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La teologia cristiana,
dal significato "laico" del miracolo
degli antichi (cfr. il latino miraculum:
cosa meravigliosa, dal verbo mirari: meravigliarsi),
è passata a considerarlo un dato
che supera il modo di agire di ogni creatura
e di ogni manifestazione tangibile, per
la qual cosa nel
miracolo si rivelerebbe sia la presenza
che l'opera di Dio.

Le tesi teologiche sembrano venire sottolineate
e ribadite dall'immaginazione del popolo,
sebbene il folclore ne ponga in risalto
più l'immagine di eccezionalità
meravigliosa che quello più propriamente
religioso. Il carattere religioso del miracolo
fu solennemente ribadito nelle deliberazioni
del primo concilio vaticano e venne ribadito
il ruolo del miracolo nell'atto di fede
come "argomento certissimo".
Il secondo concilio vaticano, invece,
comprese i temi miracolistici nel quadro
generale della storia della salvezza: la
rivelazione, si dichiarò, avviene
soltanto attraverso quelle parole e quei
fatti che manifestano l'intervento di Dio
nella storia. In questi termini,
la dimensione apologetica del miracolo fu
ridimensionata in una prospettiva teologica
di respiro più ampio.
Bisogna sottolineare che la manifestazione
del miracolo riveste un ruolo primario,
quasi essenziale, nelle dottrine della così
detta "rivelazione". In questo
genere di scritti, quasi tutti vetero testamentari,
il miracolo è osservato come segno
di potenza.

L'evento trascendente viene qui valutato,
nonchè onorato, come manifestazione
della volontà e della presenza divina.
Appunto perché tale, nei testi di
rivelazione l'evento miracoloso risulta
stimato anche come tramite di salvezza per
uomini giusti e per popoli interi.
Nei termini più propri della filosofia,
gli eventi miracolosi si inquadrano nel
contesto dei fatti empirici, comunque trascendenti
le leggi note della natura, dovuti all'intervento
di Dio o di altre forze sovrumane.
Nel volgere dei secoli, la speculazione
filosofica ha individuato diverse teologie
del miracolo. Esse scaturirebbero dal differente
contesto culturale nel quale il miracolo
è collocato dalle varie tradizioni
religiose. Per esempio, nella
tradizione ebraica il miracolo è
principalmente una testimonianza della benevolenza
divina nei confronti del suo popolo.
Non di meno gli evangeli cristiani, storicamente
ed ideologicamente in massima parte di derivazione
culturale ebraica, riprendono il tema del
miracolo e lo incentrano sulla figura di
Cristo, attribuendo al redentore l'attuazione
dei miracoli.
L'opera taumaturgica di Gesù,
tuttavia, starebbe a sottolineare non tanto
il carattere prodigioso degli eventi, quanto
piuttosto la funzione rivelativa della sua
missione divina sulla terra e della volontà
salvifica di Dio suo padre.
Come in altri scritti di rivelazione,
anche negli evangeli il potere di operare
miracoli si trasferisce in altre persone,
in particolare negli apostoli e nei
discepoli, successivamente sui santi, affinché
possano essere testimonianza del crisma
conferito loro da Dio.
Nel diciannovesimo secolo la maggioranza
degli scienziati positivisti ha contestato
il valore dei miracoli non soltanto in ottica
religiosa, filosofica o sociale, ma nella
loro stessa realtà fenomenica.
In nome del carattere inderogabile delle
leggi fisiche naturali, hanno ravvisato
nelle fenomenologie miracolistiche, da essi
considerate ragionevolmente inattendibili
o addirittura immaginate, una reminiscenza
delle antiche fantasie e superstizioni di
popolo.
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