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3) Periodo umanistico-rinascimentale

 In nessun altro periodo storico la magia e la stregoneria vennero seguite ed eseguite con altrettanta determinazione e abbondanza come nel Rinascimento, sia in Italia che in tutta Europa.
Le pratiche magiche, considerate da certi strati della società stregoniche o diaboliche, rappresentarono d’altro canto la summa della conoscenza scientifica di quell’epoca: la pratica delle arti magiche sarebbe stata necessaria affinché lo scienziato potesse superare la sua natura di uomo.

La magia rinascimentale fu dominata dalla tendenza a cogliere l’unità della differenziazione formale delle forze del Cosmo e dall’esigenza di conciliare le contraddizioni visibili del mondo materiale.
In tal senso la Natura e l’Universo vennero concepiti in valenza magica e sacrale, specificatamente simili a complessi organici ordinati secondo i gradi della perfezione, immagine stessa di Dio in cui l’uomo sarebbe stato a sua volta lo “specchio del mondo” sensibile. Grazie a tale posizione l’essere umano sarebbe stato in grado di cogliere e di rivelare le corrispondenze segrete del Cosmo intero.

La magia in tal senso venne generalmente intesa come arte regale, praticata da individui con capacità sovrumane i quali sapevano penetrare le realtà visibili ed invisibili infinitamente complesse del Cosmo, realtà che rimandavano al tutto e dentro le quali il tutto era racchiuso.

Lo strumento principale per operare tale penetrazione era l’amore, che peraltro venne considerato l’elemento divino che avrebbe connesso tra loro tutte le parti dell’Universo.

ermete trimegisto

In quest’ottica la magia e le pratiche connesse non furono valutate come violazioni o come forzature delle leggi divino-universali, come invece avevano inteso gran parte degli intellettuali dei secoli precedenti, bensì metodi per comprenderle e, attraverso esse, raggiungere interiormente Dio.
La magia rinascimentale si trovò a ruotare intorno a quattro figure carismatiche: Michel de Nostradamus, Enrico Cornelio Agrippa, Paracelso e Pico dell Mirandola.

A tali personaggi fecero da contorno Giovanbattista della Porta, Gerolamo Cardano e Marsilio Ficino, quest’ultimo autore di traduzioni e di commenti di importanti testi magico-ermetici dell’età classica, quali le “Enneadi” di Plotino e il “Corpus Hermeticorum”, all’epoca attribuito a Ermete Trismegisto.

Ma accanto a questa magia colta e profondamente esoterica, durante il periodo rinascimentale si sviluppò una prassi magica popolare improntata sulla stregoneria che perdurò in tutta Europa fino alla fine del XVII secolo.
E’ stata accertata la realtà storica delle riunioni di streghe e di stregoni – i celeberrimi “sabba” – ai quali partecipavano individui di ogni ceto sociale, tutti uniti nella negazione dei principi della religione egemone e nel riconoscimento del demonio (Satana) come maestro e signore.
Attualmente, per stregoneria generalmente si intende la magia nera, ovvero le pratiche magiche condotte mediante l’evocazione e l’intervento implicito o esplicito dei demoni. Ma la definizione è impropria infatti la cosiddetta stregoneria, sin dalle sue antichissime origini, avrebbe compreso anche pratiche mediche, di guarigione e di contatto con il mondo soprannaturale non necessariamente demoniaco.

sabba

In tal senso la stregoneria s’identificherebbe con quel complesso di rituali, di pratiche di magia naturale e di medicina primitiva che prese il nome di “sciamanismo”.

In quest’ultimo però prevarrebbe lo stato estatico del “mago”, per lo più acquisito con l’uso di droghe o attraverso la trance medianica.
Più dettagliatamente per sciamanismo (o sciamanesimo) attualmente s’intenderebbe la stregoneria praticata nelle regioni siberiane o presso le popolazioni native delle Americhe, in antichità ed ancor oggi.

L’estrema diffusione e il perdurare delle pratiche stregoniche, giudicate dalla Chiesa empie, sacrileghe ed eretiche, produsse inevitabilmente una reazione violenta non solo da parte delle autorità religiose, ma anche da parte di vastissimi strati di popolazione civile.
Fu rafforzato il ricorso all’Inquisizione religiosa e furono comminate pene gravissime non solo contro coloro che praticavano la stregoneria, ma anche contro gli astrologi, gli indovini e i negromanti.
Nel contempo, presero sviluppo gli studi e le composizioni religiose per controbattere le pratiche magiche e stregoniche.

inquisizione

Spesso nelle popolazioni europee si generò una vera e propria psicosi collettiva anti-demoniaca, psicosi che condusse  ad abusi e a processi sommari nei confronti di coloro che erano in odore di magia, in una atmosfera generalizzata di persecuzione spesso del tutto ingiustificata, che attualmente tutti conosciamo.
Tuttavia occorre specificare che nella stregoneria rinascimentale, e ancor prima in quella medievale, confluirono molteplici elementi distanti culturalmente fra loro che, soltanto alla luce dell’applicazione di criteri d’interpretazione uniformi, poterono essere valutati come un unico fenomeno.
Per esempio, uno di questi elementi fu il recupero della cultura classica. Tale operazione condusse a rievocare  la figura della strega o dello stregone dalle tradizioni magiche del mondo antico greco-romano, e portò altresì alla formazione dello stereotipo di streghe e stregoni adottato nei secoli successivi.
Un’analoga operazione di recupero si verificò nell’Europa continentale.
Qui vennero rievocati i temi classici della magia druidico-stregonica: alle streghe furono attribuiti il potere del volo magico sopra i bastoni (le scope), la capacità di penetrare nelle abitazioni chiuse, la soppressioni di neonati, il patto scellerato con entità infere, il danno portato ai raccolti, al bestiame e alle persone stesse.

Nelle epoche successive tali elementi entrarono a far parte dell’immaginario collettivo popolare sulla stregoneria.

Una tappa basilare contro la stregoneria fu costituita dalla bolla di papa Innocenzo VIII del 1484, chiamata “Summis desiderantes”. Nel documento si esprimevano i timori della diffusione della stregoneria, si denunciavano come eretiche tutte le pratiche magiche e si ratificava l’operato degli inquisitori, religiosi e laici che operavano in gran parte dell’Europa.
Due anni più tardi l’Ordine Domenicano dava alle stampe il  “Malleus Maleficarum” (Il Martello delle Streghe), un testo composto dagli inquisitori di cultura germanica Jakob Sprenger e Heinrich Kraemer Institor, nel quale furono aggravate le accuse contro la stregoneria e i suoi praticanti.
Seguirono altri testi di vari dottori della Chiesa e di Inquisitori.

Ricordiamo, come il più approfondito e noto, il “Tractatus de Strigibus” di fra’ Bernardo Rassegno, databile al primo decennio del Cinquecento, il periodo rinascimentale che si concluse con una reazione violenta contro la magia stregonica e contro quella considerata fino ad allora dotta.

Più tardi il teologo inglese Francesco Bacone, nel testo “Instauratio Magna” del 1623, stigmatizzò con argomentazioni scientifiche l’incongruenza delle ideologie fondate sulla magia.

malleus maleficarum

Il testo ebbe una diffusione quasi capillare negli ambienti culturali europei, e venne considerato una pietra miliare del pensiero anti-magico rinascimentale.

4) Periodo moderno

Astrologia

Le Rune

I Templari

Il tantra

I segni

Adesioni

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