LA GRAVITAZIONE

Dal momento della domanda (di una “azione” astrale non su dei geni ma eventualmente sulla loro espressione o sul tempo di quest’espressione, (si sono viste le complessità che vi presiedono, come quella dei fenomeni biochimici in caduta), alla risposta il passo è breve osiamo, dunque, questo tipo di domanda.

[Philippe LECONTE, in Suzel Fuseau-Braesch. Pour l’astrologie. Réflexions d’une scientifique. Albin Michel, 1996, p.94]

 

La gravitazione, problema centrale della fisica contemporanea

La gravitazione costituisce la seconda componente del segnale planetario, componente, dunque, l’interferenza con la radiazione termica richiede di essere spiegata.
Dopo Einstein, perlomeno, la gravitazione contraria molto gli scienziati: pur  constatando che i corpi massicci sono attratti tra loro, non si conosce bene il perché. Normalmente per le altre interazioni fondamentali (elettromagnetica, nucleare forte, nucleare debole), le “forze d’attrazione e di repulsione” si manifestano mediante  particelle in parte ben identificate. Per la gravitazione, si emette l’ipotesi che esistano delle particelle chiamate gravitoni, ma nessuno le ha mai viste. Per questa ragione (e per altre), la gravitazione fa un po’ macchia nella fisica contemporanea e non si sa molto bene come integrarla ad una rappresentazione scientifica unificata dell’universo.

L’interazione gravitazione/radiazione termica

Prima di tutto, come potrebbe la gravità interagire con la radiazione termica dei pianeti? La gravitazione non è una forza che si sovrappone allo spazio-tempo passivo ma al contrario, una distorsione dello spazio-tempo stesso. Un campo gravitazionale è una “curvatura” dello spazio-tempo (11)”
Nella radiazione ottica, si utilizza dopo Einstein (1906) la nozione di fotone, che è una particella di luce. E, dopo la meccanica quantistica, si sa che ad ogni particella è associata un’onda, la cui intensità è uguale alla probabilità di presenza di questa particella (12).
Per il momento tre ipotesi, e dunque tre direzioni di ricerca, possono essere avanzate per spiegare l’interazione della gravitazione con la radiazione termica dei pianeti.

..La prima ipotesi è basata sui rapporti quantitativi, tra la curvatura dello spazio-tempo ed il fenomeno ondulatorio che costituisce la radiazione ottica; se i loro valori quantitativi presentano fra loro delle relazioni armoniche, se esse sono “commensurabili” (13), i due fenomeni possono comporsi, entrare in risonanza, reciprocamente attenuarsi o amplificarsi.

..La seconda ipotesi pone l’accento sul lato corpuscolare del fotone. “il movimento di una particella in un campo gravitazionale non dipende che dal suo sito” vale a dire dalle proprietà dello spazio e del tempo... Dal punto di vista della teoria d’Einstein, si afferma che una particella obbedisce ad un’equazione geodetica: la particella prende il cammino più corto nello spazio-tempo curvo” (14)
Un geodetico è così la generalizzazione agli spazi curvi del concetto di linea retta (15). Di conseguenza, delle perturbazioni possono essere apportate alla radiazione in funzione del grado di curvatura della geodetica. Inoltre, non bisogna dimenticare che è lo spazio-tempo che è curvato, e non solo lo spazio. Ora, “infatti, la curvatura temporale è molto più forte della curvatura spaziale a causa del gran valore della velocità della luce che è la grandezza che lega la scala dello spazio a quella del tempo” (16). E così, vicino alla Terra  la curvatura dello spazio è così debole che non si può rivelare con delle misure statiche, in compenso la nostra corsa in avanti nel tempo è così rapida che nelle situazioni dinamiche, la curvatura è percepibile (17). L’interesse di questo approccio è che precisamente la Terra, essendo in movimento, ed anche i pianeti, noi siamo in una situazione dinamica e, dunque, che la curva del tempo è accentuata, potendo con la stessa modificare le modalità di propagazione e di ricezione delle radiazioni ottiche planetarie. In sovrappiù, questo punto di vista taglierebbe corto agli argomenti secondo i quali una massa immobile (ad esempio una Tour de La Défense) avrebbe sui parigini un effetto gravitazionale molto più forte di Giove, in ragione della distanza di quest’ultimo dalla Terra (8), in effetti, non solo la Tour de La Défense non emette alcuna particolare radiazione che sia compatibile con le lunghezze d’onda dell’infrarosso umano, ma la sua immobilità la esclude subito da ogni possibilità di far variare il campo gravitazionale. Infine, aggiungiamo che il recettore ha bisogno di memorizzare un ciclo di variazione per allineare i suoi propri ritmi sul segnale e che, priva di movimento, la Tour de La Défense non può generare alcun ritmo memorizzabile. Infine, quest’argomento “architetturale” presuppone che la gravitazione che gioca in astrologia possieda la medesima intensità di quella che gioca nella scala della materia osservabile. Vedremo che questo punto di vista non è buono.

