Seguiamo
passo passo, segno dopo segno,
l'avventura straordinaria del
giorno e della notte nelle nostre
mitologie.
Mentre l'Ariete volante Chrysomallos
tentava di salvare i figli di
Nefele, Frisso ed Elle, un corno
si ruppe e la Notte-Elle, cade
in acqua. Non è più
questione di esercitare il dominio.
In maggio, il corno unico del
Giorno si è affermato.
Tutti i simboli del vostro
segno concordano nell'illustrare
e sottolineare una supremazia,
una potenza a questo punto radiante.
Per una serie di suggestioni
proprie del pensiero simbolico
(non denaturato) gli elementi
si cambiano in animali, gli
animali in eroi, gli eroi in
dei, in pianeti o in costellazioni.
La metamorfosi, dal livello
più basso a quello più
alto, può essere anche
diretta. La sua lettura non
presenta in nessun caso alcuna
difficoltà se si è
conservata una mentalità
aperta ad un linguaggio globale
che esprime con immagini multiple
la continuità di un'idea
principale. Dal corno al
toro, c'è soltanto lo
spazio di una testa per designare
nello stesso tempo forza, potenza
e maestà del potere instaurato,
reale o divino. Un potere che
si basa - non vi fuorviate -
su una potenza autentica. Senza
di lei, il potere è commedia
o tirannia.
Partendo da ciò, vi
rimane soltanto da elaborare
l'inventario delle diverse potenze:
naturale, sovrannaturale, cosmica,
sociale, morale, animale...
Si tratterà sempre di
potenza, ed ammirerete, al passaggio,
questa logica breve di cui i
nostri padri erano capaci perché
liberi da false culture e tradizioni
intellettualizzate.
Fra le potenze, considerevole
priorità si deve alle
acque che tracimano, come una
mandria di tori che scavano
con i loro zoccoli i letti di
fiumi e torrenti. Esse scendono
in schiume spumeggianti dal
lato delle montagne e, da torrenti
che erano, si gettano con impeto
in mare. Potenza degli oceani
nettuniani che colpiscono le
nostre scogliere, le navi immobili.
Colpiscono con le loro corna
che si riducono in frantumi.
A meno che il corno non sia
il tridente di Nettuno.
Da ciò questa rappresentazione
del toro in un Bacco già
cartesiana in cui l'animale
dedicato a Nettuno ha tre corna
invece di due. Sembra che questa
storia sia misteriosa? Non per
un toro, logico- perfino e soprattutto
nell'irrazionale. Potenza,
ancora, delle piogge fertilizzanti...
Potenza delle nuvole che veleggiano
nel cielo e mostrano le loro
fioccose gonfie mammelle di
vacche. Potenza del fuoco del
cielo... dei lampi che muggiscono
la loro collera.
"Due corna, secondo
un riferimento di Champollion,
sostituiscono nei testi geroglifici
con metafora, il verbo irradiare,
risplendere, brillare".
La vittoria del giorno si porta
sulla fronte.

