STORIA MISTERIOSA DELLE MARCHE: ENIGMATICHE SCULTURE NEI SOTTERRANEI DI OSIMO
Il
sottosuolo di Osimo, cittadina abbarbicata su di un colle e posta a pochi
Chilometri da Ancona, è un labirinto molto esteso di gallerie, camminamenti, e
cunicoli. Il labirinto sotterraneo spesso si apre in una serie di grotte
comunicanti reciprocatamene, la cui funzione sembra essere stata di rifugio
degli abitanti e delle derrate alimentari in previsione e in occasione dei
ripetuti assedi che vessarono la città nel passato.
Tra i complessi ipogei visitati e studiati dagli archeologi, assumono una rilevanza particolare le grotte e le gallerie dello storico Palazzo Campana, attualmente sede di un “Istituto Permanente per l’Educazione”. Qui le grotte e le gallerie sono vivificate da statue scolpite nelle pareti di tufo, da figurazioni allegoriche incise da mani rimaste ancora sconosciute per finalità solamente supposte.
Per interpretarle, alcuni anni fa sono stati chiamati il celebre “ricercatore psichico” Umberto di Grazia e l’esegeta nostradamiano Renuccio Boscolo i quali, a quanto è risultato pubblicamente, non hanno saputo offrire un’interpretazione ragionevole. Nell’interpretazione si è cimentato anche il noto archeologo anconetano Mario Pincherle, con identici risultati.
Nel testo La scultura nelle Marche (Ediz. Cardini, Firenze 1993), il critico d’arte Pietro Zampetti, colloca, a ragione, la composizione delle sculture in un periodo compreso tra la seconda metà del ‘700 e i primi decenni dell’800. Ma un altro importante passo per la definizione realistica delle misteriose raffigurazioni di Palazzo Campana è stato realizzato con la pubblicazione del volumetto I Tarocchi di Pietra di Palazzo Campana. Gli autori, Fabio Filippetti e Franco Copparo, hanno evidenziato che le figure scolpite, altro non sono che le allegorie delle Virtù, delle Passioni e dei Vizi, delle Arti dei Continenti, riportate graficamente nel testo dell’erudito Cesare Ripa dal titolo Iconologia, stampato in Roma nel 1593 e oggetto di successive edizioni nel XVII secolo, in altre parole in un periodo anteriore alla composizione delle figure nei sotterranei osimani.
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Raffigurazioni
allegoriche scolpite nelle pareti di tufo |
Nonostante i chiarimenti di Zampetti, di Filippetti e di Copparo, il mistero delle sculture ipogee di Palazzo Campana tuttavia ancora permane. Infatti, non è stato per nulla chiarito il motivo delle loro riproduzioni, per di più espressamente volute ed eseguite, secondo le maniere artistiche neoclassiche, nei sotterranei di un palazzo gentilizio. Ambienti, gusti, che di certo furono usati da persone costrette a riunirsi di nascosto, lontano da occhi e da orecchie indiscrete. Né la composizione d’immagini allegoriche in locali ipogei potrebbe giustificare la loro utilizzazione, peraltro apparentemente bizzarra, come semplici decorazioni sia d’ambienti di rifugio sia di magazzini per derrate di varia natura.
Tra le diverse supposizioni sul motivo della riproduzione sotterranea delle allegorie, figurate e già stampate da Cesare Ripa, la più probabile appare quella che i locali fossero serviti per le riunioni di congreghe segrete, le quali avrebbero fatto “decorare” gli ambienti secondo i canali figurativi tipici della moda settecentesca. Al riguardo, c’è da dire che il Palazzo Campana fu fatto ristrutturare fin dalle fondamenta a partire dalla prima metà del XVIII secolo, alcuni anni dopo la morte dell’ultimo discendente della famiglia Campana. Il progetto fu affidato all’architetto arceviese Andrea Vici, allievo seguace del Vanvitelli, entrambi in forte odore d’appartenenza alla Massoneria e probabilmente affiliati all’Ordine iniziatico dei cosiddetti “Illuminati di Baviera”.
Peraltro,
per tutto il ‘700 e per buona parte del secolo successivo, fu usanza decorare
con specifici motivi allegorici i luoghi di riunione delle congreghe massoniche.Congreghe
composte da persone influenti nella vita sociale e politica del tempo, la cui
identità rimase segreta per lunghi periodi. Le figure massoniche furono desunte
da tematiche allegoriche per lo più risalenti al XVII secolo, la stessa epoca
nella quale furono riproposte in stampa le allegorie della Iconologia di
Cesare Ripa. Tali raffigurazioni furono le personificazioni scultoree di
principi etici, spesso riguardanti la simbologia rosa+crociata nelle sue
accezioni alchemiche ed ermetiche. Del resto, l’assenza di simboli religiosi nel
complesso ipogeo di Palazzo Campana, potrebbe confortare l’ipotesi dello
svolgimento di cerimonie iniziatiche non conformi alla ortodossia religiosa o
comunque in contrasto con il culto egemone del periodo. Come peraltro furono le
dottrine e i riti iniziatici di moltissime logge massoniche del periodo storico
preso in considerazione, che necessariamente dovettero rimanere occultate e
cripate per non incorrere nei rigori del Santo Uffizio, in quei tempi davvero
tremendi.
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