..La terza ipotesi si fonda, in effetti, sulle differenze d’intensità della gravitazione secondo i livelli del reale dove essa interviene. Nella fisica classica, “le proprietà ondulatorie delle particelle non si fanno sentire che nella scala atomica, ossia circa 10-8 centimetri, mentre gli effetti della gravitazione non diventano apprezzabili che in scala stellare o cosmica (19).
Ma, secondo la meccanica quantica, “le fluttuazioni gravitazionali non diventerebbero significative…se non a distanze dell’ordine di 10-32 centimetri” (20)
Dopo Planck “la scala della gravitazione quantica è di 1,61 x 10-33 centimetri, il che è 10-21 volte più piccolo del diametro di un nucleo atomico” (21).
Ora, il fisico Lauren Nottale opportunamente ci ricorda che ad ogni scala di lunghezza è associata una scala d’energia. Più la lunghezza è piccola, più l’energia corrispondente è grande e siccome l’energia è legata alla gravitazione (in virtù di E=MC2), una piccola scala, la gravitazione ridiventa dominante.
In questo rimarchevole tentativo di risolvere i problemi posti in fisica dalla gravitazione, Lauren Nottale, ci descrive uno spazio-tempo le cui regole, secondo la scala delle dimensioni, non sarebbero le stesse: dall’infinitamente piccolo alla scala dell’angstrom (10-10m) lo spazio-tempo (quantico) è frattale.
Secondo  quest’ipotesi, “le scale di massa e di lunghezza non sono più direttamente inversate: alla scala di lunghezza di Planck pertanto corrisponde un’energia infinita. Qual è allora la scala di lunghezza che corrisponde ora alla scala d’energia di Planck?
Si crede che sia una scala mille miliardi di volte più piccola di quella dei bosoni che trasportano l’interazione debole. Questa scala è, precisamente, quella della grande unificazione, scoperta in fisica delle particelle. Tale risultato significa che in termini di energia l’unificazione delle tre interazioni fondamentali (elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte) avviene, nel nuovo quadro, con l’energia di Planck, precisamente quella dove la gravitazione diventa dello stesso ordine delle altre forze, per cui l’unificazione delle quattro interazioni non può essere che simultanea”(22)
Per meglio dire, la scala dove la gravitazione esercita un’influenza reale è estremamente piccola ed ogni ipotesi che cerca di presentare un modello dei suoi effetti deve tener conto del comportamento della materia di quella scala. Nello stesso tempo,in questa scala, gravitazione e radiazione sono automaticamente accoppiate, poiché  partecipano a questa unificazione delle quattro interazioni fondamentali. 
Sono, dunque, qui le ipotesi sulle quali conviene lavorare e che  tendono a suggerire come gravitazione e radiazione termica dei pianeti possono interferire.

