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La chiesa di San Ciriaco è stata innalzata
alla importanza di chiesa principale del capoluogo marchigiano. Prende
in nome da un santo vescovo di origini armene, Ciriaco, martirizzato in
Ancona nel secondo secolo ed elevato alla dignità di patrono della
città. Si dice che il supplizio fosse costituito in una colata
di piombo fuso introdotta nella gola. Il duomo di
San Ciriaco attualmente funge anche da cattedrale, è sede
ufficiale dell'arcidiocesi ed è una delle chiese medievali più
interessanti d'Italia. Le strutture edilizie sono state più di
una volta rimaneggiate ed abbellite. L'ultimo consolidamento strutturale
è avvenuto mediante un amplio restauro effettuato dopo il sisma
del 1972 che distrusse gran parte del centro storico di Ancona.

La storia della chiesa è strettamente connessa all'opera di
evangelizzazione intrapresa dal vescovo Primiano, che fu successivamente
vittima della persecuzione cristiana di Diocleziano e Massimiano nell'anno
303. La libertà di culto concessa ai cristiani da Costantino il
Grande e la conferma della liberalizzazione attuata dagli imperatori Graziano
e Teodosio, permisero ai cristiani della comunità di Ancona di
edificare un proprio edificio di culto dedicato alla memoria di Santo
Stefano protomartire. Di questa chiesa anconetana fece cenno Sant'Agostino
di Ippona nella celebre omelia della Pasqua dell'anno 425. Tuttavia la
primitiva comunità cristiana di Ancona costruì un'altra
chiesa all'interno delle mura cittadine e sulla altura più prominente
della città, il cosiddetto Colle Guasco, dove attualmente è
situato, appunto, il duomo di San Ciriaco.
La chiesa fu completata in un periodo di tempo assai lungo, tra il
decimo e la prima metà del tredicesimo secolo. In origine venne
edificata sui resti di una basilica paleocristiana dedicata al culto di
San Lorenzo la quale, a sua volta, era stata eretta sulla pavimentazione
di un tempio pagano intitolato a Venere Euplea, la protettrice greca della
navigazione propizia. Le circostanze storiche e archeologiche sono state
definitivamente accertate nel corso degli scavi nei sotterranei della
chiesa avvenuti nel 1948. Inizialmente il sacro edificio era formato da
tre navate, con l'ingresso posto a sud est. Negli anni compresi tra il
998 e il 1015 fu costruito un nuovo impianto edilizio, pur mantenendo
la struttura a tre navate del fabbricato. Nel
1017 furono trasferiti all'interno della chiesa i resti mortali dei santi
Ciriaco e Marcellino, dove tuttora sono conservati nella cripta
insieme alle spoglie di San Liberio e Santa Palazia. Tra il dodicesimo
secolo e la prima metà del tredicesimo, furono eseguiti importanti
lavori di abbellimento. Con la nuova ristrutturazione l'ingresso venne
trasferito ad ovest e fu conferita alla struttura la caratteristica pianta
a croce greca. Un ulteriore restauro fu apportato soltanto nel 1883, e
successivamente nel 1815. Quest'ultimo si rese necessario per i gravi
danni causati da un cannoneggiamento dal mare da parte della flotta austro
ungarica compiuto durante il primo conflitto mondiale. I bombardamenti
aerei anglo americani nel 1943 apportarono altri danni alla chiesa, come
altri ancora furono causati dal violento sisma cittadino del 1972. Il
duomo di San Ciriaco fu chiuso al culto per cinque anni. Fu riaperto alle
devozioni dei fedeli nell'autunno del 1977 totalmente rinforzato.
Gli interni della chiesa di San Ciriaco costituiscono
un esempio stupefacente di fusione tra arte romanica, gotica e bizantina.
La facciata è preceduta da una grande scalinata, sopra cui si apre
un protiro in stile gotico-romanico ed un arco a sesto acuto sorretto
da quattro colonne. Quelle anteriori poggiano su due grandi sculture di
leoni in granito rosso, mentre le posteriori sulla pavimentazione. Il
portale è anch'esso in stile gotico-romanico. La costruzione risale
al 1230 circa, e sarebbe opera di Giorgio da Como, un artista assai prolifico
nel Medioevo marchigiano. La cupola è anch'essa del tredicesimo
secolo. Fu innalzata nel punto di incontro delle braccia della pianta
su di uno schema dodecagonale presumibilmente dall'architetto Margheritone
da Arezzo, e conferisce all'intera costruzione una forma di armonia austera
ed elegantissima. Il campanile della chiesa è isolato dal corpo
centrale dell'edificio. Fu innalzato nel 1314, successivamente ristrutturato
nel 1915 e nel 1975.
