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1) Periodo antico e romano

Le principali prove storiche della cultura magica arcaica sono state evidenziate in seno alla civiltà egizia.

In Egitto, l’ ordinamento sociali fu improntato sulle credenze e sui culti magici. I maghi esercitavano un’arte sacra, chiamata “hikeh”, il cui fine era quello di assoggettare le forze e i fenomeni naturali ai loro voleri e gli stessi dèi del pantheon egizio furono considerati entità che esercitavano tale arte. Ma la magia egizia si espresse soprattutto nell’arte dell’evocazione dei morti, come peraltro accadeva nei sistemi magici di altre popolazioni (Babilonesi, Ebrei ed Assiri): attraverso gli incantesimi i morti sarebbero riaffiorati sotto forma di spettri che comunicavano ai maghi-evocatori il loro stato di esistenza larvale.
Inoltre i maghi egizi, basandosi sulla magia degli incantesimi – la forza del nome, della cifra, della parola e del tono – cercavano di costringere le divinità a rivelare le loro intenzioni e a modificarle qualora fossero state ostili alla popolazione.

I maghi mesopotamici elaborarono invece una costruzione magico divinatoria che è rimasta alla base delle concezioni attuali in materia di predizione.
Poiché tutto l’Universo sarebbe infatti armonico e collegato in un ordine unico, le manifestazioni visibili e invisibili interagirebbero tra loro e predeterminerebbero gli eventi, cosìcché il futuro sarebbe conoscibile. Esso potrebbe essere conosciuto grazie ad un grandioso simbolo della natura e della volontà divina: il firmamento. L’ordine che collegherebbe gli Astri sarebbe pertanto la forma stessa dell’ordine cosmico e comprenderebbe in sé ogni spazio ed ogni tempo.

Di conseguenza, in considerazione che ogni essere vivente farebbe parte del Cosmo, nel firmamento si sarebbe potuto leggere il destino, o per meglio dire si sarebbero potuti conoscere i modi in cui l’esistenza del singolo essere vivente o dell’intera collettività s’inseriva nell’ordine dell’Universo.
Grazie a tali concezioni, prese enorme diffusione quella branca antichissima della magia che in tempi attuali chiamiamo con il termine di astrologia.

Nella cultura greca la magia fu concepita come un corpo d’insegnamenti esoterici originati nella Persia (cfr. Zoroastrismo) anche se dal IV secolo essa rientrò nell’accezione generale del termine, in altre parole dell’arte di modificare l’ordine degli eventi. C’è da dire tuttavia che la magia greca dell’antichità ebbe come motivo conduttore principale la dominazione di fato (destino individuale o collettivo) inteso come potenza naturale incombente, caotica e informe alla quale sarebbero assoggettati gli esseri viventi e gli dei stessi.

Questa forza magica oscura poteva essere interpretata nelle sue manifestazioni attraverso gli interventi delle “pizie” – una sorta di maghe-indovine-sacerdotesse che divinavano nel nome di specifiche divinità – ma non poteva essere sconfitta. Inoltre una parte ragguardevole della magia greca era costituita dai cosiddetti “Misteri”, dei quali la scuola pitagorica dell’isola di Samo divenne centro propulsore. La magia dei Misteri era fondata sostanzialmente su cerimonie rituali segrete (esoteriche) compiute per raggiungere comunicazioni soprannaturali interiori con differenti e specifiche divinità.

I principali Misteri magici erano celebrati ad Eleusi in onore di Demetra, dea della terra e a Creta in onore di Dionisio, dio dell’armonia e della bellezza.

La cultura magica romana fu dominata da una mentalità di per sé profondamente pragmatica. C’è da dire che essa sorse da contatti con altre Culture: prima con quelle etrusche e greca, poi con quella mediorientale.
Lo storico Plinio il Vecchio ha riportato un ampio repertorio di pratiche magiche in uso a Roma e nei territori ad essa sottomessi. Da questi resoconti si è evidenziato che la prassi magica romana avesse seguito pratiche divinatorie cosiddette “di osservazione” (cfr.anche il “De Divinatione” di Marco Tullio Cicerone) – comprendenti le “aruspici”, le “auguria” e le “haruspicina”, a sfondo religioso-ritualistico – e pratiche di stregoneria vera e propria al fine di portare nocumento a persone e a cose.