c) L’influenza della gravitazione sul vivente

Supponiamo che il segnale gravitazione/radiazione pervenga fino al corpo umano in dimensioni quantiche. Quale effetto può produrre sugli atomi di cui è composto il corpo umano?
E per prima cosa, di quali atomi è composto il corpo umano?
A livello più sottile, le molecole che costituiscono la materia vivente, le cellule, i neuroni, gli ormoni, ecc, associano un numero abbastanza ristretto d’atomi: d’idrogeno, carbonio, ossigeno, azoto, fosforo...
Presente dovunque nell’organismo, ivi compreso sotto forma d’acqua, l’atomo d’idrogeno è il più semplice di tutti: un solo protone (elettropositivo) in guisa di nucleo attorno al quale gira un solo elettrone (elettropositivo) in guisa di nucleo attorno al quale gira un solo elettrone (elettronegativo). I legami che forma l’atomo d’idrogeno con altri atomi sono, relativamente, assai fragili e, dunque, facili a rompersi. E’ questa fragilità che permette la maggior parte dei processi viventi, in tutte le scale, in effetti, l’acqua contenuta nell’organismo può giocare il suo ruolo, ad ogni istante, essa può interagire col suo ambiente naturale con dei legami che si fanno e si disfanno pressoché a volontà. Per esempio, le molecole di DNA, costituite da una doppia elica, non potrebbero replicarsi se i due rami che la costituiscono non si distaccassero l’uno dall’altro; ora sono precisamente i legami di idrogeno che legano fra loro le basi del DNA
Sembra che il segnale astrologico possa agire in modo privilegiato sulla stabilità dei collegamenti idrogeno. In effetti, la posizione dell’orbita (od orbitale) dell’elettrone attorno al protone dell’atomo d’idrogeno può variare secondo la quantità di energia ricevuta al loro livello. Cosi, per questo atomo d’idrogeno, esiste un livello di energia minima (“fondamentale”); se l’atomo è eccitato (vale a dire se l’elettrone se ne va a girare alla maggior distanza dal protone), la sua energia è superiore.Se l’atomo è ancora più eccitato, l’elettrone e- si separa decisamente dal protone H*, che è libero. Si dice allora che l’atomo è ionizzato.
E’ chiaro che i livelli d’eccitazione e a maggior ragione, la ionizzazione di un atomo d’idrogeno, hanno delle conseguenze significative, al suo livello, sui collegamenti che esso può costituire, o che va a costituire con altri atomi.
Ebbene, l’atomo d’idrogeno può essere eccitato o ionizzato mediante delle energie quantiche. E, dopo essere stato eccitato, l’atomo può ritornare al suo stato basale con transizioni dirette o successive che s’accompagnano ad una emissione di fotoni (dunque una restituzione d’energia (23).
Se quest’eccitazione dell’atomo è legata all’apporto d’energia quantica, di quale energia giustamente si parla? Noi non sappiamo se realmente esistano le gravitazioni previste dalla teoria, e saremmo pertanto in difficoltà nel descrivere le loro proprietà e i modi delle loro interazioni. Questo argomento s’impone, dunque, come una via di ricerca.
Tuttavia, a non voler considerare che la sola curvatura dello spazio-tempo, il solo fatto che essa esista, comporta delle conseguenze energetiche: “la curvatura agisce sulla distribuzione spaziale delle fluttuazioni del campo quantico e, tutto come l’accelerazione, induce un’energia di vuoto non nulla. Siccome la curvatura può variare da un punto all’altro, l’energia del vuoto può ugualmente variare, positiva in certi punti, negativa in altri: In ogni teoria coerente, l’energia deve essere conservata. Per il momento ammettiamo che un aumento della curvatura trascini un aumento dell’energia quantica del vuoto. Quest’aumento deve provenire da qualche parte e, così, l’esistenza stessa delle fluttuazioni del campo quantico implica che bisogna disperdere dell’energia per curvare lo spazio-tempo. Ne risulta che lo spazio-tempo resiste alla curvatura, tutto come nella teoria di Einstein (21)
Così, sotto l’effetto della curvatura, vi sarebbe aumento dell’energia del vuoto quantico e quest’energia potrebbe contribuire a far passare l’atomo dallo stato “basale ” allo stato “eccitato”, ne risulta che quando la curvatura domina o scompare, l’atomo può passare dallo stato eccitato allo stato basale, emettendo un fotone.
E’ sempre piuttosto inquietante per un profano sentirsi dire che il vuoto contiene dell’energia. Se il vuoto è veramente vuoto, allora non vi è niente e soprattutto non dell’energia!
