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Una chiesa abbaziale fu edificata nelle forme gotico-cistercensi
tra il 1224 e il 1288 nei dintorni del centro abitato di Chiusdino, in
territorio senese. L’edificio successivamente subì gravi e reiterati
processi di rovina edilizia, contro i quali non furono posti rimedi per
motivi politici e campanilistici.
La distruzione del tempo, lenta e graduale, iniziò nel XVI secolo.
Due secoli più tardi la chiesa era giunta allo stato di smembramento
quasi completo, pressappoco com' è oggi. Della struttura, un tempo
magnifica ed imponente, rimangono in piedi soltanto le pareti laterali
e alcuni ruderi dell’abside centrale. Nonostante che si presenti in totale
disuso, la chiesa abbaziale conserva un fascino sorprendente. La suggestione
deriva dalla bellezza del paesaggio circostante, ma soprattutto dalle
leggende connesse al luogo, dai fantastici racconti che affondano le radici
nella mitica saga epica di Re Artù.
Peraltro a poca distanza dalle vestigia abbaziali sorge la chiesa di
San Galgano.
La tradizione popolare sostiene che un nobile e cavaliere del luogo,
Galgano Guidotti, in disdegno alle guerre e alle violenze molto frequenti
negli anni del Medioevo, avrebbe infisso la propria spada nella fenditura
di una roccia, ed avrebbe preso a condurre una santa vita di eremita.
La spada è rimasta li conficcata per secoli. Sprofondata nella
pietra, ad eccezione dell’elsa, appare anche oggi ai fedeli e ai turisti
che rendono omaggio alla memoria di Galgano.
La spada infissa evoca inequivocabilmente i racconti di Artù
il quale, per diventare re, dovette estrarre una spada prodigiosamente
conficcata in un masso. Il mito cavalleresco della “Tavola Rotonda” e
delle imprese dei paladini arthuriani tesi alla cerca del Graal, riecheggia
costantemente nelle leggende sorte sulla vita di Galgano.
D’altronde anche il suo nome ricorda quello di uno dei cavalieri arthuriani,
Galvano (in gergo anglosassone Galvein o Gwein), tanto che è lecito
supporre che le tradizioni sulla vita e sulle gesta del cavaliere eremita
senese non siano altro che rifacimenti locali dei racconti del cosiddetto
“ciclo bretone”, diffusi in tutta Europa nello stesso periodo in cui sorse
il mito locale di San Galvano.
Il Guidotti fu fatto santo nel 1185, e quello che è considerato
il suo cranio è venerato nel “Museo dell’Opera Metropolitana” di
Siena. Nella chiesa di San Galvano di Chiusdino, invece, sono conservati
i resti di due mani che, secondo la leggenda, sarebbero state morse e
staccate dal braccio dal lupo amico del santo a due sicari che avevano
dato fuoco alla povera capanna in cui Galgano viveva.
Intorno a questi macabri reperti sono sorti racconti tenebrosi: si
dice che nella ricorrenza della festività del santo, il 12 novembre,
queste ossa scheletrite si animino, e che lamenti di provenienza misteriosa
riecheggino all’interno del piccolo templio per ricordare a tutti la punizione
divina per i peccati commessi.

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