Presso gli Egizi, le corna
di capro, d'ariete, di toro,
accompagnano il disco e le piume
di struzzo sulla testa delle
divinità, di re e regine.
L'acconciatura di Iside è
proprio un disco con due corna
di vacca".
In India, Vishnu appare sotto
forma di un enorme pesce color
d'oro avente un corno unico
sulla testa. La potenza
della fecondità si illustra
con la Luna che ha due corna,
crescenti o decrescenti e che
è piena ogni ventotto
giorni. Venere, secondo la tradizione
astrologica, presiede ai destini
dei nativi e delle native del
Toro.
Gli antichi astrologi affermano
che la potenza attrattiva del
sesso non sfugge loro. Essendo
pertanto ogni potenza aspirazione
e generazione di un potere,
essi hanno fatto dell'amore
un'istituzione. Eccovi dunque,
già dotati di una buona
base per comprendervi e capire
il segno del toro. I violenti,
riformisti o rivoluzionari,
ritengono che invece i valori
non abbiano alcuna virtù
fecondante: essi detengono il
potere senza avere la potenza
generatrice. È un principio
di ragionamento naturale che
fanno i nativi del Toro, persuasi
dei loro meriti in un settore
ben preciso dove si trova la
necessità oggettiva e
soggettiva di diventare padrone
della situazione: per un buon
apprendimento dei Segni dello
Zodiaco, occorre che una potenza
grezza si modifichi in un potere
raffinato.
Là dove il Toro prova
una sensazione d'insufficienza,
non deve in ogni caso insistere.
Egli può riconoscere
senza vergogna né malanimo,
la superiorità che gli
appare evidente, ponendo quest'atteggiamento
in conto al realismo e al "pragmatismo".
Questa è l'espressione
di una morale refrattaria agli
adeguamenti approssimativi e
di un rigore compatto nelle
sue verità basilari.
Se qualche Toro è refrattario
a qualsiasi controllo, altri
invece passano la loro esistenza
sotto il giogo di un lavoro,
di un dovere, di un qualsiasi
padrone regolatore di potenza.
Le nostre passioni, sono
potenze sregolate. Le furie
tiranniche di quelli nati sotto
il segno del Toro, possono essere
paragonate all'ebbrezza orgiastica
di Dioniso presto identificato
col latino Bacco, è un
dio dai cento nomi, a volte
designato come "quello
che declama, che vocifera".
Il Toro non è soltanto
brontolone... Egli si trova
ad un livello più alto
d'eccitabilità rispetto
a quella dell'Ariete e diventa
colui che s'invoca. "L'appassionato
Dioniso, il re Bacco, selvaggio,
ineffabile, nascosto in due
forme, due corna, una corona
d'edera, che ha la faccia del
toro, guerriero, profetico,
venerabile, che mangia carne
cruda, che nella sua manifestazione
arborea vestendo un abito di
foglie porta pampini d'uve,
pieno di saggezza, consulente
di Zeus e di Persefone, Daimon
immortale nato in ineffabili
giacigli".

Offrite questo ritratto ad
un genitore, parente o amico,
se è Toro-dionisiaco.
Forse emetterà grida
di piacere! Mentre alcuni miti
si occupano di descrivere la
potenza primordiale, l'energia
di base, altri esortano il trionfo
del giorno e delle forze fertili
ad una nobile moderazione. Senza
la misura e la proporzione,
la potenza non può diventare
potere istituito. Così,
il corno dell'abbondanza diventa
il vetro utile, la lampada votiva,
lo strumento d'elezione... la
testa del batacchio diventa
l'unità di fortuna: "si
pagano nove buoi o vacche per
una buona armatura e soltanto
quattro per una schiava normale
abituata al lavoro".
Il Toro si vanta di avere
il senso dei valori. Egli ama
soprattutto, e nel migliore
dei modi, di porre le norme
di misura e di regolazione delle
potenze pure. È questo
il suo lato arguto. Egli dona
l'auna (antica misura di lunghezza)
che quantifica, legalizza, garantisce
con pesi e misure l'ordine,
la giustizia, la costruzione
di ponti e carreggiate.
Il bue Api degli Egizi evoca
la trasformazione del Toro da
energia usurata in energia superiore.
Api cambia i fiumi in elettricità.
Egli è nello stesso tempo
simbolo del Figlio di Dio e,
nell'ordine sociale, quello
che si prende carico di fare
rispettare la legge. Il suo
pelo era nero e sulla fronte
aveva una macchia bianca triangolare.
Finalmente messo al passo, il
turbolento Dioniso si traveste
da Orfeo, dio delle arti organizzate
e delle feste miracolose dove
il vino è cambiato in
acqua minerale.
Mitra, divinità del
vecchio impero persiano, non
va tanto per le lunghe: uccide
il Toro primordiale affinché
dallo spargimento del suo sangue
nasca l'ordine sociale e la
sovranità dell'uomo sull'animale.
La misura che trasforma la potenza
in potere, riguarda in questo
caso, le gerarchie sociali.
Un altro eroe taurino, Teseo,
uccide il Minotauro nel suo
labirinto. Questa vittoria
su un mostro metà-uomo,
metà-animale, gli varrà
certo la possibilità
di regnare ma, una volta al
potere dimenticherà il
contatto con la potenza di base
che lo vivifica e legittima.
Egli perderà semplicemente
il filo d'Arianna e la stessa
Arianna che lo aveva condotto
al successo. Può
succedere che il potere conquistato
mediante una superiorità
autentica (dionisiaca o spirituale)
una volta standardizzato ed
istituito, sia tagliato alle
radici per poter continuare
a regnare con il terrore, i
compromessi o le furbizie. Tali
sono i problemi posti al Toro
che deve saper dosare la potenza
della luce per trarne i poteri
nascosti.
|

|

|

|