Non è pertanto ciò che dimostra l’esperienza. Già nel 1940, il fisico tedesco H.B.G. Casimir, dei laboratori di ricerca della società Philips,  aveva predetto che si poteva estrarre dell’energia dal vuoto quantico. Come? Si pongono in posizione parallela due fogli di metallo perfettamente piatti, non caricati ma conduttori, perfettamente attinenti, molto vicini l’uno all’altro, questo nel vuoto. Se s’immette una forte tensione elettrica tra queste due placche conduttrici, si originano degli elettroni nello spazio che li separa. Questo “effetto Casimir” è osservato in modo sperimentale dal 1994. Esso dimostra, dunque, che sotto l’effetto di una tensione energetica, il vuoto quantico fluttua fino a generare delle particelle. Orbene, la curvatura dello spazio-tempo aumenta l’energia del vuoto quantico (25).
Tutto questo tende a suggerire che le curvature gravitazionali dello spazio-tempo sono in grado di far variare il livello d’energia degli atomi, e particolarmente dell’atomo d’idrogeno, costituente essenziale del corpo umano, per esempio modificando l’equilibrio energetico dei quarks, costituenti del protone (nucleo dell’atomo di idrogeno).
Per uscire da questo mondo vertiginosamente minuscolo, vi sono degli indici che secondo la nostra scala d’osservazione tenderebbero a dimostrare che le variazioni di gravità hanno un’influenza sui tessuti viventi?
Niente di meglio che comparare gli effetti di gravità attenuate (si parla allora di microgravità) e quelli di gravità rinforzate (si può parlare di iper pesantezza o di iper gravità). Come si fa per avvalersi di tali possibilità?
Per esaminare gli effetti della microgravità, s’inviano i tessuti viventi nello spazio a bordo d’una navicella spaziale (le analisi sono allora realizzate dai cosmonauti), e per l’iper pesantezza, si centrifuga più o meno intensamente l’oggetto dell’esperienza.
In certi tessuti vegetali, si è osservato che dei corpuscoli contenenti dei grani d’amido, gli amyloplasti, si spostano all’interno della cellula in funzione della posizione della radice in rapporto al vettore della gravità; si attribuisce quest’effetto a di movimenti di ioni calcium, vale a dire atomi non neutri elettricamente e, dunque, suscettibili di comportarsi differentemente secondo l’energia del campo dove essi ritrovano i cotiledoni di soia rispondono alla gravità ridistribuendo rapidamente il loro ARN. Ma non si tratta in questo caso  che di una risposta e non di un meccanismo.
Per passare agli animali, presso gli anfibi la divisione dell’embrione in foglietti embrionali, (ectoderma, mesoderma, endoderma) avviene sotto l’influenza di fattori di crescita e si pensa che questi processi, particolarmente l’introduzione del mesoderma, potrebbero essere influenzati dalla gravità.
In esperienze di microgravità, si è osservata un’inibizione quasi totale della proliferazione di linfociti umani anche se stimolati da una sostanza propria a favorire la loro divisione, e si è concluso che è in questa scala intracellulare che deve agire la gravità: si è ottenuta un’inibizione d’una sostanza (all’occorrenza un estere di phorbol), il cui ruolo è quello di attivare la proteina kinase C, un enzima intracellulare.
Nelle stesse condizioni, l’inibizione tocca due proto-oncogeni (c-fos e cjun) (geni di differenziazione cellulare implicati nella genesi dei cancri), anche dopo stimolazione delle cellule.
In compenso, al momento delle esperienze di centrifugazione (moderate), l’espressione del proto-oncogeno c-myc è stata aumentata.
Riassumendo, seppur le sperimentazioni siano poco numerose esse rivelano che quando si tratta di cellule umane – il che è ancora più interessante dei geni umani – la microgravità ha piuttosto un effetto inibitore, l’ipergravità un effetto stimolante. Se mettiamo in relazione queste osservazioni con la curvatura dello spazio-tempo, si potrebbe avere da una parte correlazione tra gli stati basali dell’atomo e la debolezza dell’espressione genetica, e dall’altra parte tra gli stati eccitati dell’atomo e l’intensità elevata dell’espressione genetica. (26).
