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Geografie
della Santità di Eugenio Susi Studi
di agiografia umbra mediolatina (secc. IV-XII) Fondazione CISAM


Questa raccolta di saggi si prefigge l’obiettivo di ricostruire
le complesse dinamiche inerenti alle stratificazioni cultuali e agiografiche
dell’Umbria tardoantica e altomedievale.
Tale finalità è perseguita dall’autore mediante
un’adeguata e contestualizzata rilettura delle fonti narrative e
documentarie inerenti al campo d’indagine prescelto, condotta sia
alla luce delle cesure e delle ricomposizioni che via via caratterizzarono
questo ambito territoriale, sia in ragione di tutte le ulteriori
testimonianze materiali rintracciabili in tale contesto.
Nel capitolo iniziale, dedicato ai tempi ed alle modalità
della prima cristianizzazione dell’Umbria, si individua un forte
legame fra le numerose Chiese locali e Roma, fra l’altro testimoniato
da un tangibile influsso cultuale dell’Urbe, successivamente ridimensionato
dalla guerra gotica, e quindi interrotto dall’invasione longobarda.
Questi eventi, e la conseguente costituzione del cosiddetto Corridoio
bizantino, che per quasi due secoli divise il territorio umbro in
due distinte realtà politico-religiose, costituiscono l’oggetto
del secondo capitolo, nel quale, per i territori rimasti sotto il
controllo romano-bizantino, si individua non solo una progressiva
affermazione dei locali culti vescovili a scapito delle preesistenti
devozioni martiriali, ma anche una sensibile diffusione di devozioni
di probabile provenienza africana, imputata, in ragione delle testimonianze
archeologiche, al passaggio o allo stanziamento di profughi e truppe
bizantine verosimilmente giunti dall’Africa.
Le dinamiche agiografiche inerenti all’Umbria longobarda, riprese
ed ulteriormente approfondite nel terzo capitolo, dedicato all’agiografia
monastica umbra altomedievale, risultano invece contraddistinte da
una tardiva diffusione di agiografie incentrate su figure di anacoreti,
spesso di asserita origine orientale, e generalmente caratterizzate
da tematiche missionarie, volte non solo a favorire l’ormai auspicato
incontro fra romani e germani, ma anche ad attribuire a queste antiche
presenze eremitiche la responsabilità della prima evangelizzazione
e dell’organizzazione ecclesiastica del territorio umbro.
Le problematiche generali delineate nei primi capitoli risultano
ulteriormente approfondite nei casi specifici che costituiscono l’oggetto
di quelli successivi, dove peraltro l’attenzione prestata allo sviluppo
diacronico di tali fenomeni, permette in qualche modo di documentare
la progressiva ricomposizione delle cesure che avevano in precedenza
caratterizzato il contesto umbro.
Il primo di questi studi è dedicato al culto dell’arcangelo
Michele, la cui tardiva introduzione e diffusione nell’ambito del
territorio del Ducato di Spoleto, viene interpretata come il tangibile
riflesso delle strategie politiche dei sovrani longobardi, volte
a superare l’autonomismo spoletino e ad approdare alla definitiva
integrazione del Ducato nell’ambito del Regno. Ad esso fanno seguito
altri due saggi, dedicati all’origine ed all’evoluzione delle devozioni
di Narni e di Amelia, dove, oltre ad individuarsi le dinamiche ed
i tempi inerenti alle varie compilazioni agiografiche inerenti a
tali territori, si procede anche ad una più accurata ricostruzione
dell’identità dei protagonisti di tali narrazioni.
Nel capitolo conclusivo, dedicato alla figura di sant’Emiliano
di Trevi, si offre la ricostruzione critica della Passio dedicata
al martire, dando peraltro conto dei criteri e degli espedienti narrativi
utilizzati dall’agiografo non solo per per dare verosimiglianza alla
pretesa ambientazione trevana della narrazione, ma anche per fornire
una nuova e credibile identità ad un santo nel quale parrebbe
in realtà riconoscersi un omonimo martire africano da tempo
venerato in ambito umbro.

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