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Nella Chiesa del Volto Santo, gestita dai Frati
Cappuccini del convento adiacente, si conserva e si venera un velo misterioso
sul quale è impresso il volto di Gesù Cristo, così
come si sarebbe presentato durante la passione.
Secondo la leggenda il sacro telo, che in termini cultuali prende nome
di "mandilyon", sarebbe
stato consegnato nel 1506 da un essere angelico sotto le sembianze di
un viandante a tale Giacomo Antonio Leonelli di Manoppello.
Si tratterebbe dunque di un'immagine Acheropita, ovvero non fatta da
mani umane. Difatti il volto santo riprodotto, sottoposto a esami accurati,
dimostra alcune stranezze chimiche e fisiche.
Appare come una sorta di diapositiva fotografica
a colori se viene osservata da alcuni metri di distanza, ma avvicinando
la vista l'immagine sembra diventare diafana per poi scomparire del tutto
se la si osserva da molto vicino.
Nel 1999 il professor Heinrich Pfeiffer, docente di storia d'arte cristiana
all'Università Gregoriana di Roma, ha eseguito ulteriori accurate
analisi sull'immagine.
E' pervenuto alla conclusione che il velo di Manoppello costituisca
la "veronica" (vera icon, vera immagine) del volto di Cristo,
non dipinta ma impressa per prodigio sulla stoffa.
La festa solenne del volto santo si celebra nella chiesa la terza domenica
di maggio di ogni anno, ed attira nel luogo una moltitudine sempre più
consistente devoti

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