Le forti gravità potrebbero, dunque, indurre un’importante espressione del genoma, il che significa una fabbricazione intensa di proteine (funzioni segnalatrici, costruttrici e riparatrici dei tessuti) e dunque delle sostanze complesse (ormoni, neurotrasmettitori), ecc. mentre le gravità deboli sarebbero in relazione con un’espressione “basale” (= non stimolata) del genoma, e, dunque, un’economia di processi biologici, connessi ad organismi poco provvisti di riserve energetiche e inoltre in equilibrio precario con il loro ambiente. Per questa ragione, questi organismi si trovano in una situazione che favorisce le mutazioni genetiche adattative. In effetti, il confort fisico di cui beneficiano alcune specie viventi –tra cui la specie umana – tende a limitare o a sopprimere i loro processi evolutivi (27).
Per attenerci all’atomo d’idrogeno, i cui legami labili sono alla base di una straordinaria quantità di processi biologici, ridiciamo che i collegamenti idrogeno sono innumerevoli nel DNA avvolto su se stesso, sotto forma di eucromatina (sezione del DNA in filamenti  allentati,  il che permette l’espressione genetica di questo segmento della sequenza) che di eterocromatina (filamenti ripiegati o condensati che caratterizzano i segmenti non attivi). In ogni caso, la modifica dei livelli d’energia degli atomi d’idrogeno non può mancare d’avere delle conseguenze rimarchevoli sull’espressione genica.
Ci si può abbandonare alla stessa osservazione a proposito degli zuccheri (riserve d’energia chimica ad uso del vivente): non bisogna dimenticare che è un tipo di zucchero, il ribosio, che ha imposto il suo nome all’ARN e al DNA, e l’atomo d’idrogeno entra anche nella composizione dei lipidi, di cui una delle numerose funzioni biologiche è quella di partecipare all’architettura delle membrane cellulari che l’atomo d’idrogeno vi sia eccitato e la permeabilità, cioè una delle condizioni del metabolismo, non può mancare di esserne modificata. 
Noi dobbiamo andare fino in fondo a quest’ipotesi. Se le forti gravitazioni hanno per effetto di eccitare l’atomo d’idrogeno fino all’ionizzazione (vale a dire che l’atomo d’idrogeno perde l’elettrone che fino ad allora era in orbita attorno a lui), allora il protone restante diventa disponibile per un nuovo legame presentando ormai una eccedenza elettropositiva, poiché l’elettrone (elettronegativo) non è più lì per compensare quest’eccedenza. E’ rimarchevole il fatto che questa situazione corrisponda alla definizione d’un acido. Dopo Bronsted (1923), un acido è una sostanza che in soluzione acquosa, fornisce, al momento del suo equilibrio di dissociazione, dei protoni H+. All’inverso, una base ed una sostanza che, nelle stesse condizioni, fornisce degli ioni OH-. Tutti gli acidi possiedono, dunque, in comune un elemento: l’idrogeno (28).
Sembrerebbe, dunque, che in un organismo vivente, le forti gravitazioni abbiano di conseguenza: Y nell’acqua che trasporta gli ioni sciolti (vale a dire idrati) d’abbassare il PH (vale a dire d’acidificare), producendo immediatamente una valanga di reazioni biologiche tendenti a neutralizzare questa acidità (omeostasia) Y nelle molecole complesse (es.: aminoacidi, detti amfipolari perché contengono anche una funziona basica amino-NH12), d’attivare la reattività del polo acido e, dunque, per esempio, d’attivare l’espressione del genoma sotto forma di proteine. In effetti, bisogna precisare che negli aminoacidi, è la funzione acida che domina, ora i legami peptidici, base del vivente, hanno luogo quando la funzione acida d’un aminoacido reagisce con l’amina di un altro aminoacido.
Se le funzioni acide diventano più reattive, i tessuti si costruiscono più facilmente. Inoltre, in ambiente acquoso i rafforzamenti del Ph giocano un ruolo considerevole nei comportamenti degli aminoacidi, così anche degli enzimi, mezzi principali delle reazioni biochimiche. Ebbene, l’ATP (adenosina trifosfato), che è un acido forte – e dunque una riserva d’energia – è il motore della replicazione e della trascrizione del DNA. Vi sono, dunque, degli indizi non trascurabili perché esista un legame diretto tra le forti gravità e l’attivazione del genoma. 
Procediamo alla controprova evocando gli istoni: queste sono delle proteine fortemente basiche attorno alle quali si avvolgono i filamenti del DNA (un poco come un filo attorno a delle bobine), nella cromatine: i geni (segmenti di DNA) non possono essere trascritti se le spirali del DNA dissestano il loro avvolgimento e, dunque, si distaccano dalle “bobine” di istoni. E’ dunque chiaro che le sostanze basiche (qui gli istoni) hanno per effetto d’inibire la trascrizione dei geni, e sarebbe pertanto interessante vedere se vi è un rapporto tra le gravità percepite dall’organismo e la potenza inibitrice degli istoni (29)

