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In nessun altro periodo storico la magia e la stregoneria vennero
seguite ed eseguite con altrettanta determinazione e abbondanza come nel
Rinascimento, sia in Italia che in tutta Europa. Le pratiche magiche,
considerate da certi strati della società stregoniche o diaboliche,
rappresentarono d’altro canto la summa della conoscenza scientifica di quell’epoca:
la pratica delle arti magiche sarebbe stata necessaria affinché lo
scienziato potesse superare la sua natura di uomo.

La magia rinascimentale fu dominata dalla tendenza a cogliere l’unità
della differenziazione formale delle forze del Cosmo e dall’esigenza di
conciliare le contraddizioni visibili del mondo materiale. In tal senso
la Natura e l’Universo vennero concepiti in valenza magica e sacrale, specificatamente
simili a complessi organici ordinati secondo i gradi della perfezione, immagine
stessa di Dio in cui l’uomo sarebbe stato a sua volta lo “specchio del mondo”
sensibile. Grazie a tale posizione l’essere umano sarebbe stato in grado
di cogliere e di rivelare le corrispondenze segrete del Cosmo intero.
La magia in tal senso venne generalmente intesa come arte regale, praticata
da individui con capacità sovrumane i quali sapevano penetrare le
realtà visibili ed invisibili infinitamente complesse del Cosmo,
realtà che rimandavano al tutto e dentro le quali il tutto era racchiuso.
Lo strumento principale per operare tale penetrazione era l’amore, che
peraltro venne considerato l’elemento divino che avrebbe connesso tra loro
tutte le parti dell’Universo.
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In quest’ottica la magia e le pratiche connesse non furono valutate
come violazioni o come forzature delle leggi divino-universali, come
invece avevano inteso gran parte degli intellettuali dei secoli precedenti,
bensì metodi per comprenderle e, attraverso esse, raggiungere
interiormente Dio. La magia rinascimentale si trovò a ruotare
intorno a quattro figure carismatiche: Michel de Nostradamus, Enrico
Cornelio Agrippa, Paracelso e Pico dell Mirandola.
A tali personaggi fecero da contorno Giovanbattista della Porta, Gerolamo
Cardano e Marsilio Ficino, quest’ultimo autore di traduzioni e di commenti
di importanti testi magico-ermetici dell’età classica, quali le
“Enneadi” di Plotino e il “Corpus Hermeticorum”, all’epoca attribuito
a Ermete Trismegisto. |
Ma accanto a questa magia colta e profondamente esoterica, durante il periodo
rinascimentale si sviluppò una prassi magica popolare improntata
sulla stregoneria che perdurò in tutta Europa fino alla fine del
XVII secolo.
E’ stata accertata la realtà storica delle riunioni
di streghe e di stregoni – i celeberrimi “sabba” – ai quali partecipavano
individui di ogni ceto sociale, tutti uniti nella negazione dei principi
della religione egemone e nel riconoscimento del demonio (Satana) come
maestro e signore. Attualmente, per stregoneria generalmente si intende
la magia nera, ovvero le pratiche magiche condotte mediante l’evocazione
e l’intervento implicito o esplicito dei demoni. Ma la definizione è
impropria infatti la cosiddetta stregoneria, sin dalle sue antichissime
origini, avrebbe compreso anche pratiche mediche, di guarigione e di
contatto con il mondo soprannaturale non necessariamente demoniaco. |

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In tal senso la stregoneria s’identificherebbe con quel complesso di rituali,
di pratiche di magia naturale e di medicina primitiva che prese il nome
di “sciamanismo”.
In quest’ultimo però prevarrebbe lo stato estatico del “mago”,
per lo più acquisito con l’uso di droghe o attraverso la trance medianica. Più
dettagliatamente per sciamanismo (o sciamanesimo) attualmente s’intenderebbe
la stregoneria praticata nelle regioni siberiane o presso le popolazioni
native delle Americhe, in antichità ed ancor oggi.
L’estrema diffusione e il perdurare delle pratiche stregoniche, giudicate
dalla Chiesa empie, sacrileghe ed eretiche, produsse inevitabilmente una
reazione violenta non solo da parte delle autorità religiose, ma
anche da parte di vastissimi strati di popolazione civile. Fu rafforzato
il ricorso all’Inquisizione religiosa e furono comminate pene gravissime
non solo contro coloro che praticavano la stregoneria, ma anche contro gli
astrologi, gli indovini e i negromanti. Nel contempo, presero sviluppo
gli studi e le composizioni religiose per controbattere le pratiche magiche
e stregoniche.
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Spesso nelle popolazioni europee si generò una
vera e propria psicosi collettiva anti-demoniaca, psicosi che condusse
ad abusi e a processi sommari nei confronti di coloro che erano
in odore di magia, in una atmosfera generalizzata di persecuzione spesso
del tutto ingiustificata, che attualmente tutti conosciamo. Tuttavia
occorre specificare che nella stregoneria rinascimentale, e ancor prima
in quella medievale, confluirono molteplici elementi distanti culturalmente
fra loro che, soltanto alla luce dell’applicazione di criteri d’interpretazione
uniformi, poterono essere valutati come un unico fenomeno. |
Per esempio, uno di questi elementi fu il recupero della cultura classica.
Tale operazione condusse a rievocare la figura della strega o dello
stregone dalle tradizioni magiche del mondo antico greco-romano, e portò
altresì alla formazione dello stereotipo di streghe e stregoni adottato
nei secoli successivi. Un’analoga operazione di recupero si verificò
nell’Europa continentale. Qui vennero rievocati i temi classici della
magia druidico-stregonica: alle streghe furono attribuiti il potere del
volo magico sopra i bastoni (le scope), la capacità di penetrare
nelle abitazioni chiuse, la soppressioni di neonati, il patto scellerato
con entità infere, il danno portato ai raccolti, al bestiame e alle
persone stesse.
Nelle epoche successive tali elementi entrarono a far parte dell’immaginario
collettivo popolare sulla stregoneria.
Una tappa basilare contro la stregoneria fu costituita dalla bolla di
papa Innocenzo VIII del 1484, chiamata “Summis desiderantes”. Nel documento
si esprimevano i timori della diffusione della stregoneria, si denunciavano
come eretiche tutte le pratiche magiche e si ratificava l’operato degli
inquisitori, religiosi e laici che operavano in gran parte dell’Europa.
Due anni più tardi l’Ordine Domenicano dava alle
stampe il “Malleus Maleficarum” (Il Martello delle Streghe),
un testo composto dagli inquisitori di cultura germanica Jakob Sprenger
e Heinrich Kraemer Institor, nel quale furono aggravate le accuse contro
la stregoneria e i suoi praticanti. Seguirono altri testi di vari
dottori della Chiesa e di Inquisitori.
Ricordiamo, come il più approfondito e noto, il “Tractatus
de Strigibus” di fra’ Bernardo Rassegno, databile al primo decennio del
Cinquecento, il periodo rinascimentale che si concluse con una reazione
violenta contro la magia stregonica e contro quella considerata fino
ad allora dotta.
Più tardi il teologo inglese Francesco Bacone, nel testo “Instauratio
Magna” del 1623, stigmatizzò con argomentazioni scientifiche l’incongruenza
delle ideologie fondate sulla magia. |

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Il testo ebbe una diffusione quasi capillare negli ambienti culturali europei,
e venne considerato una pietra miliare del pensiero anti-magico rinascimentale.
4)
Periodo moderno
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