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Il 29 giugno di ogni anno, festività
dei santi apostoli Pietro e Paolo, nella chiesa madre di Galatina,
cittadina del Salento, si svolge una misteriosa celebrazione. E’ il festeggiamento
delle “tarantolate”, una cerimonia particolarissima dove antiche
credenze pagane e stati estatici collettivi, fenomeni di possessione e
coinvolgimenti emotivi delle persone che assistono, si concentrano per
dare vita a un complesso di manifestazioni forse uniche nel mondo le quali,
sotto un determinato aspetto, ricordano i cerimoniali vudù del
centro America.
Narrano le leggende che San Paolo, che come è noto è
invocato contro il morso degli animali velenosi, fosse arrivato a Galatina
a seguito di un naufragio e che avesse trovato aiuto da una famiglia del
posto. Per ringraziarla della carità ricevuta, il santo avrebbe
donato alla famiglia e ai suoi discendenti la capacità di guarire
le persone dagli effetti dei veleni dando loro da bere l’acqua del pozzo
dell’abitazione.
Intorno alla piccola cisterna successivamente venne costruita la chiesa
dedicata al culto dei santi Pietro e Paolo. Qui, da tempi immemorabili,
è usanza condurre i cosiddetti “tarantolati” (o “tarantati”), ovvero
le persone in preda a strani disturbi nervosi causati secondo la credenza
popolare dal morso di un ragno, della così chiamata tarantola.
In una atmosfera tesa e nervosa, i tarantolati in preda a convulsioni
vengono trascinati, spesso contro la loro volontà, al pozzo di
San Paolo ed obbligati a berne l’acqua. L’atto generalmente sortisce un
effetto calmante immediato e quindi una guarigione che, per folclore popolare,
è considerata prodigiosa. E’ questo un rituale che va avanti da
secoli e che racchiude molti e complessi aspetti fenomenici, nel loro
insieme oggetto del tutto singolare di studi antropologici e di analisi
scientifiche.

Nel 1959 l’esimio etnologo Ernesto De Martino descrisse le esperienze
dei tarantolati nel libro rimasto celebre “La terra del rimorso”, giungendo
alla conclusione che in questo tipo di manifestazioni si sovrappongono
valenze simboliche e ritualismi che superano di molto gli ambiti della
scienza.
Inoltre, nello svolgimento delle manifestazioni, sarebbe riconoscibile
un retaggio culturale tipicamente pagano che affonda le radici nel “menadismo”,
ovvero nella situazione in cui le persone erano invasate da una sorta
di furore sacro che si manifestava con movimenti incontrollati ed esasperati.
Un altro aspetto da considerare sarebbe quello demoniaco, pertanto
esorcistico: la forza spirituale del sacro, simbolizzata dall’acqua del
pozzo, restituisce ordine ed equilibrio dove il male ha sconvolto la persona
e la collettività.
Il fenomeno dei tarantolati, attualmente diffuso in Italia soltanto
nel Salento e con valenze essenzialmente di folclore, fu molto diffuso
in molti territori del meridione. Prova ne sarebbe la nota danza popolare
chiamata “tarantella”.
Ideata nella zona di Napoli, i movimenti frenetici dei ballerini di
questa danza mimano la frenesia dei tarantolati. Inoltre di recente si
sono costituiti gruppi di danza popolare salentina che propongono specificatamente
movenze e significati sacrali al ritmo agitato della cosiddetta “taranta”.

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