CHIESA CATTEDRALE DI SAN PANTALEONE

CHIESA CATTEDRALE DI SAN PANTALEONE

Ravello
CHIESA CATTEDRALE DI SAN PANTALEONE

In questo edificio sacro è conservato e venerato il sangue del vescovo Pantaleone, torturato ed ucciso durante la persecuzione anticristiana del 305, precisamente il 27 luglio, giorno che da allora indica la festività canonica del Santo.

Come avviene per il sangue di San Lorenzo e di San Gennaro, anche il sangue del santo martire Pantaleone diventa prodigiosamente liquido e brillante, mutando consistenza e colore da come è conservato usualmente. Però, a differenza delle predette manifestazioni ematiche, la liquefazione di questo sangue non avviene a cadenze fisse né con le stesse modalità.

In effetti il fenomeno può durare soltanto alcuni giorni o perdurare per interi mesi, tanto che diviene impossibile formulare ipotesi in termini scientifici sull’eccezionale evento.

Inoltre c’è da dire che la piccola ampolla di vetro che contiene il sangue, a differenza di quanto avviene circa i contenitori degli altri liquidi sanguigni prodigiosi, non è toccata né agitata da alcun officiante in alcuna maniera: il fenomeno avviene spontaneamente, senza concorso delle preghiere dei fedeli e di particolare situazioni psichiche collettive che ne derivano, nonché in tempi del tutto improvvisi.

La liquefazione del sangue di San Pantaleone è pertanto un mistero contenuto dentro un più vasto complesso di enigmi.

Ad iniziare dalla biografia stessa del santo la cui vita, stando alle tradizioni popolari, sarebbe finita e poi ripresa per tre volte.

Sarebbe nato a Nicomedia, nell’attuale Turchia, ed avrebbe abbracciato la fede cristiana inculcatagli della madre Ecuba.

Avrebbe esercitato la professione medica con grande successo, ma posto dalle autorità romane della sua città di fronte alla scelta di rinnegare la propria fede o di morire, Pantaleone avrebbe deciso per il martirio.

Fu colpito al cuore da una lancia di un soldato, ma miracolosamente si sarebbe rialzato pronunciando passi dell’evangelo di Matteo. Poi sarebbe stato strangolato fino alla fine del respiro, ma altrettanto prodigiosamente sarebbe "resuscitato" dopo poche ore proferendo alcuni passi dei salmi biblici, poi ancora sarebbe stato gettato in un otre di olio bollente da cui sarebbe riemerso illeso.

Alla fine gli aguzzini decisero di decapitarlo. Così avvenne. Dalla sua testa mozzata sarebbe uscito latte e tanto sangue da irrorare un orto intero, la cui erba crebbe con prodigiosa vigoria.

Un'altra leggenda narra che alcuni malati presenti al momento del martirio, tra i quali uno storpio dalla nascita, avessero raccolto il sangue di Pantaleone e se lo aspersero addosso rimanendo guariti prodigiosamente.

Altri avrebbero raccolto il sangue del santo martire in un contenitore che, dopo innumerevoli peripezie, avrebbe raggiunto la città di Ravello e di poi qui conservato nell’ampolla con devozione e sacra deferenza.