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NOTE ALLA "GRAVITAZIONE"
11) BRYCE DE WITT, La gravitation quantique, PS, fevrier, 1984.
12) P. MINE, « Optique », in EA, volume Phisique I, p,208.
13) JEAN-PIERRE NICOLA, op. cit.,p.52
14) DANIEL GREENBERGER e ALBERT OVERHALISER, „Le rôle de la gravitation en mécanique quantique“,PS,NC
15) BRYCE DE WITT, aricle cité.
16) BRYCE DE WITT, article cité.
!/), BRYCE DE WITT, article cité.
18) Jean-PIERRE NICOLA, « Lettre ouverte a Jean-Claude Pecker » in Cahiers Conditionalistes, n. 24,1994,p.128
19) DANIEL GREENBERGER e ALBERT OVERHAUSER, article cité :
20) Idem
21) BRYCE DE WITT, article cité.
22) LAURENT NOTTALE, « L’espace-temps fractal », in PS n. 215, septembre 1995,pp.37,41.
23) Pour les valeurs chiffrées et les formules de calcul, voir JEAN-PIERRE NICOLA, Elements d cosmogonie astrologique, ed. COMAC, 1992, pp.47-48
24) BRYCE DE WITT, article cité.
25) BRYCE DE WITT, article cité et ROMAN IKONICOFF, « Voyager dans le temps. Le premier pas », in SV n° 950, novembre 1996, p.72.
26) LAURENCE SCHAFFAR e ALAIN ESTERLE, « La perception cellulaire de la pesanteur », in R N° 237, novembre 1996, p.72.
27) AXEL KAHN, STEPHEN JAY GOULD, IEAN-PIERRE CHANGEUX, HENRI ATLAN, « Nous ne sommes pas de plus intelligents », in SV, n° 910, Juillet 1993.
28) EA, volume Chimie,p.42
29) MICHAEL GRUNSTEIN, „les histones et la régulation des genes », m PS n° 162, décembre 1992, e J. BOUCHARD, «  Les molécules organiques , in EA, volume Biologie I, p.94,p.134
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Abbreviazioni utilizzate nelle note:
EA = Grande Encyclopédie Alpha des Scieces et des Tecniques, ed. Grange Batelère, 1974.
NC = referenza non conosciuta
R= revue La Recherche
SV = revue Science et Vie

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