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NEPTUNE
di Jean-Pierre Nicola –
Editions Sand,1987 (testo in lingua francese)


“Nettuno” è il pianeta degli artisti, dei sognatori, dei
grandi mistici. E’ il pianeta della fusione del “Grande Tutto”, dell’ispirazione
religiosa, ma anche dell’utopia, dell’incantesimo.
Jean-Pierre Nicola, con la sua verve e il suo abituale
humour, mostra con un talento rarissimo, un “dossier” su Nettuno,
comprendente delle note uniche, frutto della sua ricerca e del suo
paziente lavoro di collettore anche d’informazioni astronomiche.
Tutte le prospettive sono esaminate, dalla storia del pianeta,
al suo simbolismo, fino alle risonanze psicologiche, fisiologiche
e spirituali tanto sul piano individuale quanto su quello collettivo.
Questo esempio memorabile d’erudizione associa il rigore d’uno
scientifico alla poesia di uno stregone.E’ questa la seconda d’una
serie dedicata ai pianeti.
Nelle sue pagine introduttive l’autore così scrive:
“Dopo la pubblicazione di “Pluton”, gli astrometrici hanno
fatto dei nuovi avanzamenti. Saturno, Nettuno, Urano, Giove hanno
i loro anelli. Tutti i pianeti giganti gassosi sono maritati, solo
Plutone, marginale, vive senza anello al dito con il suo compagno
Caronte.
La Terra e sua sorella la Luna, formano anch’esse un curioso ménage.
Marte vive come padre celibe con i suoi piccoli satelliti.
Mercurio e Venere vivono in libertinaggio, mentre gli asteroidi
hanno scelto la comunità.
Resta il Sole per dettar le leggi del matrimonio e di questo bel
mondo pieno d’idee. Possiamo trarne un motivo d’ispirazione? Certamente.
Bisogna approfondire, calcolare, comparare, trasgredire, combinare,
mettere il cielo in stato di trivellazione.
La presente collezione vi si applica. Essa nei succesivi volumi,
da Plutone alla Luna, espone il bilancio teorico e pratico di una
vita d’astrologo e di una convinzione: non è concepibile,
nel quadro d’una astrologia che si dice “moderna, scientifica, sperimentale”
utilizzare delle effemeridi (tavole dei movimenti planetari reali)
avvalendosi del vuoto contro il pieno, dell’analogia contro la logica,
della poesia contro la fisica.
Al di fuori di ogni discorso che nega l’esistenza stessa del problema,
davanti al paradosso di un rifiuto del “reale oggettivo” fondato
sull’utilizzazione dei suoi dati, vi sono tre attitudini possibili.
La scappatoia nella confusione è la più coerente:
tutto è simbolo, lo spirito è materia, il vuoto è
pieno, meno si riflette, meglio ci si ritrova, date fiducia solo
a quelli che si riflettono in voi. …
Un’altra attitudine sta nel chiudere le effemeridi e nel fare
dell’astrologia un’arte divinatoria, un sistema esoterico, riflesso
privilegiato di una metacoscienza che si riflette nei tarocchi, nell’yking,
nella geomanzia.
I più logici (verso di loro) hanno aumentato i pianeti
esistenti (poiché l’esistenza è illusione, tanto vale
accrescere le illusioni).
Si riinventa la Luna o per meglio dire le tavole dei movimenti
fittizi partendo da leggi necessariamente più semplici di
quelle che sono state scoperte con lo sforzo di tutta una stirpe
di ricercatori, basta l’ispirazione.
La terza attitudine, apparentemente più coraggiosa che
logica, consiste nel considerare il segnale e il simbolo, a interconnetterli
facendo della scienza delle misure una fonte di nuovi simboli e dell’attività
simbolica spontanea (all’opposto dei simbolismi convenzionali) una
fonte di scienza nuova.
Questa posizione pone l’uomo sulla sua croce, all’intersezione
delle sue scelte tra quantità e qualità
Per aver seguito la via del rischio, la scuola condizionalista
propone una riformulazione dell’astrologia ed una pratica rigorosa.
I presupposti legami del segnale con il simbolo ha prodotto il concetto
di funzioni universali interpretabili a livello collettivo o personale.
I pianeti del sistema solare scrive Nicola, non sono più
le cause ma gli effetti che fra altri si applicano ai nostri concetti
di atomi, di società, di stelle e di galassie.
E dato che nelle sue spiegazioni ritroverete molto del suo indiscusso
sapere vi consiglio la lettura sempre coinvolgente di questa sua
opera.

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