|

Glastonbury, Inghilterra CHIESA
ABBAZIALE
|
La mitica abbazia di Glastonbury, situata nel territorio inglese
dell'antico Galles, fu teatro di una serie di tradizioni storiche
ed allegoriche, fantastiche e paranormali, che agli inizi del XX
secolo riportarono l'attività di medium spiritici e di eminenti
rappresentanti della cultura archeologica del tempo.
Avvenne dunque che nel 1909 il reverendo Frederick Bligh Bond,
eminente archeologo del periodo britannico vittoriano, avesse ricevuto
l'incarico dai rappresentanti della Chiesa Presbiteriana d'Inghilterra
di restaurare l'antica abbazia benedettina della città di
Glastonbury già caduta in rovina.
Per conoscerne più approfonditamente la storia e per agevolare
certi sopralluoghi ambientali, Bond si rivolse all'esperienza medianica
di un suo amico, il capitano John Alleyne, che in quegli anni stava
entusiasmando i circoli spiritici di mezza Inghilterra.

Il capitano ricevette alcuni messaggi in rozzo latino medievale
dai presunti spiriti di monaci che avevano abitato l'abbazia tra
l'undicesimo e il sedicesimo secolo. In particolare da parte di certo
fra' Johannes Bryant, che sarebbe vissuto nel posto fino al 1534.
Indubbiamente i messaggi ottenuti permisero a Bond di portare
alla luce le fondamenta di antichi caseggiati che contornavano il
complesso abbaziale, della cosiddetta “cappella di Herlerwin” nonché
di una cinta muraria fatta edificare dall'amministrazione normanna.
Di tutte queste costruzioni non se ne conosceva nemmeno una vaga
possibilità di esistenza.
In seguito, attraverso l'opera di un'altra medium, la signora
Ester Dowden, si pretese di aver scoperto che nel luogo fossero situati
i sepolcri di mitici sovrani bretoni, tra i quali le tombe di re
Artù, della moglie Ginevra e del loro figlio primogenito.
La notizia della scoperta di sepolcri di personaggi fino allora
considerati leggendari, provocò la reazione della Chiesa Presbiteriana
la quale, dopo alcuni anni di dispute accanite, sollevò definitivamente
Frederick Bond dalla direzione dei lavori.
Terminò in questo modo un'esperienza unica della storia
britannica, il cui suggestivo mistero coinvolse emotivamente la società
inglese del tempo. In tempi successivi, sulle vicende davvero accadute,
prese origine una serie di racconti fantastici che molto poco ebbe
a che vedere con quanto era accaduto realmente.
Tra questi racconti si ricordano “Il ritorno di Giovanni”, “Vita
di Ugo di Avallon”, “Vita dell'abate Ailnoth”, “La visione di Mathias”,
“La rosa miracolosa”, “Re Artù e la cerca del Santo Graal”.

|