Se il primo genere di pratiche magiche era  considerato come facente parte del corpus propriamente religioso “di stato” e rivestiva una dignità sociale e politica, il secondo invece fu giuridicamente osteggiato e condannato, con l’inflizione di gravissime pene – anche di morte – a chi avesse praticato malefici e stregonerie, tanto che tra il 451 e il 440 a.C. furono redatte le cosiddette “Dodici Tavole”, un documento ora considerato la base di ogni successivo corpus legislativo di diritto romano. Nelle Tavole furono descritte varie pratiche magiche in uso soprattutto nelle campagne, gli encomi e le pene da comminare a chi avesse praticato rituali magici oppure  malefici.

Le “Dodici Tavole” costituiscono ancor oggi un documento basilare per lo studio delle forme di magia in uso presso la popolazione romana dell’età classica, tuttavia il compendio più esauriente della magia e della stregoneria latina è costituito dal libro “Le Metamorfosi” di Lucio Apuleio, altrimenti chiamato “L’Asino d’Oro”, composto in epoca imperiale e pertanto sotto l’influsso di culti e di tematiche occultistiche del Mediooriente, segnatamente egizie e siriane.
Nel testo sono state elencate moltissime operazioni di stregoneria, di magia talismanica, di evocazione dei defunti e di prassi divinatorie in uso presso i romani in quel periodo.

In seguito all’avvento e alla predicazione del Cristianesimo, la magia romana subì i dettami anti-magici dei cosiddetti “padri della Chiesa”.
La magia fu considerata una menzogna, un’arte empia e scellerata che si sarebbe svolta mediante l’intervento e in virtù di forze demoniache foriere di malvagità. Esercitare la magia significava non riconoscere il messaggio salvifico del Cristo e intrattenere rapporti direttamente con il demonio.
Da tale visione si distaccò Sant’Agostino che nei suoi scritti fece distinzione tra magia demoniaca e stregoneria e magia benefica, che sarebbe stata capace di purificare le anime e di prepararle a ricevere gli angeli, entità che le avrebbero condotte alla visione di Dio.

Nelle tradizioni celtiche, e in genere in quelle delle popolazioni del Nord Europa, la pratica della magia naturale rivestì un valore fondamentale e sociale per il singolo e per la collettività. Le saghe e la mitologia sono costantemente intrise di riti, di sortilegi, di scongiuri e di incantesimi (cfr. ritualismo orale e “di origine”).
Lo stesso dio padre Ogham dei Celti – l’Odino – Wothan dei popoli germanici e scandinavi – fu considerato la divinità per eccellenza della magia, intesa nella dualità benefica e malefica.
Sostanzialmente, per le popolazioni nord-europee in genere, la funzione della magia fu quella di far scaturire le forze cosmiche possedute dagli dèi.

Un motivo di grande impatto sociale della cultura magica celtico-nordica fu quello della magia druidica.
Caratteristiche principali dei druidi – una casta sacerdotale stregonica diffusa nell’Europa continentale e nelle isole Britanniche – erano considerate il dominio sugli elementi e sul tempo, la padronanza dei calendari astronomici, la magia praticata mediante riti e processioni agresti – la pratica entrò nella cultura cristiana con la denominazione di “rogationes” – la facoltà di assumere forme animali e le varie forme di divinazione.

druidi

Il termine stesso “druido”, che letteralmente significa “sapiente delle querce”, fa presupporre che la magia druidica avesse contemplato anche nozioni erboristiche e mediche, nonché la capacità di comporre filtri magici e di lanciare malefici grazie all’uso dei vegetali.

Nelle tradizioni magiche celtiche, vediamo anche che i santi cristiani, o personaggi mitici del cristianesimo entrati in contatto con i druidi – San Patrizio, San Colombano, San Malachia, San Brindano ecc.- si adeguarono sovente alla magia druidica. Ad esempio San Colombano, secondo il biografo Adamnano, avrebbe usato pietre magiche per guarire gli ammalati e si sarebbe affidato alla “poesia del motteggio” per lanciare incantesimi contro i demoni.

2) Periodo medievale

Astrologia

Le Rune

I Templari

Il tantra

I segni

Adesioni

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