All'interno del duomo, nell'abside destra,
è conservato il dipinto miracoloso della “Vergine di tutti i santi”.
La tela è stata trafugata nel dicembre del 1936, ma recuperata
dopo pochi mesi ad Albano Laziale e ricondotta nella sua sede usuale nel
gennaio del 1937. Il dipinto possiede una storia tutta particolare. Pur
essendo di fattura assai pregevole, non se ne sconosce l'autore. La tradizione
dice che il dipinto fu donato al vescovo di Ancona da un facoltoso mercante
veronese intorno al 1620, come adempimento di un voto di scampato pericolo
dal mare in tempesta. Si sa per certo che già dalla seconda metà
del diciassettesimo secolo il dipinto fosse stato oggetto di forte venerazione
da parte della popolazione anconetana.
Sul finire del diciottesimo secolo, precisamente il 25 giugno 1796,
mentre era in atto l'invasione delle armate di Napoleone Bonaparte nelle
Marche, l'immagine della Madonna raffigurata avrebbe compiuto un miracolo
rimasto celebre in Italia: quel giorno, mentre il popolo era riunito in
chiesa per una funzione religiosa, gli occhi della Madonna iniziarono
prodigiosamente a muoversi e a roteare velocemente su se stessi. Il fenomeno
si ripeté con frequenza nei giorni successivi, tanto che lo stesso
Bonaparte ne fu messo al corrente mentre transitava in città. Il
futuro imperatore volle sincerarsi personalmente del fenomeno soprannaturale,
ordinando che la tela fosse condotta alla sua vista. I racconti non sono
precisi su quanto fosse avvenuto nella circostanza, ma si dice che Napoleone
si fosse alquanto turbato alla vista del quadro, che avesse ordinato la
restituzione delle spogliazioni effettuate dai suoi militari nel duomo
e nelle chiese di Ancona, ed avesse revocato l'ordine di fucilazione per
sette patrioti antifrancesi locali. L'episodio tuttavia possedette un
risvolto politico: alcuni giorni prima era stato firmato un accordo che
prevedeva la cessione alla Francia delle città di Bologna, di Ferrara
e di Ancona. Per questo motivo il prodigio della Madonna fu inteso dalla
popolazione come un intervento divino di protezione sulla città.
Il prodigio degli occhi si ripeté anche dopo il passaggio di Napoleone.
In questa occasione furono approntati studi e analisi sulla tela. Venne
istituita una commissione di studio per giustificare l'evento, composta
dai migliori pittori marchigiani del periodo e da alcuni dottori esperti
in fisica inviati dalla Santa Sede di Roma. Il prodigio si ripeté
durante le analisi, ma gli esperti non riuscirono a fornire una spiegazione
naturale al fenomeno mariano.
Oltre al dipinto della “Vergine di tutti i santi”, all'interno di San
Ciriaco è conservato un grande crocifisso ligneo di pregevolissima
fattura. Si dice che la scultura sia databile verso la prima metà
del secolo quattordicesimo. La tradizione locale vuole che nel corso del
‘500 l'immagine avesse operato miracoli di guarigione tra i fedeli. Le
leggende probabilmente concernono l'origine stessa del simulacro sacro.
Infatti tra le leggende locali è ben noto il fatto legato a certo
Gualdino Sinoli, un ricco armatore veneziano che aveva contratto la malattia
della lebbra nella città di Costantinopoli. Di ritorno dall'Oriente,
questi si sarebbe fermato a pregare ai piedi del crocifisso del duomo
di Ancona affinché i suoi tormenti venissero leniti. Nel mentre
che pregava le sue piaghe sarebbero sparite prodigiosamente in pochi minuti.
Gualdino sarebbe entrato successivamente nell'ordine dei frati francescani,
al tempo tenutario della cappella del crocifisso, morendo vecchio ed in
odore di santità.

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