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LE MANTICHE

di Fernanda Nosenzo Spagnolo

 

Nell'ambito del paranormale, genericamente per “veggenza" o "chiaroveggenza" s'intende la capacità di una persona di conoscere situazioni (o anche oggetti) lontane e nascoste, al di là dei comuni canali dei sensi o di eventuali fattori telepatici. Per meglio dire, se i fatti conosciuti riguardano il tempo passato si usa il termine di “retro-cognizione”, se invece quello futuro di “pre-cognizione”.

Alcuni celebri studiosi del paranormale del secolo XIX, come Myers, proposero di usare una terminologia differente. Egli usò il termine di “telestesia” (sensazione a distanza). Boirac e Sudre parlarono di “metagnomìa” (coscienza che oltrepassa la normalità) e Richet preferì l'espressione di “criptostesìa”, ovvero sensazione occulta. Tuttavia, in ogni caso e al di là delle parole, sempre di veggenza si sarebbe trattato e nessuna di essa definì, e definisce anche oggi, con accuratezza i termine di questo vasto e straordinario fenomeno parapsichico.

In tempi abbastanza recenti, lo scienziato statunitense John Rhine ha incluso la veggenza nella gamma dei fenomeni “Esp” (“extra sensorial perception”) ed ha usato il termine di “clairvoyance”, inserendolo nella terminologia internazionale.

Nella maggioranza dei casi, affinché la veggenza e le sue numerose forme di esplicazione si posano evidenziare, il sensitivo ha bisogno di un catalizzatore materiale di energie mentali. Pertanto, nel trascorrere dei secoli si sono affinate numerose tecniche per provocare veggenza, con le quali si è fatto uso come supporti catalizzatori specifici oggetti: per esempio carte figurate con simboli, cristalli e parti stesse del corpo umano, sono servite da supporto alle energie psichiche sprigionate e in questo modo, hanno originato i vari metodi di veggenza, alle cosiddette "mantiche". Oppure, per dirla in un linguaggio più suggestivo, ai vari metodi di divinazione di cose passate, presenti e future.

  

Le principali forme contemporanee di mantica

 

Il termine "mantica" deriva dalla lingua greca antica "mantèia" che significa divinazione, conoscenza del futuro. Detto in parole chiare, sarebbe la capacità di ottenere per via paranormale informazioni reali di chiaroveggenza, di retro-cognizione o di pre-cognizione.

Un mezzo antichissimo di mantica, che secondo certi storici della materia risalirebbe originariamente ai culti solari egizi, di certo il più conosciuto al grande pubblico, è la Cartomanzia.

In Italia questo tipo di mantica si sarebbe diffuso a partire dalla fine del secolo XIV. Ne fanno addirittura menzione le tuonanti prediche di San Bernardino da Siena che si scagliò contro l'uso diffuso, almeno nella Toscana del suo tempo, di prevedere il futuro attraverso specifiche carte da gioco chiamate dal popolo "tarocchi", introdotte in Europa presumibilmente dagli zingari attraverso la penisola iberica negli anni precedenti.

Nel 1770 un parrucchiere di Marsiglia studioso di occultismo, tale Pierre Aliette, divulgò in Francia un libro in cui erano evidenziati alcuni sistemi di lettura dei Tarocchi, fondati sulla interpretazione dei simboli che formano i disegni delle carte e su presunte capacità individuali di veggenza.

Durante la rivoluzione francese questo personaggio, con lo pseudonimo di Etteila (anagramma di Aliette) pubblicò alcuni perfezionamenti che ottennero un successo pubblico strabiliante nella società transalpina del tempo.

Fu così che uno dei più usati mazzi di carte divinatorie prese nome dalla regione geografica della prima vera diffusione popolare (Tarocchi Marsigliesi). Per quanto concerne le capacità dei sensitivi nella lettura dei tarocchi, i pareri degli studiosi sono controversi. Alcuni ritengono che le carte e la loro simbologia siano soltanto un mezzo di appoggio (il supporto catalizzatore di veggenza di cui s'è già detto) per l'esprimersi di una oggettiva facoltà di veggenza del cartomante.

Il discorso è valido qualora si voglia escludere la possibilità d'intervento di elementi psicologici, di suggestioni o di coincidenze fortuite. Peraltro il lettore dei simboli delle carte, pur avendo una gamma di interpretazione più o meno estesa a seconda delle circostanze, rimane pur sempre legato al quadro circostanziale e simbolistico che gli si presenta nel corso della lettura.

Per questo motivo una grande quantità di parapsicologi ritengono che, nel corso dell'esecuzione della mantica, si ponga in atto un fenomeno psichico assai complesso, nel quale si verificherebbero manifestazioni di telepatia o di empatia tra chi richiede la lettura e chi "legge" le carte, perfino fenomeni di telecinesi per quanto riguarda la sequenza di comparsa dei vari simboli.

Per quanto tale ipotesi possa apparire suggestiva o addirittura improbabile, si deve tuttavia riconoscere che certi fatti sembrerebbero teoricamente confermarla. Infatti il celebre psicanalista Carl Gustav Jung, scrivendo a proposito del libro di divinazione cinese "I Ching", variamente fondato anch'esso sull'interpretazione di segni, sostenne che la pratica potrebbe essere accettata scientificamente se si parte dal presupposto che nell'universo tutte le azioni siano collegate tra loro.

Inoltre lo scienziato Gardner Murphy ha sostenuto che i fenomeni paranormali costituiscono un dato unitario in cui le varie persone coinvolte si fondono in un'unica entità interpersonale.

 

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