ASTERCENTER

 

Brano tratto dal libro di Giordano Berti, Storia dei Tarocchi. Verità e leggende sulle carte più misteriose del mondo (Oscar Mondadori, Milano 2007, pagg. 100-103)

 

Sul finire del Settecento, mentre i Tarocchi marsigliesi si diffondevano in tutta Europa come gioco di società, un adepto della Massoneria francese, Antoine Court de Gebelin (1719-1784), annunciò di avere scoperto che la vera origine di queste carte era da ricercare nell'antico Egitto.

ThotPiù precisamente, de Gebelin parlò di un testo sacro, il Libro di Thot, che si sarebbe tramandato nel corso dei secoli sotto forma di un gioco di carte portato in Europa dagli zingari. Era un'idea senza fondamento e tuttavia non ebbe difficoltà a venire accettata nell'Europa del Settecento, attraversata da una moda egizianista che coinvolgeva non solo le Logge massoniche ma anche i salotti aristocratici, i circoli letterari, gli ambienti artistici e musicali. Oltretutto, l'annuncio della riscoperta di un antico libro egizio era stata divulgata da una personalità ben nota della cultura francese, sulla quale è necessario soffermarsi.

Antoine Court de Gebelin non fu semplicemente “un pastore protestante appassionato di archeologia”, come talvolta viene sbrigativamente definito, ma fu una personalità molto più complessa.

Ricoprì per vari anni la carica di Censore Reale, un ruolo che nella cattolicissima Francia era davvero inusuale per un uomo di fede protestante. Fu presidente del Musée, una società letteraria parigina. Fu amico degli enciclopedisti Diderot e D'Alembert, degli scienziati Franklin e Lalande, dei teorici della rivoluzione Danton e Desmoulins, dell'eroe dell'indipendenza americana La Fayette, tutti adepti come lui della Loggia massonica Les Neuf Soeurs, che egli diresse per due anni. Court de Gebelin fu anche affiliato all'Ordre des Philalèthes, una società paramassonica tra i cui scopi vi era quello di trovare nei riti della Massoneria i rapporti con le antiche dottrine esoteriche.

Queste poche informazioni sono sufficienti a spiegare quanto peso avessero sugli intellettuali francesi le opinioni di Court de Gebelin. Infatti, quando egli annunciò la pubblicazione dell'enciclopedia Monde primitif, analisé et comparé avec le monde moderne, trovò subito un sufficiente numero di sottoscrittori che si impegnarono ad acquistare copie dei volumi, il primo dei quali fu stampato nel 1773. Il titolo di quest'opera si basa sulla credenza, diffusa non soltanto in ambienti massonici, che all'origine dei tempi fosse esistita una “Età dell'Oro” in cui l'umanità aveva un solo linguaggio, una sola religione e identiche usanze, semplici e pacifiche. Quel mondo sarebbe poi degenerato moralmente, nel corso dei secoli, fino a compiere quell'atto di orgoglio, la costruzione della Torre di Babele, punito da Dio con la confusione delle lingue. Dunque, tra le ambizioni della Massoneria vi era pure quella di ritrovare la lingua perduta e di ricostruire la religione primitiva che sarebbe stata il fondamento di una nuova Età dell'Oro. Poiché la civiltà egizia era unanimemente considerata la più antica del mondo, proprio sull'Egitto si concentrò l'interesse maggiore dei massoni.

In sostanza l'enciclopedia di Court de Gebelin consiste nello studio comparato di miti, principalmente egizi e greci, racconti biblici, nomi di persone e di città, radici linguistiche, geroglifici, emblemi, dipinti, monumenti e quant'altro potesse servire a dimostrare la presunta unità culturale del mondo primitivo. Oggi questa teoria è considerata assurda, come la maggior parte delle affermazioni di Court de Gebelin, e infatti Monde primitif sarebbe completamente dimenticato se non fosse per un articolo apparso nell'ottavo volume (Parigi, 1781), in cui si parla della riscoperta del mitico Libro di Thot e del suo rapporto con il gioco dei Tarocchi. L'articolo Du Jeu des Tarots comincia descrivendo la “sorpresa che causerà la scoperta di un libro egizio”:

Se ci apprestassimo ad annunciare che, ai nostri giorni, sussiste un'Opera degli antichi Egizi sfuggita alle fiamme che hanno distrutto le loro superbe biblioteche, un'Opera che contiene la più pura dottrina degli Egizi, chi non sarebbe impaziente di conoscere un Libro tanto prezioso, tanto straordinario! E se aggiungessimo che questo Libro è molto diffuso in gran parte dell'Europa, che da secoli va per le mani di tutti [...] riguardato come un mazzo di strane figure prive di senso! Chi non penserebbe che scherziamo o che vogliamo approfittare della credulità degli ascoltatori? E tuttavia quanto sostengo è rigorosamente vero: questo Libro egizio, il solo rimasto delle loro superbe Biblioteche, esiste ai nostri giorni, e ciò che è più stupefacente, esso è talmente comune che nessuno, prima di noi, ne aveva intuito l'illustre origine. [...] Questo libro è il Gioco dei Tarocchi.

Dunque, il letterato francese sosteneva di essere stato il primo a indicare l'origine egizia dei Tarocchi e per dare più forza alle sue affermazioni raccontò di avere praticamente ignorato l'esistenza di queste carte fino al giorno in cui era andato a trovare un'amica che egli trovò intenta a giocare a Tarocchi con alcune dame. Incuriosito dalle strane figure le osservò meglio e ne comprese il vero significato: “in un quarto d'ora tutto il mazzo venne sfogliato, spiegato, dichiarato egizio”.

il carroL'articolo prosegue descrivendo il rapporto dei vari Atous, termine usato dai giocatori francesi per indicare i Trionfi, con la religione egiziana. Per esempio, nella carta del Diavolo (XV) vide Tifone, il mostro che annualmente uccide il dio solare Osiride, riportando così l'inverno sulla terra. Nella figura del Carro (VII) vide Osiride trionfante in seguito alla risurrezione provocata dalle lacrime della moglie Iside. Nella Luna (XVII) vide Iside intenta a versare le lacrime che all'inizio dell'estate provocano le fertili inondazioni del Nilo.

Per dare una misura all'assurdità di queste affermazioni basti pensare che Court de Gebelin non prese come riferimento i Tarocchi più antichi, cioè quelli viscontei dipinti nel Quattrocento, ma una loro derivazione, cioè i Tarocchi marsigliesi. E ancor più assurde sono le fantasticherie linguistiche contenute nella seconda parte dell'articolo, dove il Maestro massone pretese di mostrare “alcuni nomi orientali” presenti nei Tarocchi. Per prima cosa affermò che il nome di queste carte, composto dai termini Tar e Ros (a suo dire di origine egizia) significherebbe “sentiero reale della vita”. La parola Matto verrebbe da Mat, cioè ucciso, incrinato; difatti “i folli sono sempre rappresentati con il cervello fêlé” (sic!). Invece Bagatto deriverebbe da Pag e Gad, traducibile con “Signore del Destino”. Sono tutti termini che, in realtà, non hanno alcun rapporto con l'antica lingua egiziana. A quell'epoca i geroglifici erano ancora indecifrati e la maggior parte delle tombe egizie giaceva sotto la sabbia; tuttavia i giochi linguistici di Court de Gebelin erano destinati a suscitare una forte suggestione nei lettori.

 

Giordano Berti


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