’Accademia delle Scienze di Francia effettuò le misurazioni che dimostrarono come questo fosse realmente l’equatore (gli stessi calcoli diedero origine anche al sistema metrico decimale e provarono che la terra non è una sfera perfetta). I suoi 40.076.594 m. toccano, partendo dal meridiano di Greenwich e andando verso Est, l’oceano Atlantico, il Gabon, il Congo, lo Zaire, l’Uganda, il lago Vittoria, il Kenia, la Somalia, l’oceano Indiano, l’Indonesia, l’oceano Pacifico, l’isola Isabela dell’arcipelago di Colón, l’Ecuador, la Colombia e il Brasile. Gli atlanti non riportano nessuna città esattamente a 00° 00’ di latitudine (ad eccezione, secondo Henri Le Corre, di Macapa, in Brasile), ma molte nella zona equatoriale, che si estende sino a 4° Nord e Sud. In effetti, il problema di come debbano essere valutati i segni in relazione al circolo massimo e alla sua fascia (e anche, più in generale, a tutta la zona che dall’Equatore si estende sino ai tropici) è, comunque, di estremo interesse e bisognerebbe affrontarlo sulla base di ricerche sul campo e studi specifici, tutti ancora da farsi. L’Equatore, dove le stagioni non esistono più e vi è solo differenza di altezze meridiane e di ombre (nella primavera-estate dell’emisfero boreale, sul circolo massimo, il Sole culmina verso il Nord e proietta le ombre verso il Sud; nell’autunno-inverno culmina verso il Sud e le ombre inclinano verso il Nord), divide il globo terrestre in due emisferi diametralmente opposti e uguali e “appartiene”, allo stesso titolo e “giustamente”, a entrambi (a latitudine geografica zero, con traiettoria in linea retta perpendicolare al piano dell’orizzonte, sorgono e tramontano tutte le stelle e l’ampiezza della sfera celeste visibile nelle 24 ore è di 360°). Così, per esempio, il giorno in cui si verifica, nell’emisfero Nord, l’equinozio di primavera e in quello Sud l’equinozio d’autunno, all’Equatore il Sole può considerarsi tanto in Ariete (e dunque sotto il dominio di Marte), quanto in Bilancia (retto quindi da Venere).

Sulla linea esatta dell’Equatore i mulinelli e vortici dell’acqua (persino quelli del lavandino) non si formano più, ma appena si va, anche solo di qualche metro, oltre questo limite estremo essi ricompaiono (con moto antiorario nell’emisfero Nord, orario nell’emisfero Sud) in virtù della forza deviante di Coriolis, che regola il comportamento dei cicloni, così come la rotazione del pendolo di Foucault, e risulta nulla all’Equatore. I segni immateriali rispondono verosimilmente al medesimo principio. Superato anche di poco il circolo massimo, sul quale si verifica la “calma dei venti” e, allo stesso modo, la dialettica dei segni si dissolve, essi ritrovano tutta la loro natura e realtà palpitante, che si manifesta con la medesima forza, ma in modo speculare, nei due opposti emisferi.

Max Duval sostiene, con sicurezza degna di miglior causa, che non l’Equatore, bensì l’eclittica costituisce la linea di frontiera dei segni (cfr. M. Duval, “L’astrologie en hémisphère Sud et les régions sub-tropicales”, “L’astrologue” n. 118, 1997, p. 36). E poiché lo zenit delle località comprese fra il tropico del Cancro e il tropico del Capricorno viene a trovarsi successivamente, nell’arco della giornata, al di sopra o al di sotto dell’eclittica, nel primo caso si dovrebbe adottare lo “zodiaco nord”, nel secondo lo “zodiaco sud” (ibid.). Come se nel medesimo luogo, durante le 24 ore,  il Sole, vero acrobata celeste, saltasse più volte da un segno a quello opposto!