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Questo edificio sacro che costituisce la chiesa cattedrale del capoluogo
ligure, è una delle massime espressioni nazionali d’arte gotico-romanica.
Iniziarono ad edificarla all’inizio del XII secolo, ma sembrò che
la sua ultimazione non dovesse avere mai fine. Problemi di ordine politico
ed economico, nonché misteriosi incidenti capitati durante le fasi
di costruzione ne rallentarono il completamento secondo gli iniziali progetti.
C’è da dire tuttavia che alla lunghezza della lavorazione sia
direttamente proporzionale la bellezza architettonica del tempio, e quella
atmosfera di densa religiosità, e nel contempo di intimità
spirituale, che caratterizza la cattedrale genovese. Il tempio è
l’unica chiesa italiana nella quale, a maggior ragione che per altre,
si dice sia conservato il Sacro Graal. Infatti vi è esposto
il cosiddetto "santo catino", in cui si dice si
sia bagnate le mani Cristo nel corso dell’Ultima Cena e dove avrebbe istituito
il sacramento dell’eucarestia.
La reliquia è di vaga forma esagonale, è di vetro verde
e si dice che operi prodigi. La tradizione religiosa popolare ha pertanto
identificato questo sacro reperto con la mitica coppa del Graal.
Sempre stando alla tradizione, sarebbe stato trasportato a Genova dal
nobile condottiero Guglielmo Embriaco di ritorno dalle Crociate in Terra
Santa. Il catino fu trafugato dalle truppe napoleoniche d’invasione nei
primi anni dell’ 800. Nel 1816 venne restituito ridotto in pezzi alle
autorità ecclesiastiche genovesi e alla cittadinanza purtroppo.
Fu restaurato e analizzato soltanto nel 1950, e gli archeologi che compirono
gli studi datarono la reliquia intorno al primo secolo dopo Cristo.
Un altro enigma della cattedrale di Genova riguarda la statua di un
personaggio misterioso che compare sul lato destro della facciata, come
se il simulacro stesse a costituire un’allegoria della pietra angolare.
Il personaggio è figurato nell’atto di reggere un disco trapassato
al centro da un’asta.
Alcuni commentatori lo hanno identificato con l’emblema della massoneria
primitiva, altri con l’allegoria di una scienza, altri ancora con un saraceno
di nome Moammad convertito e poi diventato santo (San Maometto).
Tuttavia, per il popolo genovese l’immagine raffigura soltanto un arrotino.

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